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1) Le inquietudini dell’uomo d’oggi. Il fondamento antropologico della paura

 

Relatore: Mons. Corrado Pizziolo, Teologo e Vicario Generale della Diocesi di Treviso

 

Cos’è la PAURA? È un’EMOZIONE; la reazione istintiva difronte ad una minaccia per l’individuo; riguarda gli uomini, ma anche gli animali.

Che cosa, allora, differenzia l’uomo dall’animale? La COSCIENZA. La coscienza psicologica (intesa come consapevolezza di sé) e la coscienza morale (intesa come necessità di scegliere, di decidere per compiere e realizzare se tessi).

La paura entra nel formarsi della coscienza, fin dall’inizio e poi via via nel tempo, con la crescita. L’uomo, infatti, lo sappiamo, necessita di tempi lunghi per raggiungere la propria autonomia e autosufficienza. Ma non basta solo il tempo; l’uomo per acquisire la propria identità ha bisogno di alcune condizioni indispensabili. Ha bisogno innanzitutto degli altri: l’IO prende piena coscienza di sé solo difronte ad un TU. E ancora possiamo renderci conto della nostra identità, perché intorno a noi troviamo chi ci accoglie e ci fa oggetto di attenzioni. Le attenzioni ricevute dalla mamma e dal papà, prima di tutto, dalla nostra famiglia ci hanno comunicato un messaggio :”La tua vita è un dono, la tua vita è una cosa bella. Tu sei un dono, tu sei una cosa bella.” La vita, cioè, ci è stata presentata fin dall’inizio come una realtà bella e promettente. Noi tutti abbiamo creduto a questo e così abbiamo cominciato a muovere i nostri passi nella vita. Questa esperienza originaria è l’esperienza che ci ha aperti alla vita come promessa di bellezza e felicità.

Tuttavia, ben presto, finanche da bambini, e poi sempre più crescendo, abbiamo fatto l’esperienza che la vita non sempre mantiene la sua promessa di bene: sono tutte le prove di dolore, fatica e sofferenza grandi o piccole che costellano la nostra quotidianità, fin dalla culla quando il bimbo piange disperatamente temendo che la mamma non arrivi per soddisfare alle sue prime necessità. Dunque, accanto ai messaggi di accoglienza e di promessa di bene abbiamo ricevuto anche messaggi di smentita, di dolore, di fatica. Promessa di bene e dubbio che tale promessa non venga mantenuta sono presenti contemporaneamente nella realtà dell’uomo.  E allora, ci ha forse mentito la nostra mamma nel presentarci la vita come una realtà bella e promettente? No, certamente; la mamma ci ha rivelato la realtà profonda della vita!

Le smentite alla promessa di bene hanno insinuato in noi il DUBBIO, e con esso la PAURA. Paura che quella realtà bella non mantenga la sua promessa di bene.

Il dono della vita, e così anche il suo Autore, non ci appaiono più affidabili.

Tutto questo lo troviamo scritto nel libro della Genesi (3, 1-13), testo sapienziale, che non ci racconta di storia e di scienza, ma che ci restituisce il senso della creazione e della natura dell’uomo quale gli Ebrei, popolo eletto, avevano maturato nel corso delle loro vicende di popolo accompagnato ed illuminato dalla presenza costante di Dio. Qui per la prima volta compare la Paura, quando, udendo la voce di Dio, Adamo si nasconde per timore di mostrarsi nudo difronte a Lui. La prima paura di Adamo è stata, dunque, nei confronti di Dio ed è cominciata con il dubbio ed il sospetto, insinuato dal serpente, che Dio avesse mentito all’uomo circa i frutti dell’albero.

La paura umana, dunque, non è solo reazione istintiva, ma un sentimento che proviamo quando temiamo che un fatto o una persona smentiscano la promessa della vita come realtà bella e promettente.

Difronte alla paura possiamo reagire in due modi: chiuderci in noi stessi e rifiutare la vita ed il suo Donatore; oppure ribadire con forza la nostra fiducia nella promessa. Fin dall’inizio ci troviamo a dover DECIDERE; ossia SCEGLIERE se credere nella vita come dono bello e promettente, oppure come insieme di inganni. E proprio attraverso queste continue scelte nel corso della vita ci “formiamo”; diamo forma, sostanza, identità a noi stessi.

La paura è la situazione nella quale siamo chiamati a rinnovare la nostra scelta di credere nella bontà e bellezza della vita che ci è donata, oppure no. Difronte alle nostre paure non dobbiamo scappare, ma guardarle, dar loro un nome e decidere poi di noi stessi nella direzione della fiducia nella vita e nel Donatore buono della vita.

In tal senso la paura diviene luogo della formazione della coscienza, dove si forma l’identità, poiché difronte ad essa si esercita pienamente la libertà dell’uomo.

Attualmente viviamo un paradosso: l’uomo del nostro tempo che vanta grandi conquiste in campo tecnologico e scientifico, al punto da lasciarsi andare in alcuni casi al delirio di onnipotenza, è però un uomo fragile, vulnerabile e spesso disperato per aver smarrito il senso della vita.

Quali sono le paure dell’uomo d’oggi?

Alcune sono quelle di sempre, la sofferenza, la morte; altre sono nuove, generate proprio dai prodotti della sua stessa genialità. (si veda Giovanni Paolo II nell’enciclica Redemptor hominis). Quello che interrompe la catena della paura è la nostra decisione, la nostra scelta di rispondere con la FEDE nel Creatore buono della vita………

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