5) I luoghi della Formazione – La scuola

La scuola   –   lunedì 18 febbraio 2008

relatore dr. Francis Contessotto, preside Isituto Canossiano  “Madonna del Grappa” di Treviso

Titolo: Diventare cittadini tra i banchi di scuola: come?

Altro luogo privilegiato per la formazione alla cittadinanza è la scuola. Quale peso ha la scuola nella formazione alla cittadinanza? la formazione dei cittadini è sentita veramente dalle istituzioni scolastiche come una priorità? Come si diventa cittadini tra i banchi di scuola?


sintesi dell ‘incontro

L’impressione è che la scuola viva una situazione di emergenza educativa, piuttosto che di progettualità educativa.

In effetti la velocità dei cambiamenti sociali è stata superiore rispetto alla capacità di affrontarli, per cui spesso ci accorgiamo di mettere in atto strategie educative già superate e, dunque, insufficienti ed inefficaci. Tale, ad esempio, si è rivelato l’obbligo dell’insegnamento dell’Educazione Civica, intorno al quale tra gli anni ’70 e gli anni ’80 si era aperto un intenso dibattito. Ad oggi possiamo rilevare quanto il solo insegnamento dell’Educazione Civica non sia stato sufficiente a formare cittadini più maturi e consapevoli. Le nozioni, le conoscenze, sono importanti, ma da sole non bastano: questo era il presupposto errato di fondo. Così come non è stato sufficiente istituire la Giornata della Memoria dell’Olocausto degli Ebrei per far scomparire l’antisemitismo o frenare il razzismo in genere.

 

Se cittadinanza significa, innanzitutto, responsabilità verso se stessi e gli altri, ciò che vale di più dal punto di vista educativo e della crescita della persona è l’esperienza, soprattutto quando questa parte da esempi significativi che provengono dal mondo degli adulti. Ciò nonostante avviene di frequente che i ragazzi non solo percepiscano incoerenza nei comportamenti degli adulti – genitori o insegnanti – sotto il profilo della responsabilità;  ma anche che si trovino al centro di una discordanza, talora vera e propria divergenza, di linee educative tra diverse agenzie educative (famiglia-scuola; famiglia-parrocchia; famiglia-sport; etc). Questo non fa che  ingenerare nei ragazzi solo smarrimento e confusione.

E ancora, se cittadinanza significa senso della comunità, senso della regola, altro problema sul fronte della formazione dei cittadini è la mancanza di controllo sociale e di solidarietà educativa fondate su valori e regole condivisi. Il clima generale, infatti, è quello dell’affermazione e della rivendicazione ad oltranza dei diritti individuali in nome di un bene individuale, piuttosto che di un bene comune e di valori condivisi.

Tutto questo a fronte della realtà vissuta dai ragazzi, quella che viene posta loro innanzi e che spesso si trovano a vivere fuori dalla scuola e fuori dalla famiglia: una realtà fatta di esperienze molto più “forti” e trasgressive, di quanto non avvenga a scuola o in famiglia. Se per i ragazzi la trasgressione può divenire gratificante, non altrettanto gratificante è l’esperienza della regola e dell’obbedienza alla regola.

 

Come affrontare, a questo punto, la situazione?

  • affiancarsi ai ragazzi, che significa tentare di guardare il mondo attraverso i loro occhi.
  • recuperare la passione, l’entusiasmo del bene comune, del senso della comunità, dei valori condivisi…. e la passione deriva solo dall’essere innamorati di ciò che si fa. Spesso gli insegnanti corrono il rischio di perdere la passione! Ma non solo gli insegnanti, forse anche i genitori stessi, o i catechisti, gli educatori, talvolta anche i sacerdoti!
  • è opportuno rivedere anche il ruolo degli organismi partecipativi (ad es. il comitato studentesco)
  • darsi un progetto educativo concreto con finalità e modalità condivise, che parta dalla realtà dei ragazzi, ma che comprenda e coinvolga anche genitori ed insegnanti. Tale progetto dovrebbe ruotare intorno a tre ambiti, ciascuno dei quali considerato su tre livelli – ragazzi, genitori, insegnanti – : la coscienza di sé, il senso di responsabilità e il rapporto con gli altri.

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