Il lavoro e l’economia nella Dottrina Sociale della Chiesa

“Il lavoro e l’economia nella Dottrina Sociale della Chiesa”

Relatore : Mons. Giuseppe Rizzo, Vicario Generale Diocesi di Treviso

Datagiovedì 20 novembre


Nell’incontro con mons. Rizzo abbiamo accostato i contenuti della Dottrina Sociale della Chiesa. Essi sono profondamente e saldamente radicati nell’antropologia cristiana: l’uomo, creato da Dio a sua immagine e somiglianza, è voluto da Dio stesso quale collaboratore nella sua incessante opera creatrice: il lavoro dell’uomo, dunque, è un tratto fondamentale e costitutivo della natura dell’uomo ed è benedetto da Dio, quando si conforma ai principi di verità e carità, che trovano in Cristo, volto di Dio Padre, il modello ed il riferimento.

Ma, oltre ai contenuti, assai interessante è stato ripercorrere i passaggi fondamentali della nascita e dello sviluppo  nella Chiesa di una coscienza sociale e, conseguentemente, di un pensiero sociale.

Il primo passo è quello dell’enciclica di Leone XIII, la Rerum novarum. In un momento in cui si contrappongono le due importanti prospettive economiche, quella collettivista e quella capitalista, la Chiesa interviene, cogliendo la complessità e l’urgenza del problema lavoro, riconoscendolo quale “problema sociale”, precisando e stabilendo i principi cardine su cui in seguito poggerà tutto il pensiero sociale della Chiesa (lavoro come costitutivo della natura dell’uomo, come collaborazione dell’uomo alla creazione, etc.) ed, infine, auspicando l’individuazione di strumenti adeguati di governo per fronteggiare la nuova situazione sociale.

Il secondo passaggio importante, vera “discriminante storica”,  è quello segnato dalla Costituzione Conciliare Gaudium et Spes (1965). Essa presenta la sintesi del magistero precedente (Rerum novarum; Quadragesimo anno, 1931 Pio XI; Mater et Magistra, 1961 Giovanni XXIII) quale solida base da cui affrontare il nuovo cambiamento nel mondo del lavoro con i nuovi problemi emergenti (tutela dei minori, madri lavoratrici, stranieri, precarietà…).

Le tre encicliche Octogesimo adveniens (1971 Paolo VI), Laborem exercens (1981 Giovanni Paolo II) e Centesimus anno (1991 Giovanni Paolo II) affrontando temi nuovi, non ancora esplosi al tempo del Concilio, approfondiscono e “affinano” dal punto di vista teologico la Dottrina Sociale della Chiesa, orientando decisamente il pensiero sociale su Cristo; sulla sua perfetta umanità quale principio della perfetta antropologia cristiana.

 

La Chiesa, ci ha fatto comprendere mons.Rizzo, nell’elaborazione del suo pensiero sociale non ha mai inteso offrire ricette o soluzioni ai problemi economici e del lavoro contingenti. La Chiesa, si pone difronte alla storia, cerca di cogliere i segni dei tempi e rimane in ascolto del popolo cristiano  all’interno del quale si levano in ogni epoca voci e figure profetiche. Solo in seguito elabora la sintesi ideale che indica la strada e serve da fondamento al pensiero e all’azione dei cristiani che si trovano ad affrontare le sfide del proprio tempo.

 

Difronte all’odierna complessa e incerta situazione economica in continua trasformazione ed alle sfide  della globalizzazione sempre più spinta, la Dottrina sociale della Chiesa “necessita di una nuova sintesi” Da dove verrà la salvezza?”.

Le comunità cristiane possono e devono contribuire con la loro riflessione e discernimento costanti, elaborando proposte nuove, tentando nuove strade con “fantasia” e creatività ispirate al Vangelo (microcredito, Banca etica, bilanci di giustizia, riforme agrarie,…).

Alle comunità cristiane, e dunque a ciascuno di noi, sembra sia chiesto uno sforzo “profetico”, che dobbiamo accogliere con vero entusiasmo e serio impegno.

 

 

 

 

 

 

 

 

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