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3 Il Concilio ci svela un Volto di Cristo e ci apre ad un nuovo rapporto

Il Volto di Cristo.

Il Concilio ci svela un Volto di Cristo e ci apre ad un nuovo rapporto individuale e comunitario con Lui

giovedì 9 dicembre 2010 

relatore: don Franco Marton, teologo, già Direttore Ufficio Missionario Diocesano


sintesi incontro

Dopo la testimonianza di Mons. Bettazzi, Padre Conciliare e la riflessione di Mons. Marangon sulla Parola di Dio ed il nuovo approccio alle Sacre Scritture voluto dal CVII, con l’intervento dello scorso dicembre di Don Franco Marton, abbiamo chiuso la prima parte del nostro itinerario dedicato all’approfondimento delle tematiche Conciliari sotto il profilo teologico.

Don Franco Marton ci ha aiutati a mettere a fuoco il tema del Volto di Cristo, quale emerge dai documenti Concilari – in particolare Lumen gentium (Costituzione dogmatica) e Gaudium et spes (Costituzione pastorale) -, aprendoci ad un rapporto nuovo tanto a livello personale quanto a livello comunitario con Lui.

Richiamiamo brevemente alcune idee.

Nel Concilio non viene elaborata una nuova cristologia, nemmeno una cristologia completa, ma lo sguardo dell’intero Concilio è fisso su Cristo, per penetrarne il mistero. Perché attraverso il mistero di Cristo si coglie il mistero della Chiesa ed il mistero di ogni uomo.

Emergono due profili di Cristo.

  • Cristo “lumen gentium”. Alla luce di Cristo cogliamo il mistero della Chiesa. Essa, corpo di Cristo è chiamata a fare ciò che ha fatto Gesù; a ripercorrere la sua strada. Gesù ha scelto di essere povero, è stato perseguitato, si è fatto servo, umile, accogliente con i peccatori e gli ultimi. Così anche la Chiesa. Sul modello di Cristo scaturisce dal CVII un impegno forte e speciale nell’attenzione e nella scelta dei poveri. E’ la strada che si apre ancora davanti a noi.
  • Nella Gaudium et spes è ancora Cristo, il Verbo incarnato che illumina il mistero dell’uomo, dando risposte e senso alla sua vita. “Con l’incarnazione il Figlio di Dio si è unito in certo modo ad ogni uomo”, così che ogni uomo porta in sé come una scintilla di Cristo. La vita divina di Gesù, il suo Spirito, effuso per l’umanità intera fa sì che ogni uomo sia associato al mistero pasquale – vita, morte e resurrezione-. Dagli anni della quotidianità nascosta di Nazaret, alla vita pubblica, lungo le strade, allacciando un mondo di relazioni di fraternità, carità, solidarietà con uomini e donne della sua terra, prediligendo i poveri, i malati, gli emarginati, gli ultimi; fino alla croce, alla morte e, infine, alla resurrezione; Gesù “non ci ha dato semplicemente l’esempio perché seguiamo le sue orme ma ci ha anche aperta la strada: se la seguiamo, la vita e la morte vengono santificate e acquistano nuovo significato”. E questo è anche il cuore dell’evangelizzazione: una vita vissuta come Gesù! Il mistero pasquale, dunque, vive e agisce nella vita di ogni uomo, dando senso e significato alla sua vita, alla sofferenza, alla morte e infondendo la speranza nella resurrezione e la vita eterna. “E ciò vale non solamente per i cristiani, ma anche per tutti gli uomini di buona volontà, nel cui cuore lavora invisibilmente la grazia. Cristo, infatti, è morto per tutti..; perciò dobbiamo ritenere che lo Spirito Santo dia a tutti la possibilità di venire associati, nel modo che Dio conosce, al mistero pasquale”. Perché tutto il bene compiuto non va perduto; contribuisce ad edificare fin da ora il Regno di Dio che con la venuta del Signore arriverà a perfezione.

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