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5 -Il passaggio del testimone. La famiglia, l’educazione, il rapporto tra generazioni, le leggi

 

Il passaggio del testimone.  La famiglia, l’educazione, il rapporto tra generazioni, le leggi

giovedì 23 febbraio 2012

 Relatore: prof. Andrea Porcarelli, docente di Pedagogia generale e sociale e dei Servizi alla persona presso la Facoltà di Scienze della Formazione dell’Università di Padova 


SINTESI INCONTRO 

Il tema dell’educazione – diceva introducendo il suo intervento il prof. Porcarelli – intercetta alcuni momenti dominanti del dibattito pedagogico dei nostri tempi sia a livello cattolico che civile. Troppo spesso, però, si tende a porre quale obiettivo dell’educazione la capacità di apprendere velocemente per stare al passo con i tempi: un’educazione, dunque, funzionale alle competenze da acquisire e da spendere poi nel lavoro. Ma educazione non è solo questo, non può e non deve essere solo questo. E l’emergenza educativa, l’SOS educativo, lanciato dal Magistero è di altro segno.

Cos’è, allora, l’educazione? Qual è il compito educativo a cui è chiamata la persona?

La risposta e la riflessione del prof. Porcarelli in tre punti e due parole-chiave.

Questi i tre punti.

  • Educare significa accompagnare l’individuo per renderlo capace di esercitare pienamente quelle che sono le prerogative della persona umana: intelligenza e libertà. L’uomo, dunque, è fatto per essere educato!
  • L’educazione è un processo a termine! L’azione educativa ha – deve avere – un tempo determinato. Si interrompe al raggiungimento da parte dell’educato della capacità di vivere pienamente, come si è detto, la propria intelligenza e libertà.
  • L’educazione necessita inizialmente della presenza di una guida, un forte riferimento, un’autorità: quella dell’educatore! Ma con il tempo, però, l’educatore stesso deve desiderare di “divenire inutile”, di non essere più l’autorità, ma semmai il compagno di viaggio. E’ proprio questo il passaggio del testimone, quel passaggio che vediamo spesso così difficile a realizzarsi, quel passaggio per il quale sembra non essere mai il tempo e non esservi mai il coraggio!

Due parole-chiave devono guidare un’azione educativa veramente efficace: speranza e testimonianza.

  • “Anima dell’educazione – dicono gli orientamenti della CEI – è una speranza affidabile. L’educatore, accompagnando la persona ad esercitare intelligenza e libertà, la prepara ad un futuro su cui egli non potrà più agire; agisce in nome di una speranza e di una fiducia nella capacità dell’educato. Ogni atto educativo deve, dunque, essere intriso di speranza, anche quando la proposta educativa sembra essere rifiutata; anche quando l’educatore si trova a fare i conti con i propri limiti. Quindi, speranza dell’educatore verso se stesso – per riuscire ad incarnare il meglio della ricchezza di umanità che spera negli altri – e speranza nei confronti dell’educato e nella sua capacità di potercela fare da solo.
  • L’educatore deve essere testimone di un’umanità credibile e desiderabile; ossia agire in modo che il suo modo di essere e di vivere sia desiderabile per chi ha in lui un riferimento; rendere trascinante la vitalità con cui incarna il vero, il bene, il giusto, il bello che propone agli altri. Un educatore cristiano, se crede che Cristo svela l’uomo all’uomo, allora deve essere in grado di dimostrarlo, facendo vedere che la sua umanità è desiderabile!

Infine un ultimo punto: l’educazione alla cittadinanza, un passaggio del testimone di fondamentale importanza, a cui un’azione educativa completa non può venir meno. La società, infatti, il vivere in relazione, è connaturata all’uomo. Ma per generare veri cittadini nella polis è fondamentale chiarire quali siano i fondamenti, le finalità, di una società sana – che permetta ad ogni individuo il pieno esercizio della sua intelligenza e della sua libertà – di una società che promuova la persona umana nella sua dignità ed integrità. La società non è solo per il soddisfacimento dei bisogni e delle esigenze, via via sempre più complesse e articolate, quali sono andate definendosi nel tempo: quando questo avviene –  ed il mondo in cui viviamo ce ne dà purtroppo tristi esempi! – la società è destinata a sfaldarsi. Il fondamento della società, invece, è la sovrabbondanza della ricchezza spirituale dell’uomo che desidera comunicare e condividere, mettere in comune la capacità di giocare la nostra umanità dentro alle relazioni sociali: il bene dello spirito non va mai perso, se condiviso, anzi è destinato ad accrescersi e costituisce la forza vitale e rigenerante nella società.


audioE’ disponibile l’audio dell’incontro

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