4 – La fedeltà e il prendersi cura dell’altro in famiglia

fedeltà e il prendersi cura dell’altro in famiglia

 giovedì 26 gennaio 2012

 Relatore:  dr.ssa Giuseppina De Simone, docente di Etica Generale, di Filosofia delle Religioni e di Storia delle Religioni presso la Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale di Napoli.


SINTESI INCONTRO 

Con l’incontro del mese scorso abbiamo iniziato la seconda parte del nostro percorso, entrando nel vivo di quelli che riteniamo valori fondamentali custoditi “nella” e “dalla” famiglia, punti di forza e profezia per le generazioni future.

Con la dr.ssa De Simone abbiamo affrontato il tema della fedeltà e del prendersi cura dell’altro in famiglia. Anzi, meglio ancora, – come ha precisato la dr.ssa De Simone – la fedeltà all’aver cura in famiglia, un valore che ne porta in sé anche altri, importantissimi per la nostra vita!

Ciò che non dobbiamo fare – ha tenuto a precisare la De Simone – è cedere alla tentazione del catastrofismo: infatti, nonostante le difficoltà e le fragilità che la famiglia sta fronteggiando, possiamo, e dobbiamo, constatare come essa continui a rimanere un valore ed un riferimento (lo dimostra la cura agli anziani in famiglia o il fatto che il desiderio di farsi una famiglia sia comunque sempre vivo nei giovani!) (® VEDI DALLA ZUANNA)

La famiglia in questo nostro tempo è chiamata, certamente, a confrontarsi con mutamenti sociali, economici, culturali, che, però, devono essere colti come stimoli e come sfide a mettere in campo risorse importanti per continuare ad essere profezia per il mondo. Sfide sono il rapporto tra sentimento e scelta responsabile verso se stessi e l’altro; la durata (ricreare continuamente le relazioni per sfidare il tempo cha passa e le stagioni della vita); la consapevolezza di una responsabilità sociale; la femminilità, con il ruolo della donna che è cambiato e cambia.

Il tempo della crisi, dunque, è il tempo opportuno per riscoprire ciò che veramente conta e ciò a cui vale davvero la pena di essere fedeli: la fedeltà all’essenziale. A cosa, dunque? La fedeltà all’aver cura. Aver cura nella sfera intima – dei figli, dei genitori, della vita coniugale -; aver cura nella sfera pubblica – la dimensione parentale e sociale -.

Il bene delle relazioni che si creano e si vivono nella famiglia costituiscono il nostro benessere e ci aiutano a costruirci come persone in modo equilibrato ( ® VEDI GRANDI ) e, quindi, come cittadini.

Le buone relazioni nella famiglia ci insegnano e ci donano due valori: la gratuità e la gratitudine.

La sfera della gratuità che acquisiamo nelle relazioni primarie vissute in famiglia, ci consente di vivere tale gratuità anche nelle relazioni esterne, nel lavoro, nell’esercizio della cittadinanza. Un individuo che non sappia vivere la gratuità soffre di gravi lacune nella propria interiorità e gravi scompensi nel creare e mantenere relazioni.

Quella della gratuità è una sfida che nasce dentro alla famiglia. (® BENEDETTO XVI nella sua Enciclica Caritas in Veritate parla della necessità di recuperare nel pensiero e nella pratica economica il concetto di gratuità! Allora anche noi nel nostro piccolo possiamo dare il nostro contributo!).

La gratuità deve essere riconosciuta e si fa, quindi, gratitudine: anche questa dimensione, dunque, nasce dentro alla famiglia.

L’aver cura ha un centro irradiante, che è la cura della vita interiore, che non è da confondersi con il mondo delle emozioni e dei sentimenti, ma è il cuore delle relazioni con noi stessi, gli altri, Dio.

Come si realizza la cura della nostra interiorità? Vi sono dei modi, dei paradigmi.

  • VEDERE, vedere oltre, lo “sguardo profondo”, che l’altro si aspetta da noi per essere capito
  • ASCOLTARE, col cuore aperto e nel tempo, trovando tempo per se stessi e per l’altro
  • CONOSCERE, chiamare per nome esperienze, fatiche e gioie nostre e altrui
  • FIDARSI, lo “sguardo lontano” per capire ciò che ancora non c’è, ma potrà esserci nell’altro
  • RISPETTARE i tempi, l’unicità, di ciascuno, rifiutando di chiudere in uno schema noi stessi e gli altri, accettando limiti e pregi
  • ASPETTARE il tempo che viene, preparandolo ( ® vedi relazioni con i figli)
  • INCORAGGIARE, senza cedere al vittimismo, ma spingendo sempre verso il meglio noi stessi, i figli, i genitori
  • SOSTENERE, facendosi compagni di viaggio per l’altro, punti di appoggio, sostegno nella fatica e nelle difficoltà
  • AFFIDARSI, è il sapere che siamo nelle mani dell’altro, non siamo autosufficienti, che le nostre fragilità e debolezze sono nelle mani di chi ci vuol bene. Questa è la profondità della vita interiore e spirituale, dalla quale nasce non solo la nostra capacità di relazione con l’altro, ma anche il senso della creaturalità e della figliolanza nella relazione con Dio.

(riflessione personale)A ben vedere questi sono anche i paradigmi, i verbi, di Gesù attraverso i quali il Figlio ci ha rivelato non solo il volto del Padre, ma anche la nostra stessa natura umana , fatta ad immagine e somiglianza di Dio. Custodirli per noi e nelle nostre famiglie ci potrà permettere di liberare parole e gesti di profezia per il mondo a venire.


E’ disponibile il file audio della serata audio Preleva qui

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