4) Forme di gratuità e legami sociali.

Relatore : prof.ssa Susy Zanardo, docente di Filosofia, Università Europea di Roma

 

La crisi che stiamo attraversando non si presenta ormai da tempo come evento passeggero. Si profila sempre più ai nostri occhi come un orizzonte permanente che produce nelle persone sentimenti di rabbia, disincanto, tristezza. Qualcuno parla del nostro tempo, come del tempo delle passioni tristi e, dunque, anche delle speranze spente. Il nostro è un mondo fondamentalmente insicuro, dove viene meno la progettualità.

E’ una grave crisi di fiducia, quella che attraversiamo, oltre che economica: crisi di fiducia che si trasferisce nei rapporti interpersonali (tra generazioni; tra cittadini e classe politica) e che scivola inevitabilmente in un deterioramento dei legami sociali: le liti giudiziarie sempre crescenti ne sono il sintomo evidente! (Così come il proliferare degli atti, la necessità di formalizzare tutto con uno scritto che garantisca, perché la parola non vale più, non è più sufficiente ndr)

In questo contesto nessuna economia può ripartire: perché economia significa intrecciare relazioni, legami, anche su base fiduciaria.

Sotto il profilo antropologico non dobbiamo pensare, dunque, che la ripresa economica, dipenda solo dalla riduzione o dall’estinzione del debito; per uscire dalla crisi è necessario liberare relazioni positive, gratuità, legami, speranze. Ma come? Recuperando, innanzitutto, il desiderio di felicità; poi dando vita a rapporti buoni e ricostruendo legami liberi.

  • desiderio di felicità. Ma di una felicità che non è quella venduta dal mercato, dalla società dei consumi. L’uomo è fondamentalmente desiderio, anzi, ancor più, orizzonte di desiderio. Desiderio di pienezza, di qualcosa più grande di noi, che ci supera, che è fuori di noi; desiderio di assoluto che accoglie e contiene la nostra finitezza, dandole un senso e che sentiamo forte in noi come tensione continua tra finito e infinito. Un desiderio siffatto si placa e trova senso e rilancio solo nel legame con l’altro. E questo altro può essere l’Altro con l’A maiuscola, ma anche l’altro che ci sta accanto e che come noi è intessuto di finito e infinito e di desiderio. Il desiderio che noi siamo desidera un altro desiderio, quello che l’altro porta in sé. E la nostra felicità deriva dal sentirci corrisposti nel nostro desiderio, nel sentirci noi stessi, cioè, oggetto del desiderio dell’altro.
  • rapporti buoni. Sono quelli del reciproco riconoscimento, di rispetto e cura per l’altro che stanno alla base delle relazioni etiche per eccellenza, ossia le relazioni di dono (pensiamo a quelle parentali, familiari o di amicizia..) La relazione di dono si configura sulla base di tre caratteri: gratuità, reciprocità e libertà. Ti dono qualcosa gratuitamente perché tu, a tua volta, lo dia ad altri, forse anche a me; ma faccio questo liberamente come mia libera scelta e lascio te libero. Ciò è possibile se mettiamo l’altro al centro, se è il suo bene quello che ci interessa; in tal modo ciò che diamo all’altro non viene sentito come un debito, che attende risarcimento, ma come dono gratuito. In questo contesto il debito è libero (Ò mutuo indebitamento positivo). E le relazioni di dono risultano legami liberi. Vivere Sperimentiamo che quello che ricaviamo è più di quello che diamo. Così risulta essere il dono anche quando si configura come obbligo sociale, così risulta anche il nostro lavoro, quando liberamente – consapevoli di non ricevere necessariamente un corrispettivo –  aggiungiamo al puro assolvimento del nostro dovere impegno e passione.