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1- LE CITTA’ NON SONO ALTRO CHE LA FORMA DEL TEMPO” (I. CALVINO)

data: giovedì 19 gennaio 2017

relatore: Franco Riva, docente Università Cattolica di Milano

Franco Riva

Franco Riva è Professore di Etica sociale, Antropologia filosofica e Filosofia del Dialogo all’Università Cattolica di Milano. La sua ricerca privilegia il motivo dell’alterità, della relazione con l’altro secondo un registro personale. Collabora con la «Rivista del Clero Italiano»; è membro del Comitato scientifico della rivista «Dialoghi», del Comitato scientifico ed Editoriale di Città Aperta Edizioni. Ha ottenuto numerosi riconoscimenti, tra i quali segnaliamo: Premio in Filosofia del Centro di Studi filosofici di Gallarate 1985; Premio Selezione Feudo di Maida 2002; Premio speciale per l’Editoria filosofica 2007.

Tra i suoi libri ricordiamo: La Bibbia e il lavoro. Prospettive etiche e culturali, Edizioni Lavoro, Roma 1997; La politica e la religione (con M. Rizzi), Edizioni lavoro, Roma 2000; La rinuncia al Sé. Intersoggettività ed etica pubblica, Edizioni Lavoro, Roma 2002; Il mio domestico torchio. Stampare di domenica, Palladino Editore, Campobasso 2003; Segni della destinazione. L’ethos occidentale e il sacramento (con P. Sequeri), Cittadella, Assisi 2009; E. Levinas, L’epifania del volto(a cura di); Servitium, Sotto il Monte (Bg) 2010; Come il fuoco. Uomo e denaro, Cittadella, Assisi 2011; La collana spezzata. Comunità e testimonianza, Cittadella, Assisi 2012; Il bene e gli altri. Differenza, universale, solidarietà, Vita e Pensiero, Milano 2012; Bene comune e lavoro sociale con la lettura dei codici etici mondiali, Edizioni Lavoro, Roma 2012; Filosofia del viaggio, Castelvecchi, Roma 2013; La democrazia che verrà, Edizioni Lavoro, Roma 2013; Filosofi del cibo, Castelvecchi, Roma 2015.


 

“La pietra parla, la parola costruisce…”

 

“l’uomo non abita perchè costruisce, ma costruisce perchè abita…”

 

“è abitare che precede il costruire, non viceversa”

(da un illustrazione ottavia – le città invisibili – I. calvino)

Sintesi della relazione

L’idea di città è da sempre presente nella storia, nel racconto e nello sviluppo della civiltà (Bibbia, mitologia indiana-Gilgamesh)
Dove sta la città veramente? La città viene percepita –
le Città invisibili di Calvino lo raccontano molto efficacemente – come realtà ambigua, tra le possibilità che offre e le paure che nasconde. Ambigua perché gli uomini, i suoi abitanti sono ambigui.
Cosè l’ Urbanistica?
= fare un discorso sulla città. Parlare di città significa parlare di uomo. Le pietre e le parole (pensiero, discorso, progetto) hanno qualcosa in comune. Possiamo ancora fare un discorso sull
’uomo, sulla storia? Possiamo fare un discorso sulla città? Qual è il senso del costruire?
È su questo interrogativo che nasce e si sviluppa il pensiero postmoderno a partire dagli anni ’50 del secolo scorso, contro il pensiero moderno, caratterizzato dal razionalismo, che aveva dominato tutta la prima parte del secolo.
Il pensiero PostModerno nega l’esistenza di leggi universali, e rifiuta ogni forma di struttura ideale, ideologica, che proponga una visione ed interpretazione totalizzante dell ’uomo, della storia e della cultura in ogni sua espressione (letteraria, artistica, etc); nella pretesa di poter dare soluzioni uniche e definitive ai suoi bisogni. In modo speciale il costruire diviene lo specchio della
crisi; il razionalismo e il funzionalismo (le Corbusier, Wright, Mies, Gropius) del primo ‘900 nella fiducia di poter creare una teoria, un ’estetica e una pratica migliori e di fornire soluzioni uniche
e definitive ai bisogni dell ’uomo e dell ’abitare, hanno prodotto Uniformità urbana; si è costruito troppo e tutto uguale; l’impressione è quella di aver prodotto strutture da vita in “caserma”;si è arri
vati alla disumanizzazione urbana. È dunque necessario rivedere e ripensare al senso e al modo del costruire. Sullo sfondo il pensiero di Heidegger: non abitiamo perché costruiamo, ma costruiamo perchéabitiamo. L’abitare, che per Heidegger equivale a “essere” precede il costruire. E l’’essere si gioca entro alcuni limiti e coordinate: terra, cielo, dei,mortali.
L’intervento di Riva si è concentrato a partire da un di battito filosofico – che si colloca nel pensiero postmoderno – sul senso del costruire e dell ’abitare avvenuto in occasione della XIX Esposizione Internazionale della Triennale di Milano del 1994, dedicata a “Identità e differenze”. Protagonisti idue filosofi Jean-François Lyotard e Paul Ricoeur.
Lyotard e Ricoeur, nei confronti del gesto architettonico assumono atteggiamenti ben diversi: decostruzionismo per Lyotard; narratività per Ricoeur. Si tratta di modi alternativi di concepire il gesto
architettonico, la costruzione della città degli uomini: ma anche immagini diverse della convivenza com e tentativi di uscire dalla crisi della razionalità moderna. Lyotard: arriva perfino a incriminare la «parola prog etto» come soluzione definitiva al problema dell’abitare, L’incriminazione del progetto è tale da lasciare in conclusione soltanto una domanda:
«come sarà un’architettura così decostruita, un’architettura debole»? All’angoscia ontologica dell’abitare non può esserci, per Lyotard, risposta definitiva e, in questo, il progetto architettonico
scopre la propria intima debolezza. Ricoeur: riconosce alla “parola progetto” la possibilità di narrare, un narrare inteso diversamente dove la parola-progetto Il linguaggio è scandito nel tempo, le parole vengono pronunciate l’una dopo l’altra a formare delle frasi le quali compongono a loro volta una descrizione, un’analisi,delle narrazioni. Il carattere sequenziale del linguaggio è anche un dato tecnico,che però si fonda sulla struttura della mente umana, la quale non è nel tempo ma è essa stessa temporalità vivente, rammemorante, intenzionale il tempo esiste e scorre nella sostanza umana come presente delle cose che sono state, presente delle cose che sono, presente delle cose che saranno, come Cura rivolta al mondo a partire dalla comune finitudine che attraversa tutti e l’intero. Decostruzione e narratività non segnano soltanto degli orizzonti di pensiero nell’epoca della crisi delle certezze;Se ci concentriamo sulla città, il movimento postmodern
o si chiede:Possiamo fare un discorso sulla città? Qual è il senso del costruire? Perché è scoppiato il problema della città? “; crisi di una visione totalizzante dell’uomo, dell’illusione di poter dare una volta per tutte la visione dell’uomo e soluzioni uniche e definitive ai suoi bisogni. Crisi dunque del razionalismo Sullo sfondo il pensiero di Heidegger: non abitiamo perché costruiamo, ma costruiamo perché abitiamo. L’abitare, che per Heidegger equivale a “essere ” precede il costruire. E l’essere si gioca entro alcuni limiti e coordinate: terra,cielo, dei, mortali.L’intervento di Riva si è concentrato a partire da un dibattito filosofico sul senso del costruire e dell’abitare avvenuto in occasione della XIX Esposizione Internazionale della Triennale di Milano del 1994, dedicata a “Identità e differenze” protagonisti i due filosofi Jean-François Lyotard e Paul Ricoeur.
Lyotard e Ricoeur, nei confronti del gesto architettonico assumono atteggiamenti ben diversi: decostruzionismo per Lyotard; narratività per Ricoeur. modi alternativi di concepire il gesto  architettonico, la costruzione della città degli uomini: ma anche immagini diverse della convivenza come tentativi di uscire dalla crisi della razionalità moderna.
Lyotard: arriva perfino a incriminare la «parola progetto» come soluzione definitiva al problema dell’abitare, L’incriminazione del progetto è tale da lasciare in conclusione soltanto una domanda:
«come sarà un’architettura così decostruita, un ’architettura debole»? All ’angoscia ontologica dell’abitare non può esserci, per Lyotard, risposta definitiva e, in questo, il progetto architettonico
scopre la propria intima debolezza Ricoeur: riconosce alla parola progetto la possibilità di narrare,un narrare inteso diversamente dove la parola-progetto. Decostruzione e narratività non segnano soltanto degli orizzonti di pensiero nell’epoca della crisi delle certezze

 

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E’ disponibile il file audio della Serata

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