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2) Salvaguardia del Creato e sviluppo economico. Una sfida per l’uomo d’oggi

Relatore : Prof.  Simone Morandini, Coordinatore del Progetto Etica, Filosofia e Teologia presso la Fondazione Lanza di Padova

 Biografia

Simone Morandini

Laureato in Fisica all’Università di Firenze, è docente di Matematica e Fisica al Liceo Foscarini di Venezia. Dal 2000 è membro del Comitato Esecutivo del SAE. Dal 1998 è docente di teologia ecumenica presso l’Istituto di Studi Ecumenici “S.Bernardino” in Venezia. Dal 2001 è coordinatore del Progetto Etica, Filosofia e Teologia della Fondazione Lanza di Padova; in questa veste ha curato il volume “Etica e stili di vita”, Lanza/Gregoriana, 2003. È membro del Gruppo di lavoro per la responsabilità verso il creato dell’Ufficio per i problemi sociali e il lavoro della CEI. In questa veste ha curato – con M. Mascia – il sussidio “Responsabilità verso il creato”, Elledici, Leumann, 2002, nonché la raccolta di testi “Per il futuro della nostra terra”, Gregoriana/ Lanza, Padova, marzo 2005.

Tra le sue pubblicazioni figura poi “Nel tempo dell’ecologia. Etica teologica e questione ambientale”, EDB, Bologna, 1999; “Il tempo sarà bello. Fondamenti etici e teologici per nuovi stili di vita”, EMI, Bologna, 2003; “Terra splendida e minacciata. Per una spiritualità della creazione”, Ancora, Milano, 2004.

 

 

Laureato in Fisica all’Università di Firenze, è docente di Matematica e Fisica al Liceo Foscarini di Venezia.

Dal 1998 è docente di teologia ecumenica presso l’Istituto di Studi Ecumenici “S.Bernardino” in Venezia.

Dal 2001 è coordinatore del Progetto Etica, Filosofia e Teologia della Fondazione Lanza di Padova. È inoltre membro del Gruppo di lavoro per la responsabilità verso il creato, dell’Ufficio per i problemi sociali e il lavoro della CEI.

È autore di:

 

FONDAZIONE LANZA  di Padova

Centro di Studi e Ricerche in
Etica e …
Ambiente, Economia, Medicina e Società

Sorta nel 1988, in accordo con le indicazioni del lascito testamentario dell’avv. Carlo Lanza e per volontà dell’allora vescovo di Padova mons. Filippo Franceschi, la Fondazione Lanza si propone lo scopo specifico di entrare nel delicato dibattito fede-cultura, con particolare attenzione alla riflessione etica.
Alla luce dei valori e dei modelli di comportamento pienamente rispondenti ai principi dell’etica cristiana, si pone in dialogo e in ricerca verso le questioni poste dal progresso scientifico-tecnologico e dai mutamenti del processo economico-sociale dei nostri giorni.
L‘obiettivo è quello di porsi come valido strumento di aiuto e sostegno al servizio della realtà sociale nella ricerca comune dei cardini etici e di una gerarchia di valori che possono essere riconosciuti come necessari referenti nella condotta privata e pubblica, garantendo sia la tutela della vita e della dignità della persona, sia la libertà e la giustizia del vivere sociale.
Le attività si articolano in:
– Incontri, dibattiti, seminari, conferenze;
– Corsi di formazione;
– Biblioteca ed Emeroteca;
– Pubblicazioni;
– Consulenza.
La Fondazione Lanza è un ente privato senza scopo di lucro con personalità giuridica riconosciuto dalla Regione Veneto con D.G.R. del Veneto n. 4379 del 7 luglio 1988.


Sintesi della serata

Dalla relazione assai interessante e ricca di spunti del prof. Morandini, evidenziamo un dato che fra gli altri ci pare particolarmente significativo per cogliere l’urgenza del problema. Si tratta dell’IMPRONTA ECOLOGICA. Questo dato ci dice la dimensione dell’impatto ambientale a fronte del consumo di risorse necessario a sostenere un certo tenore di vita: ad esempio, se tutti gli uomini, utilizzassero una quantità di risorse (acqua, energia, materie prime) pari a quella che mediamente utilizza un italiano, sarebbero necessari un pianeta più il 20% di un altro! E se, invece, tutti potessero consumare quanto un americano, di pianeti ne servirebbero ben 5!! Questo dato ci lascia senza parole, sgomenti, e ci pone difronte ad una duplice preoccupazione.

La prima: quale mondo lasceremo ai nostri figli, a chi verrà dopo di noi?

La seconda riguarda, invece, una questione di giustizia; dal momento che non tutti al mondo possono disporre di risorse quanto nei paesi ricchi, è evidente che al mondo c’è chi, come anche noi, sta consumando in modo scriteriato, al di sopra delle possibilità e sottraendo ad altri.

La questione ambientale, dunque, si intreccia con una questione di giustizia. Per il credente, inoltre, quando si parla di problema ambientale, non si tratta solo di un problema di carattere socio-politico, ma di una precisa RESPONSABILITA’ di conservazione del dono bello e buono di Dio, il Creato.

Si è, quindi, parlato di sviluppo sostenibile, di ecoefficienza, di ecosufficienza.

La Chiesa, ha detto il prof. Morandini, negli ultimi decenni – soprattutto ad opera di papa Giovanni Paolo II – ha prodotto una riflessione cospicua e attenta intorno al tema della salvaguardia ambientale. Ma quanto conosciamo di tutto questo noi cattolici? Quanto ci sentiamo sollecitati e sensibili a questo tema?

Con questi interrogativi ci siamo ritrovati all’incontro di approfondimento.

Per proseguire la riflessione abbiamo attinto alle pagine del compendio della Dottrina Sociale, dove, un intero capitolo raccoglie il pensiero della Chiesa circa la questione ambientale.

Riportiamo alcune parole, o meglio pensieri-chiave, intorno ai quali si è dipanato il confronto.

Per quanto riguarda l’uso della tecnologia si parla di “retta applicazione”, poiché, è scritto, “noi sappiamo che questo potenziale tecnologico non è neutro: esso può essere usato sia per il progresso dell’uomo, sia per la sua degradazione” (n. 458);  e ancora, di “principio di precauzione” come “orientamento volto a gestire situazioni di incertezza”(n. 469).

Per quanto riguarda la giustizia e la solidarietà

iOgni attività economica che si avvalga delle risorse naturali deve anche preoccuparsi della salvaguardia dell’ambiente e prevederne i costi. ..Un’economia rispettosa dell’ambiente non perseguirà unicamente l’obiettivo della massimizzazione del profitto, perché la protezione ambientale non può essere assicurata solo sulla base del calcolo finanziario di costi e benefici” (n. 470).

“In uno spirito di solidarietà internazionale….va facilitato, in primo luogo l’interscambio commerciale equo, libero da vincoli ingiusti..) (n. 475).

Ma il punto che ci è sembrato davvero illuminante e criterio di discernimento fondamentale su cui basare la valutazione e la scelta del nostro sistema di vita è contenuto in queste righe, che volentieri offriamo anche alla vostra attenzione:

“..i beni della terra sono stati creati da Dio per essere sapientemente usati da tutti: tali beni vanno equamente condivisi, secondo giustizia e carità. Si tratta essenzialmente di impedire l’ingiustizia di un accaparramento delle risorse: l’avidità, sia essa individuale e collettiva, è contraria all’ordine della creazione”. (n.481)

1) Le inquietudini dell’uomo d’oggi. Il fondamento antropologico della paura

 

Relatore: Mons. Corrado Pizziolo, Teologo e Vicario Generale della Diocesi di Treviso

 

Cos’è la PAURA? È un’EMOZIONE; la reazione istintiva difronte ad una minaccia per l’individuo; riguarda gli uomini, ma anche gli animali.

Che cosa, allora, differenzia l’uomo dall’animale? La COSCIENZA. La coscienza psicologica (intesa come consapevolezza di sé) e la coscienza morale (intesa come necessità di scegliere, di decidere per compiere e realizzare se tessi).

La paura entra nel formarsi della coscienza, fin dall’inizio e poi via via nel tempo, con la crescita. L’uomo, infatti, lo sappiamo, necessita di tempi lunghi per raggiungere la propria autonomia e autosufficienza. Ma non basta solo il tempo; l’uomo per acquisire la propria identità ha bisogno di alcune condizioni indispensabili. Ha bisogno innanzitutto degli altri: l’IO prende piena coscienza di sé solo difronte ad un TU. E ancora possiamo renderci conto della nostra identità, perché intorno a noi troviamo chi ci accoglie e ci fa oggetto di attenzioni. Le attenzioni ricevute dalla mamma e dal papà, prima di tutto, dalla nostra famiglia ci hanno comunicato un messaggio :”La tua vita è un dono, la tua vita è una cosa bella. Tu sei un dono, tu sei una cosa bella.” La vita, cioè, ci è stata presentata fin dall’inizio come una realtà bella e promettente. Noi tutti abbiamo creduto a questo e così abbiamo cominciato a muovere i nostri passi nella vita. Questa esperienza originaria è l’esperienza che ci ha aperti alla vita come promessa di bellezza e felicità.

Tuttavia, ben presto, finanche da bambini, e poi sempre più crescendo, abbiamo fatto l’esperienza che la vita non sempre mantiene la sua promessa di bene: sono tutte le prove di dolore, fatica e sofferenza grandi o piccole che costellano la nostra quotidianità, fin dalla culla quando il bimbo piange disperatamente temendo che la mamma non arrivi per soddisfare alle sue prime necessità. Dunque, accanto ai messaggi di accoglienza e di promessa di bene abbiamo ricevuto anche messaggi di smentita, di dolore, di fatica. Promessa di bene e dubbio che tale promessa non venga mantenuta sono presenti contemporaneamente nella realtà dell’uomo.  E allora, ci ha forse mentito la nostra mamma nel presentarci la vita come una realtà bella e promettente? No, certamente; la mamma ci ha rivelato la realtà profonda della vita!

Le smentite alla promessa di bene hanno insinuato in noi il DUBBIO, e con esso la PAURA. Paura che quella realtà bella non mantenga la sua promessa di bene.

Il dono della vita, e così anche il suo Autore, non ci appaiono più affidabili.

Tutto questo lo troviamo scritto nel libro della Genesi (3, 1-13), testo sapienziale, che non ci racconta di storia e di scienza, ma che ci restituisce il senso della creazione e della natura dell’uomo quale gli Ebrei, popolo eletto, avevano maturato nel corso delle loro vicende di popolo accompagnato ed illuminato dalla presenza costante di Dio. Qui per la prima volta compare la Paura, quando, udendo la voce di Dio, Adamo si nasconde per timore di mostrarsi nudo difronte a Lui. La prima paura di Adamo è stata, dunque, nei confronti di Dio ed è cominciata con il dubbio ed il sospetto, insinuato dal serpente, che Dio avesse mentito all’uomo circa i frutti dell’albero.

La paura umana, dunque, non è solo reazione istintiva, ma un sentimento che proviamo quando temiamo che un fatto o una persona smentiscano la promessa della vita come realtà bella e promettente.

Difronte alla paura possiamo reagire in due modi: chiuderci in noi stessi e rifiutare la vita ed il suo Donatore; oppure ribadire con forza la nostra fiducia nella promessa. Fin dall’inizio ci troviamo a dover DECIDERE; ossia SCEGLIERE se credere nella vita come dono bello e promettente, oppure come insieme di inganni. E proprio attraverso queste continue scelte nel corso della vita ci “formiamo”; diamo forma, sostanza, identità a noi stessi.

La paura è la situazione nella quale siamo chiamati a rinnovare la nostra scelta di credere nella bontà e bellezza della vita che ci è donata, oppure no. Difronte alle nostre paure non dobbiamo scappare, ma guardarle, dar loro un nome e decidere poi di noi stessi nella direzione della fiducia nella vita e nel Donatore buono della vita.

In tal senso la paura diviene luogo della formazione della coscienza, dove si forma l’identità, poiché difronte ad essa si esercita pienamente la libertà dell’uomo.

Attualmente viviamo un paradosso: l’uomo del nostro tempo che vanta grandi conquiste in campo tecnologico e scientifico, al punto da lasciarsi andare in alcuni casi al delirio di onnipotenza, è però un uomo fragile, vulnerabile e spesso disperato per aver smarrito il senso della vita.

Quali sono le paure dell’uomo d’oggi?

Alcune sono quelle di sempre, la sofferenza, la morte; altre sono nuove, generate proprio dai prodotti della sua stessa genialità. (si veda Giovanni Paolo II nell’enciclica Redemptor hominis). Quello che interrompe la catena della paura è la nostra decisione, la nostra scelta di rispondere con la FEDE nel Creatore buono della vita………

Le ragioni della speranza di fronte alle inquietudini del nostro tempo

Riparte anche quest’anno, dopo la positiva esperienza della scorso anno pastorale, la Scuola di Formazione Sociale. Il tema che intendiamo affrontare – come risulta evidente dal titolo stesso -vuole porsi in continuità ed in sintonia sia con il tema al centro del Convegno Ecclesiale Nazionale svoltosi in ottobre a Verona, “Testimoni di Gesù Risorto, speranza del mondo!”; sia con l’approfondimento e la riflessione della Settimana Sociale dei Cattolici trevigiani promossa dall’Azione Cattolica diocesana, “Una sfida chiamata speranza”.
Mai quanto nel nostro tempo e nel nostro mondo occidentale l’uomo, grazie al benessere, alle conquiste in campo tecnologico e scientifico, ha coltivato la presunzione di poter dominare la natura, la vita, la morte, anche il fratello, quando questi si mostri più debole ed indifeso.
Perché, allora, un pesante fardello di paure e di inquietudini attanaglia l’individuo rendendolo sempre più fragile, insoddisfatto, angosciato difronte alla vita e alla storia? Paura del domani, dell’altro, della sofferenza, della morte, paura di scelte impegnative, durature, responsabili… Perché un senso di smarrimento e di precarietà sembra avere il sopravvento in molte coscienze?
E i cristiani? Non sono forse chiamati in questo tempo a tenere accesa e viva la luce della speranza, entrando nel mondo e trovando nella fede le risposte alle sfide della storia? Questi gli interrogativi che ci accompagneranno nel nuovo cammino.

 

Lunedì 13 Novembre 2006 ore 21

 Le inquietudini dell’uomo d’oggi
Il fondamento antropologico della paura

 

Lunedì 27 Novembre 2006 ore 21

La risposta cristiana alla paura.
La prospettiva cristiana della speranza.
Relatore : Mons. Corrado Pizziolo, Teologo e Vicario Generale della Diocesi di Treviso

 

Lunedì 15 Gennaio 2007 ore 21
Salvaguardia del Creato e  sviluppo economico.
Una sfida per l’uomo d’oggi
Relatore : Prof.  Simone Morandini, Coordinatore del Progetto Etica, Filosofia e Teologia presso la Fondazione Lanza di Padova

 

Lunedì  12 Febbraio 2007 ore 21

 

L’incontro con lo straniero: diversità e integrazione
Relatore : Dr. Enrico Vendrame, Specialista in Istituzioni e Tecniche di Tutela dei Diritti umani

 

Lunedì 5 Marzo 2007 ore 21

Malattia morire e morte
Relatore : Don Camillo Barbisan  Presidente del Comitato bioetico Ulss 9