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2009 IL LAVORO: UN BENE DI TUTTI”

Dopo aver affrontato lo scorso anno il tema della cittadinanza, continuiamo anche quest’anno il cammino di approfondimento e riflessione a partire dagli ambiti indicatici dal Convegno Ecclesiale di Verona 2006, mettendo a tema nei sei incontri del nostro percorso formativo il LAVORO. Si tratta – come tutti ben comprendiamo – di un tema di fondamentale importanza per la vita dell’uomo, di una dimensione determinante della sua esistenza. Il lavoro incide profondamente nella vita della persona, non solo in termini economici, ma anche, e soprattutto, in termini di tempo e di qualità della vita stessa, dal momento che ne coinvolge  la sfera individuale – il rapporto con il lavoro, inteso come realizzazione di sé e gratificazione personale -, e ne condiziona, talora pesantemente, tutto il mondo delle relazioni: pensiamo, ad esempio, alla possibilità di formare una famiglia, di generare figli, di accompagnare e sostenere situazioni di disagio o di sofferenza, di vivere l’anzianità in modo dignitoso, etc.-.

L’obiettivo che ci proponiamo è quello di impegnarci ad offrire stimoli e spunti di riflessione, discussione  e confronto a livello di comunità cristiane intorno al tema lavoro. Partiremo, innanzitutto, dall’osservazione della realtà lavorativa nel nostro paese e del nostro territorio, focalizzando alcune problematiche, alle quali sarà dato maggiore rilievo e spazio (precarietà – etica e responsabilità nel lavoro);  quindi, rivolgeremo il nostro sguardo alla fede e alla dottrina della Chiesa  per trovare risposte e prospettive che ci guidino e sostengano nell’affrontare la realtà del nostro tempo; infine, cercheremo di individuare quali segni di speranza e novità in senso cristiano germoglino intorno a noi, per sostenerli ed incoraggiarli.

Anche quest’anno alle serate con il relatore seguiranno, la settimana seguente, – per quanti lo desidereranno – alcuni incontri di approfondimento, confronto e dibattito a partire dagli spunti e dai contenuti della relazione.

L’invito è rivolto a tutti coloro che sentono l’urgenza e l’importanza della riflessione e del confronto all’interno delle comunità cristiane su tematiche decisive per la società, ma, in particolare, ai giovani, che entrano oggi, o si stanno preparando per entrare domani, nel mondo del lavoro.


Primo incontro: incontro introduttivo

Analisi della realtà lavorativa italiana, con riferimenti anche al nostro territorio: come si presenta la situazione a fronte di condizionamenti e ritardi storici, difficoltà contingenti e prospettive future, tenendo presente sia il versante dei lavoratori dipendenti, sia quello degli imprenditori, datori di lavoro, e dei professionisti autonomi.

 

Titolo :” Il mondo del lavoro oggi: analisi, riflessioni, prospettive.”

            Lo sguardo di un economista

 

Relatore : prof. Ferruccio Bresolin, docente di Economia Politica Università Ca’ Foscari

Datagiovedì 23 ottobre

mercoledì  29 ottobre ( primo incontro di approfondimento)

 

Secondo incontro: incontro teologico-antropologico

Dalla fede attingiamo risposte e luce alle domande fondamentali che il cristiano pone riguardo al suo rapporto con il lavoro. Quale il senso ultimo del lavorare: condanna o benedizione?

Come conciliare radicalità evangelica, rapporto con il denaro, ricerca di successo nel lavoro?

 

Titolo: Il lavoro: condanna o benedizione? Riflessione a partire dalla Parola di Dio

Relatore : don Firmino Bianchin

Data: giovedì 6 novembre

 

 

Terzo incontro: incontro magisteriale

Nel tempo la Chiesa ha prodotto un tesoro, purtroppo sconosciuto ai più, di riflessione e di pensiero intorno al tema del lavoro, indicando percorsi e prospettive cristiani per lavoratori e datori di lavoro.

Quali indicazioni e prospettive provengono dalla Dottrina Sociale della Chiesa?

 

Titolo: “Il lavoro e l’economia nella Dottrina Sociale della Chiesa”

Relatore : Mons. Giuseppe Rizzo, Vicario Generale Diocesi di Treviso

Datagiovedì 20 novembre

mercoledì 26 novembre ( secondo incontro di approfondimento)

 

SECONDA PARTE: concretizzazioni

 

Quarto incontro: analisi di un problema concreto, la precarietà del lavoro

Difronte a questo dato di fatto, come si pone il cristiano? Affrontare il “rischio” in senso positivo, ma non velleitario, ossia come opportunità di mettersi in gioco con i talenti ricevuti e da far fruttare affidandosi a Dio. La precarietà del lavoro: un problema di sempre o solo del nostro tempo? Come si è presentato nel passato e quali risposte sono state date? E oggi: quali le difficoltà e le risposte? Quali le sfide che l’attuale sistema pone innanzi a quanti si affacciano al mondo del lavoro? Anche in questo caso si terranno presenti i diversi punti di vista di lavoratori e datori di lavoro.

 

Titolo: “La precarietà del lavoro: una sfida da affrontare tra rischi ed opportunità”

Relatore proposto: dr. Giuseppe Vedovato, ex sindacalista CISL, storico del sindacalismo

Datagiovedì 22 gennaio

martedì 27 gennaio  ( terzo incontro di approfondimento)

 

Quinto incontro: analisi di un problema concreto, etica e responsabilità nel lavoro

E’ tempo che le comunità cristiane diano segnali visibili e chiari riguardo alla dimensione etica e al senso di responsabilità nel lavoro, sia per chi lavora sia per chi crea e dà lavoro: qualsiasi lavoro, dal più umile in avanti, se svolto con rettitudine, onestà e serietà, contribuisce e concorre in modo importante al bene comune.

Riteniamo sia sufficiente richiamare alla testimonianza personale o è possibile, invece, e urgente pensare a testimonianze coerenti che provengano dalle comunità cristiane?

Le comunità cristiane avvertono la necessità di elaborare e pensare a regole nuove per disciplinare il lavoro? Quale in tal senso il ruolo educativo del sindacato cattolico tra i lavoratori?

 

Titolo: “Etica e responsabilità nel lavoro.  L’impegno dei cristiani per una società più equa”

Relatore proposto: dr.Tiziano Mazzer, presidente provinciale ACLI

Datagiovedì 19 febbraio

giovedì 26 febbraio (quarto incontro di approfondimento)

 

 

 

TERZA PARTE: segni di speranza

 

Sesto incontro: analisi di realtà concrete ed operanti, quali segni di speranza e novità cristiane

Esistono realtà che ci testimoniano la possibilità di incidere in senso cristiano in ambiti (affari e lavoro), sentiti comunemente come “altro” rispetto alla fede e che paiono regolati da leggi intoccabili ed inalterabili che niente hanno a che fare con il principio della carità. Fino a che punto è vero tutto questo? Quali sono queste realtà nuove?

 

Titolo: “Lavoro, economia, finanza. Segni di speranza e novità cristiane”

Relatori proposti: testimonianze diverse.

BANCA ETICA

MICROCREDITO: Alessandro Franceschini, presidente Cooperativa Pace e Sviluppo

COOPERAZIONE: Antonio Zamberlan, presidente Cooperativa Alternativa Ambiente)

Datagiovedì 19 marzo

mercoledì 25 marzo (quarto incontro di approfondimento)

Vedi le sintesi degli incontri

Etica e responsabilità nel lavoro. L’impegno dei cristiani per una società più equa

“Etica e responsabilità nel lavoro.  L’impegno dei cristiani per una società più equa”

Relatore proposto: dr.Tiziano Mazzer, presidente provinciale ACLI

Datagiovedì 19 febbraio


Premessa…il lavoro che cambia
La situazione del mondo del lavoro odierno è profondamente diversa rispetto a quella dei secoli
scorsi.
Il lavoro è investito da una transizione davvero epocale. Si sta passando da un’economia industriale
e fordista a un’economia dell’informazione e dei servizi.
La trasformazione delle economie industriali in economie dell’informazione e dei servizi ha
conseguenze di ampia portata sull’organizzazione della produzione e degli scambi, sul contenuto e
sulla forma delle prestazioni lavorative, sui sistemi di protezione sociale.
Il lavoro quindi rappresenta il paradigma del cambiamento, il crocevia delle trasformazioni sociali.
manifesta gli effetti più rilevanti della globalizzazione che ormai ha avvolto l’intero mondo.
La transizione odierna si può leggere metaforicamente come un passaggio dal lavoro ai lavori, da un
mondo del lavoro compatto, definito e riconosciuto, ad un universo di lavori, variegato, fluido.
Le relazioni tra le persone che lavorano diventano sempre più complesse: generi, religioni e culture
abitano e pluralizzano i luoghi di lavoro.
La precarietà, l’insicurezza e la mobilità, la mancanza di tutele, ma anche il tramonto del posto fisso
a tempo indeterminato che dura una vita, e ancora il basso livello retributivo, sono tutti attributi dei
tanti lavori che sono specchio della globalizzazione.
I cambiamenti cui è sottoposto il lavoro costituiscono il filtro per leggere i tratti della società
globalizzata e per valutare le ricadute che l’economia – mondo sta producendo sulla vita delle
persone.
Il lavoro è un bene di tutti per tutti
L’insegnamento sociale della Chiesa e in particolare l’enciclica Laborem Exercens di Papa
Giovanni Paolo II ci ricorda: “il primo fondamento del lavoro è l’uomo stesso,…prima di tutto il
lavoro è per l’uomo, non l’uomo per il lavoro” indicando che ogni lavoro è orientato al bene
comune, al bene di tutte le persone.
Al lavoro è necessario attribuire un giusto peso nella vita di ciascuno, il lavoro è un bene di tutti,
che deve essere disponibile per tutti. Il lavoro è in se bene comune.
Il bene comune, è avere una vita buona posseduta in comune, è un sociale fatto di relazioni e di
condivisione solidale.
Operare perché tutti possano avere un lavoro, che sia gratificante, professionalizzante e soprattutto
umanizzante, è parte integrante del bene comune.
Tramite il lavoro l’uomo può umanizzare la realtà e allo stesso tempo si adegua ad essa, ed è
mettendosi in relazione con la realtà che ogni persona cambia il mondo che la circonda.
Il lavoro dell’uomo è un bene fondamentale per la persona, per la famiglia, per la società, per
l’umanità, per lo sviluppo sostenibile, per l’umanizzazione della globalizzazione, per questo deve
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essere accessibile a tutti, compresi i portatori di handicap e per quelli che vivono in situazioni di
disagio.
A questo proposito significativi sono alcuni passi della Centesimus annus:
“ Nel nostro tempo diventa sempre più rilevante il ruolo del lavoro umano (preparato
professionalmente ed eticamente, disciplinato e creativo), come fattore produttivo delle ricchezze
immateriali e materiali “ (n.31)
“ L’uomo realizza se stesso per mezzo della sua intelligenza e della sua libertà e nel fare questo,
assume come oggetto e come strumento le cose del mondo e di esse si appropria.
In questo suo agire sta il fondamento del diritto all’iniziativa e alla proprietà individuale. Mediante
il suo lavoro l’uomo si impegna non solo per se stesso, ma anche per gli altri e con gli altri “ (n.43).
“ Occorre rompere le barriere e i monopoli che lasciano tanti popoli ai margini dello sviluppo,
assicurare a tutti – individui e Nazioni – le condizioni di base, che consentano di partecipare allo
sviluppo “ (n.35). Una società in cui il diritto al lavoro sia vanificato o negato e in cui le misure di
politica economica non consentano ai lavoratori di raggiungere livelli soddisfacenti di occupazione,
“ non può conseguire né la sua legittimazione etica né la pace sociale” (n43).
Un ruolo importante e una responsabilità specifica appartengono, in questo ambito al datore di
lavoro indiretto, ossia a quei soggetti (persone o istituzioni di vario tipo) che sono in grado di
orientare, a livello nazionale o internazionale, la politica del lavoro e dell’economia.
Etica e responsabilità nel lavoro e ruolo della comunità cristiana.
Z: BAUMAN – “ l’etica ha bisogno del sentimento di appartenenza comune, di solidarietà, di una
responsabilità mutua che ci faccia prendere consapevolezza di questa responsabilità”
Mai come in questi tempi si è sentito parlare dell’importanza di promuovere e di far prevalere nella
società comportamenti etici e morali ( a partire dalla classe dirigente), nonché di radicare nel mondo
economico il principio della responsabilità sociale dell’impresa. Sono esigenze che nascono come
una forma di difesa della società civile, quando questa si sente minacciata dalle ingiustizie, dalla
sicurezza, dal degrado economico e sociale.
Parlare di etica quindi significa fare riferimento ad un insieme di principi, di valori, di finalità, di
norme volti ad illuminare e a guidare – in termini di “buono” e di “giusto” – la vita degli uomini.
La vita di tutti i giorni ci induce ad intraprendere comportamenti per i quali rispondiamo a delle
persone, questo pur essendo vero è però fuorviante poiché in realtà noi non rispondiamo a delle
persone, ma rispondiamo a dei valori.
Consciamente o inconsciamente rispondiamo a dei valori che ispirano le nostre iniziative, le nostre
scelte, le nostre azioni. Questo vale per le persone ma anche per i sistemi economici, per il mercato
per le imprese, per le associazioni.
La globalizzazione attuale è un effetto dello sviluppo tecnologico, che ha ridotto enormemente costi
e tempi di trasferimento di persone, merci e soprattutto di informazioni e dati da un angolo all’altro
del pianeta. Nel contempo è essa stessa un fattore di moltiplicazione della complessità, in quanto
permette, e per certi versi ci impone, di interagire con soggetti sconosciuti e distanti, connettendo su
scala planetaria persone, organizzazioni, culture, religioni, sistemi politici ed economici.
L’economia globale è anche qui: nel nostro Paese nel nostro territorio e sta trasformando
profondamente il sistema produttivo e quello sociale, il significato e l’organizzazione stessa del
lavoro, la composizione e la rappresentanza sociale.
E’ quindi importante provare a socializzare i temi del lavoro, e inoltre indispensabile osservare il
lavoro nelle sue variabili sociali, familiari e culturali.
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Prende corpo una nuova figura, quella del cittadino, lavoratore, consumatore, pensionato globale,
identificato come tale dai mercati del lavoro e dei consumi, non gode di statuti o contratti che ne
riconoscano e ne tutelino questo nuovo status.
Non possiamo, infatti, nasconderci che nella trasformazione in atto del capitalismo, non assistiamo
alla globalizzazione dell’equità, a una diffusione pacifica dei diritti e delle tutele; a un’equa
distribuzione dei profitti e della produttività tra capitale e lavoro; a adeguate politiche di welfare;
all’adozione della partecipazione. In una parola alla democrazia economica.
In questo contesto la domanda da porci è: nell’economia globale, del libero mercato, della
competività sfrenata, della flessibilità, l’etica è un lusso che non ci si può permettere?
La solidarietà una variante debole che praticano i giusti, ma che depotenzia la capacità di stare nei
mercati, di fare il massimo profitto, di essere efficienti, di avere successo economico? L’economia
del dono, il terzo settore, il non profit, la cooperazione, la responsabilità sociale, la partecipazione,
la finanza etica, la governance, sono tutte forme marginali di consolazione, applicabili soltanto a
ristrette nicchie?
Le regole del gioco finanziario, produttivo e commerciale sono quelle che sono, e quindi, il nostro
impegno di operatori sociali, volontari, di movimenti e associazioni, la nostra idea di solidarietà di
responsabilità sociale, sarà quella dell’ambulanza che soccorre i feriti dalle inevitabili ingiustizie
provocate dal neo capitalismo globale? Certo è’ un impegno da perseguire però non può bastare.
Il problema etico e anche politico che ci poniamo è sapere se possiamo ipotizzare un capitalismo
capace di coniugare le esigenze della competitività e del mercato con quelle delle persone, delle
famiglie, delle comunità locali. In sintesi una buona etica favorisce buoni affari? Senza sentirci
utopisti pensiamo sia possibile e praticabile una risposta economica, giuridica, politica, in grado di
realizzare la giustizia sociale nel contesto economico contemporaneo.
La Dottrina Sociale della Chiesa ci fornisce risposte convincenti e stimolanti, inoltre ci vuole la
volontà politica di modificare il modello di sviluppo che significa abbandonare una visione
esclusivamente quantitativa e illimitata della crescita a favore di una qualitativa e di condivisione.
La fine del ventesimo secolo ha dato all’impresa un rinnovato prestigio ed un ruolo di protagonista
che ne mette maggiormente in luce le responsabilità.
Va quindi riconsiderata la responsabilità sociale dell’impresa e anche quella del lavoratore, ai rischi
di un individualismo esasperato, dei diritti spesso negati, si contrappone l’apertura di nuovi scenari
sul fronte delle responsabilità individuali e delle imprese. Esiste una responsabilità sociale del
lavoratore, dell’imprenditore e dell’impresa. I due termini “responsabilità” e “sociale” legano
lavoratori e imprenditori a un duplice impegno: quello di essere coerenti con degli impegni assunti
ed esserlo davanti alla società, ovvero alla comunità complessivamente intesa. La responsabilità
sociale chiama in causa l’etica quindi il comportamento pratico davanti al “bene” e il “male”.
Parlare di responsabilità sociale significa dare un senso ancora più forte al lavoro, al modo in cui
viene svolto, perché coinvolge la struttura di valori più profondi dell’individuo e questi sono
direttamente connessi con la responsabilità personale.
L’imprenditore ha una grande responsabilità nei confronti dei lavoratori, della società e del contesto
economico in generale.
Le sue scelte infatti hanno ripercussioni sulle condizioni di vita dei lavoratori, sul contesto
economico locale e nazionale.
Sempre di più ormai vediamo che il successo di un impresa cammina non solo sulle gambe
dell’imprenditore, ma su quelle degli azionisti, dei lavoratori e dei consumatori. Si apre un campo
ancora molto da esplorare che mette al centro del sistema di relazioni la democrazia economica e la
partecipazione, è il concetto di impresa come comunità che si afferma in questa visione.
Non si tratta di semplificare rispetto alla grande condizione di competitività nella quale si dibattono
oggi le aziende, al contrario, si tratta di affermare una modalità, una strategia competitiva. Imprese
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socialmente responsabili, fortemente partecipative, che si ispirano a principi di democrazia
economica, sono altrettanto competitive.
Un benessere condiviso è il nuovo senso del lavoro nella sua più ampia accezione.
E’ una delle forme di responsabilità sociale che gli attori si scambiano, talvolta anche
conflittualmente, ma non più in maniera antagonista.
Questo dovrebbe portare a soluzioni socialmente condivise anche nei momenti di difficoltà
economica, che distribuiscano anche gli oneri oltre gli onori, con equità tra tutti gli attori.
Un convincimento basilare della Dottrina sociale della Chiesa è che il benessere economico di un
Paese non si misura dalla quantità di beni di cui dispongono i suoi componenti, bensì dalla loro
giusta distribuzione, di modo che tutti abbiano a disposizione ciò che serve allo sviluppo e alle
proprie necessità.
Anche il Papa Benedetto XVI ha ricordato in occasione del recente Sinodo: “ chi costruisce solo
sulle cose visibili, come il successo, la carriera e i soldi rischia poi di perdere tutto”.
Sui cambiamenti che investono il mondo del lavoro, la comunità cristiana e le organizzazioni sociali
tra queste le Acli, hanno il compito importante di portare un loro contributo specifico, nella
direzione di accompagnare i cambiamenti ed accogliere le innovazioni, sapendo trovare forme
nuove e concrete per riaffermare la centralità della persona che lavora.
Su questa strada le Acli ritengono sia necessario ri-socializzare il lavoro, che vuol dire innanzitutto
“ricostruire insieme un nuovo senso del lavoro”, “ridare al lavoro un significato condiviso”.
Oggi il lavoro si è “relativizzato”. Frammentato e individualizzato, ha perso identità e significato,
ha aumentato il suo costo ma non il suo valore.
Non è più sufficiente, per quanto indispensabile, dare risposte concrete ai problemi contingenti,
diventa fondamentale impegnarsi a ricreare legami e reti di vicinanza non solo tra lavoratori, ma tra
questi e il territorio.
Recuperare la socialità del lavoro significa ricostruire relazioni e solidarietà per superare le
situazioni di solitudine, di difficoltà, ed incomunicabilità nelle quali i lavoratori sempre più spesso
si trovano a operare.
Fare gruppo è il modo di passare dalla società liquida a quella del coagulo, alla valorizzazione del
capitale sociale che è promotore di sviluppo.
A partire da quest’opera complessiva di “risocializzazione” potrà essere possibile affrontare le
nuove sfide del mondo del lavoro nella prospettiva del mutamento e non nell’irrigidimento: la prima
è tutelare tutte le forme di lavoro, in particolare quelle atipiche, partendo da una riforma organica
degli ammortizzatori sociali, fino ad arrivare alla soppressione delle varie forme di illegalità che
sono il primo attentato alla sicurezza dei lavoratori.
La seconda è la consapevolezza che un mercato aperto, in una società della conoscenza richiede una
sempre maggiore professionalizzazione del lavoratore.
C’è dunque bisogno di una formazione continua che colga anche l’importanza di offrire criteri
intelligenti di scelta per indirizzare la propria carriera professionale.
In questi giorni in piena crisi del sistema finanziario mondiale, con tutta la scia di difficoltà che
porta nell’economia reale, rende evidente che il primato della finanza sull’impresa, sta mostrando
tutta la sua capacità distruttiva.
Come dicono in molti questa crisi però può essere un’opportunità per ripensare ai modelli di
economia, di sviluppo, di stili di vita che vogliamo.
Si tratta di tornare ad un’imprenditoria ancorata all’economia reale, al prodotto, alla relazione di
fiducia, all’investimento nell’innovazione, alla visione a lungo periodo, al valore della cultura e di
un sapere costruito sull’esperienza, alla centralità della persona, a una cultura del fare impresa, a
una cultura organizzativa fondata sull’etica.
L’obiettivo di fondo dovrebbe essere quello di contribuire all’affermazione di uno sviluppo
sostenibile, tanto a livello locale, quanto su dimensione globale.
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Il che significa uscire dalla mera valutazione del risultato economico a breve, per perseguire,
attraverso una competitività responsabile e bilanciata degli interessi, una crescita del benessere e
della complessiva qualità della vita delle persone e delle comunità.
Per concludere, di fronte alle complessità sociali è importante che da parte delle diverse istituzioni
sia assunto un imperativo etico oltre che morale e che a mio parere è quello: che ognuno di noi nel
ruolo che possiede debba impegnarsi a favore di uno sviluppo reale, di un progresso vero, di una
legalità che diventi una forma di pensiero e di azione.
Siamo tutti riportati a questa responsabilità oltre che a un’urgenza formativa indispensabile e a cui
dobbiamo dedicare il tempo e la passione e soprattutto con l’esempio, per dare speranza e per ben
educare le generazioni future.
Occorre essere sentinelle attente e illuminate dalla Parola di Dio, che aiuta, sostiene, favorisce il
discernimento, per saper trovare anche in tempi difficili la direzione del cammino da intraprendere.

La precarietà del lavoro: una sfida da affrontare tra rischi ed opportunità

La precarietà del lavoro: una sfida da affrontare tra rischi ed opportunità”

Relatore proposto: dr. Giuseppe Vedovato, ex sindacalista CISL, storico del sindacalismo

Datagiovedì 22 gennaio


Con il dr.Vedovato abbiamo affrontato il tema della flessibilità del lavoro; una strada che necessariamente ci troviamo a dover percorrere da quando la trasformazione postfordista (personalizzazione della produzione e produzione snella), la continua innovazione tecnologica e la globalizzazione dei mercati hanno messo in discussione la tradizione del lavoro standard nei paesi sviluppati, costringendoli ad introdurre rapporti di lavoro non standard.

L’Europa sostiene che bisogna accettare modelli non standard, ma garantendo la protezione del lavoratore nel suo itinerario occupazionale e professionale, attraverso un sistema di tutele e garanzie che vanno sotto il nome di flexicurity. I paesi europei stanno procedendo in questa prospettiva in modo pragmatico e costruttivo.

In Italia i passi compiuti nella direzione della flessibilità si sono concretizzati nel Pacchetto Treu (1997) e nella Legge Biagi (2005). Nonostante il livello di “occupazione flessibile” nel nostro Paese rimanga al di sotto della media europea, tuttavia la percezione del disagio e della precarietà del posto di lavoro è molto forte. Questo perché la maggiore flessibilità è stata conseguita esclusivamente sul lavoro temporaneo e, soprattutto, senza un adeguamento del sistema delle tutele. Il rischio al quale stiamo andando incontro è quello di finire col pagare un ritardo rispetto agli altri Paesi europei.

E’ necessario, dunque,  riflettere sui motivi che ci impediscono di avviare una seria politica del lavoro capace di affrontare le sfide della nuova economia come opportunità di crescita e di sviluppo. Questi i punti che il dr.Vedovato ha posto alla nostra attenzione.

Nel nostro Paese la prospettiva della flessibilità del lavoro si scontra con:

  • Un deficit storico di cultura riformista (anche per quanto riguarda l’area cattolica, che pure in passato aveva saputo attuare grandi rinnovamenti in tal senso)
  • Relazioni sindacali fragili, prevalentemente conflittuali: il troppo stretto legame con i partiti politici, ha finito col coinvolgere le organizzazioni sindacali in una miope contrapposizione politica, con la conseguente perdita di autonomia. Ciò ha impedito di costruire un sistema di tutele di tipo solidale, sussidiario e partecipativo.
  • Un “welfare”, un sistema sociale, di tipo prevalentemente assistenziale e gravemente iniquo e con una spesa sociale fortemente squilibrata in favore delle pensioni.

Che fare?

Occorre potenziare le politiche attive del lavoro e ridisegnare le tutele.

Come?

Ecco alcune proposte:

  • con un maggior coinvolgimento nel territorio delle parti sociali in termini sussidiari (relazioni sindacali partecipative);
  • realizzando un grande “patto generazionale” (mettendo fine a tanti ed eccessivi privilegi e corporativismi esistenti e alzando l’età pensionabile);
  • riducendo progressivamente l’altissimo prelievo contributivo (per scoraggiare sia l’uso improprio del lavoro temporaneo, sia il lavoro nero).

 

 

Il lavoro e l’economia nella Dottrina Sociale della Chiesa

“Il lavoro e l’economia nella Dottrina Sociale della Chiesa”

Relatore : Mons. Giuseppe Rizzo, Vicario Generale Diocesi di Treviso

Datagiovedì 20 novembre


Nell’incontro con mons. Rizzo abbiamo accostato i contenuti della Dottrina Sociale della Chiesa. Essi sono profondamente e saldamente radicati nell’antropologia cristiana: l’uomo, creato da Dio a sua immagine e somiglianza, è voluto da Dio stesso quale collaboratore nella sua incessante opera creatrice: il lavoro dell’uomo, dunque, è un tratto fondamentale e costitutivo della natura dell’uomo ed è benedetto da Dio, quando si conforma ai principi di verità e carità, che trovano in Cristo, volto di Dio Padre, il modello ed il riferimento.

Ma, oltre ai contenuti, assai interessante è stato ripercorrere i passaggi fondamentali della nascita e dello sviluppo  nella Chiesa di una coscienza sociale e, conseguentemente, di un pensiero sociale.

Il primo passo è quello dell’enciclica di Leone XIII, la Rerum novarum. In un momento in cui si contrappongono le due importanti prospettive economiche, quella collettivista e quella capitalista, la Chiesa interviene, cogliendo la complessità e l’urgenza del problema lavoro, riconoscendolo quale “problema sociale”, precisando e stabilendo i principi cardine su cui in seguito poggerà tutto il pensiero sociale della Chiesa (lavoro come costitutivo della natura dell’uomo, come collaborazione dell’uomo alla creazione, etc.) ed, infine, auspicando l’individuazione di strumenti adeguati di governo per fronteggiare la nuova situazione sociale.

Il secondo passaggio importante, vera “discriminante storica”,  è quello segnato dalla Costituzione Conciliare Gaudium et Spes (1965). Essa presenta la sintesi del magistero precedente (Rerum novarum; Quadragesimo anno, 1931 Pio XI; Mater et Magistra, 1961 Giovanni XXIII) quale solida base da cui affrontare il nuovo cambiamento nel mondo del lavoro con i nuovi problemi emergenti (tutela dei minori, madri lavoratrici, stranieri, precarietà…).

Le tre encicliche Octogesimo adveniens (1971 Paolo VI), Laborem exercens (1981 Giovanni Paolo II) e Centesimus anno (1991 Giovanni Paolo II) affrontando temi nuovi, non ancora esplosi al tempo del Concilio, approfondiscono e “affinano” dal punto di vista teologico la Dottrina Sociale della Chiesa, orientando decisamente il pensiero sociale su Cristo; sulla sua perfetta umanità quale principio della perfetta antropologia cristiana.

 

La Chiesa, ci ha fatto comprendere mons.Rizzo, nell’elaborazione del suo pensiero sociale non ha mai inteso offrire ricette o soluzioni ai problemi economici e del lavoro contingenti. La Chiesa, si pone difronte alla storia, cerca di cogliere i segni dei tempi e rimane in ascolto del popolo cristiano  all’interno del quale si levano in ogni epoca voci e figure profetiche. Solo in seguito elabora la sintesi ideale che indica la strada e serve da fondamento al pensiero e all’azione dei cristiani che si trovano ad affrontare le sfide del proprio tempo.

 

Difronte all’odierna complessa e incerta situazione economica in continua trasformazione ed alle sfide  della globalizzazione sempre più spinta, la Dottrina sociale della Chiesa “necessita di una nuova sintesi” Da dove verrà la salvezza?”.

Le comunità cristiane possono e devono contribuire con la loro riflessione e discernimento costanti, elaborando proposte nuove, tentando nuove strade con “fantasia” e creatività ispirate al Vangelo (microcredito, Banca etica, bilanci di giustizia, riforme agrarie,…).

Alle comunità cristiane, e dunque a ciascuno di noi, sembra sia chiesto uno sforzo “profetico”, che dobbiamo accogliere con vero entusiasmo e serio impegno.

 

 

 

 

 

 

 

 

Il lavoro: condanna o benedizione? Riflessione a partire dalla Parola di Dio

Il lavoro: condanna o benedizione? Riflessione a partire dalla Parola di Dio

Relatore : don Firmino Bianchin

Data: giovedì 6 novembre


Don Firmino Bianchin, biblista e monaco camaldolese, ci ha aiutati, accompagnandoci passo passo nella Sacra Scrittura, ad affrontare il tema del lavoro alla luce della Rivelazione. Fin dalla Creazione Dio ha associato l’uomo alla sua opera creatrice, lo ha voluto e lo vuole suo collaboratore, affinché anche con il suo lavoro contribuisca alla realizzazione del ”sogno”, del progetto di Dio, sull’umanità e sul mondo. Un progetto che porterà davvero a cieli nuovi e terra nuova, un divenire grandioso nel quale i valori del lavoro, del progresso, della giustizia e della solidarietà saranno possibili. Questa è la prospettiva di speranza contenuta nella Scrittura. Fin dal principio, dunque, il lavoro dell’uomo fa parte del “sogno” di Dio ed è benedizione. Saranno la disobbedienza dell’uomo e la sua superbia a rompere l’armonia della Creazione, caricando il lavoro di fatica e sofferenza. Ma Dio si fida della sua creatura e, nonostante le sue ripetute infedeltà, lo sostiene e lo guida nel cammino di salvezza. L’uomo, dal canto suo, deve costantemente verificare che il proprio lavoro, la propria attività, sia conforme al progetto di Dio. E questo richiede tempo e preghiera per ricostruire e la relazione, il dialogo con Dio, fonte di Verità e di Sapienza. Solo se condotto con Sapienza il lavoro dell’uomo assomiglia al lavoro di Dio ed è conforme al suo progetto, alla realizzazione del Buono. Nella Creazione Dio in ciascuna delle sue attività produsse il Buono: “Dio vide che era cosa buona”, troviamo ripetuto nel testo della Genesi. Solo il Buono serve alla vita di Tutti, costruisce il Bene Comune. Il lavoro, dunque, ha in sé un valore sociale. Il lavoro, illuminato dal dono della Sapienza, preserva dall’avidità, dallo sfruttamento, dall’ingiustizia, dall’idolatria prodotta da lavoro; salva l’uomo dall’affanno del troppo lavoro, orientandolo al recupero degli spazi di riposo e di contemplazione. “Auguriamoci”, ha concluso Don Firmino Bianchin, “che il nostro lavoro, qualunque esso sia, anche nel grigiore quotidiano, possa conoscere la gioia segreta della gratuità e la forza di promuovere vita finché il Regno di Dio venga pienamente per tutti gli uomini”.

 

Il mondo del lavoro oggi: analisi, riflessioni, prospettive.

:” Il mondo del lavoro oggi: analisi, riflessioni, prospettive.”

            Lo sguardo di un economista

 

Relatore : prof. Ferruccio Bresolin, docente di Economia Politica Università Ca’ Foscari

Datagiovedì 23 ottobre


Il prof.Bresolin ci ha aperto un orizzonte molto ampio sull’economia e sul lavoro.

Attraverso un excursus storico rapido, ma chiaro, ci ha spiegato come il concetto di lavoro si sia delineato ed evoluto nel tempo a partire dalle due principali correnti di pensiero economico: quella collettivista e quella liberale (economia di mercato). Ci ha fornito – soprattutto a chi tra noi è più estraneo al linguaggio ed alla pratica economici – delle chiavi di lettura molto utili per leggere, comprendere ed interpretare un po’ di più le scelte di politica economica che ci vengono proposte ed attuate. Sono scelte che riguardano, certamente, il vasto ambito internazionale o nazionale, ma che ricadono poi anche nel nostro territorio, fino ad arrivare nelle nostre case, toccandoci da vicino.

Si è parlato, dunque, di contrattazione del lavoro, di sindacati, di salario come variabile indipendente, di politica dei redditi, ….. .

Quindi, il prof.Bresolin, ha considerato a grandi linee quello che è stato il percorso economico del nostro Paese, soprattutto a partire dal Secondo Dopoguerra fino ai giorni nostri, mettendo in risalto quali siano le risorse ed i pregi, ma anche i limiti ed i condizionamenti politico-economici che influiscono tuttora nella gestione della politica economica italiana.

Infine ha considerato la realtà della nostra regione, nata come regione prevalentemente agricola; quindi trasformatasi in regione a carattere fortemente industrializzato (in modo talora indiscriminato e con gravi costi a livello ambientale!), ma sempre più tesa alla terziarizzazione, anche a seguito della delocalizzazione industriale, in paesi extracomunitari.

Può essere importante richiamare alcune riflessioni su temi di grande attualità nell’ambito dell’economia e del lavoro, emersi ed approfonditi nel corso del dibattito e che senz’altro saranno materia di ulteriore approfondimento e discussione nel corso degli incontri di approfondimento.

Si tratta di tre temi.

  • DELOCALIZZAZIONE: al di là della percezione negativa generalmente diffusa, ha detto il prof.Bresolin: “La delocalizzazione non è immorale!” Portare lavoro là dove non c’è, significa creare le condizioni per arginare il problema, sempre più sentito, dell’emigrazione di massa dai paesi più poveri a quelli più ricchi. La delocalizzazione può avere, però, due facce: quella viziosa dello sfruttamento di manodopera a basso costo e non tutelata in alcun modo; oppure quella virtuosa dell’esportazione di competenze e benessere. Per noi sarà un buon argomento di riflessione.
  • MOBILITA’, FLESSIBILITA’: temi all’ordine del giorno nella politica economica, che si fanno sentire in tutta la loro portata nelle nostre realtà familiari. Si tratta di soluzioni che, senza dubbio, segnano uno stacco traumatico con quello che è stato fino a poco tempo fa un caposaldo ed un valore riconosciuto dal punto di vista sociale; ma che, sempre più, si stanno imponendo quali sbocco e soluzione nelle nuove prospettive economiche per salvaguardare l’economia di mercato. Questa sfida porta in sé opportunità positive, ma necessita assolutamente di una preparazione adeguata per poter essere affrontata nel migliore dei modi. Bisogna puntare sulla formazione delle giovani generazioni per renderle capaci di porsi nel mercato del lavoro con gli strumenti adeguati all’inserimento in esso. E di qui il terzo tema.
  • IL CAPITALE UMANO: le giovani generazioni sono il capitale umano. Ha detto il prof.Bresolin:”Il capitale umano è l’unico, vero, autentico capitale. Investire in esso è un problema di cultura, formazione e responsabilità!”. Lo Stato che dimostra attenzione verso il proprio capitale umano e se ne prende cura veramente crea solide basi per lo sviluppo economico e guarda con fiducia al futuro. Anche questa notazione, fatta con lo sguardo “scientifico” dell’economista ci offre un buon punto di partenza per continuare a riflettere, arricchendo queste riflessioni alla luce della fede.

Volevamo cogliere lo sguardo dell’economista: forse ci attendevamo, data la situazione economica mondiale,  uno sguardo pessimista ed invece il prof.Bresolin  ci ha sorpreso per il suo sguardo fiducioso sul futuro.