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6) I luoghi della formazione – La città

La città   –   lunedì 31 marzo 2008

relatore: dr.Bruno Pigozzo, Assessore alle politiche sociosanitarie e per la Famiglia del Comune di Salzano

Titolo: Il cittadino protagonista

Altrettanto importante per la formazione alla cittadinanza è la città. La città nella quale viviamo può aiutare a stimolare e far crescere il senso civico nei cittadini? quali messaggi positivi, quali  scelte nell’amministrazione della città, quali attenzioni verso i cittadini possono contribuire a formare cittadini sensibili?

 

5) I luoghi della Formazione – La scuola

La scuola   –   lunedì 18 febbraio 2008

relatore dr. Francis Contessotto, preside Isituto Canossiano  “Madonna del Grappa” di Treviso

Titolo: Diventare cittadini tra i banchi di scuola: come?

Altro luogo privilegiato per la formazione alla cittadinanza è la scuola. Quale peso ha la scuola nella formazione alla cittadinanza? la formazione dei cittadini è sentita veramente dalle istituzioni scolastiche come una priorità? Come si diventa cittadini tra i banchi di scuola?


sintesi dell ‘incontro

L’impressione è che la scuola viva una situazione di emergenza educativa, piuttosto che di progettualità educativa.

In effetti la velocità dei cambiamenti sociali è stata superiore rispetto alla capacità di affrontarli, per cui spesso ci accorgiamo di mettere in atto strategie educative già superate e, dunque, insufficienti ed inefficaci. Tale, ad esempio, si è rivelato l’obbligo dell’insegnamento dell’Educazione Civica, intorno al quale tra gli anni ’70 e gli anni ’80 si era aperto un intenso dibattito. Ad oggi possiamo rilevare quanto il solo insegnamento dell’Educazione Civica non sia stato sufficiente a formare cittadini più maturi e consapevoli. Le nozioni, le conoscenze, sono importanti, ma da sole non bastano: questo era il presupposto errato di fondo. Così come non è stato sufficiente istituire la Giornata della Memoria dell’Olocausto degli Ebrei per far scomparire l’antisemitismo o frenare il razzismo in genere.

 

Se cittadinanza significa, innanzitutto, responsabilità verso se stessi e gli altri, ciò che vale di più dal punto di vista educativo e della crescita della persona è l’esperienza, soprattutto quando questa parte da esempi significativi che provengono dal mondo degli adulti. Ciò nonostante avviene di frequente che i ragazzi non solo percepiscano incoerenza nei comportamenti degli adulti – genitori o insegnanti – sotto il profilo della responsabilità;  ma anche che si trovino al centro di una discordanza, talora vera e propria divergenza, di linee educative tra diverse agenzie educative (famiglia-scuola; famiglia-parrocchia; famiglia-sport; etc). Questo non fa che  ingenerare nei ragazzi solo smarrimento e confusione.

E ancora, se cittadinanza significa senso della comunità, senso della regola, altro problema sul fronte della formazione dei cittadini è la mancanza di controllo sociale e di solidarietà educativa fondate su valori e regole condivisi. Il clima generale, infatti, è quello dell’affermazione e della rivendicazione ad oltranza dei diritti individuali in nome di un bene individuale, piuttosto che di un bene comune e di valori condivisi.

Tutto questo a fronte della realtà vissuta dai ragazzi, quella che viene posta loro innanzi e che spesso si trovano a vivere fuori dalla scuola e fuori dalla famiglia: una realtà fatta di esperienze molto più “forti” e trasgressive, di quanto non avvenga a scuola o in famiglia. Se per i ragazzi la trasgressione può divenire gratificante, non altrettanto gratificante è l’esperienza della regola e dell’obbedienza alla regola.

 

Come affrontare, a questo punto, la situazione?

  • affiancarsi ai ragazzi, che significa tentare di guardare il mondo attraverso i loro occhi.
  • recuperare la passione, l’entusiasmo del bene comune, del senso della comunità, dei valori condivisi…. e la passione deriva solo dall’essere innamorati di ciò che si fa. Spesso gli insegnanti corrono il rischio di perdere la passione! Ma non solo gli insegnanti, forse anche i genitori stessi, o i catechisti, gli educatori, talvolta anche i sacerdoti!
  • è opportuno rivedere anche il ruolo degli organismi partecipativi (ad es. il comitato studentesco)
  • darsi un progetto educativo concreto con finalità e modalità condivise, che parta dalla realtà dei ragazzi, ma che comprenda e coinvolga anche genitori ed insegnanti. Tale progetto dovrebbe ruotare intorno a tre ambiti, ciascuno dei quali considerato su tre livelli – ragazzi, genitori, insegnanti – : la coscienza di sé, il senso di responsabilità e il rapporto con gli altri.

4) I luoghi della formazione -La famiglia

I luoghi della formazione

La famiglia   –   lunedì 14 gennaio 2008

relatore: prof. Giuseppe Goisis, docente di Storia della Filosofia politica presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia

Il primo luogo della formazione alla cittadinanza è, senz’altro, la famiglia. Quanto pesano nella formazione del futuro cittadino l’educazione, lo stile di vita, i valori che riceviamo e respiriamo nella nostra realtà familiare? quali attenzioni riservare a quest’aspetto dell’educazione dei figli?


Sintesi dell incontro

La famiglia – ha detto il prof. Goisis – non appartiene alla politica né solo al suo privato; essa ha un ruolo a sé, è un crocevia tra pubblico e privato, e svolge un ruolo educativo insostituibile, quale nessun’altra istituzione pensata o realizzata dall’uomo. Vale a dire che quanto accade, si apprende, si respira nel ‘piccolo’ della famiglia, sarà la cifra del nostro stare nella società.

La famiglia nell’educazione e nella formazione dell’individuo possiede straordinarie e uniche possibilità. Pensiamo, ad esempio, a due idee, due modalità caratteristiche e specifiche della realtà familiare: il perdono e la gratuità.

In famiglia si impara a far pace, tra sposi, tra genitori e figli, tra fratelli, etc.; si impara continuamente, giorno dopo giorno a ritessere piccole o grandi lacerazioni, ricostruendo la concordia necessaria per andare avanti tutti insieme, secondo gli eventi e le età.

In famiglia si impara che la vita insieme chiede di donare e di donarsi senza aspettare nulla in cambio, senza scambio utilitaristico, senza la legge del do ut des, senza un tornaconto; la realtà familiare, per prima, insegna all’individuo che esistono valori che non hanno prezzo e per i quali siamo chiamati a spenderci gratuitamente.

Ma entrando, più specificamente nell’educazione alla cittadinanza, quali sono i passaggi educativi più significativi?

La capacità di partecipazione. La cittadinanza o è partecipativa o non è tale. In famiglia la necessità di trovare un passo comune per camminare insieme senza lasciare nessuno indietro, allena ad essere propositivi, cominciando da cose piccole e praticabili.

La responsabilità. Il tema della responsabilità è strettamente connesso alla libertà. Anzi l’idea più feconda di libertà è quella di una libertà totalmente responsabile delle proprie scelte. La libertà responsabile è in atto nella famiglia e si traduce in gesti d’amore.

La cittadinanza attiva. Il cittadino non può considerarsi un terminale di benefici; è indispensabile la sua dinamica e attiva partecipazione alla vita pubblica attraverso gli organi e i mezzi disponibili.

Nella famiglia ogni componente individua e riconosce il proprio ruolo e partecipa attivamente alla vita familiare, dando il proprio contributo nelle scelte che riguardano tutti e si ripercuotono nella vita di tutti. Come avviene all’interno della famiglia, così avviene anche nel mondo, all’interno della propria realtà, e non solo per il singolo individuo, ma anche per le famiglie. Senza rinchiudersi nel proprio privato, ponendolo a giustificazione di una presa di distanza dall’impegno, cedendo alla deriva familistica, le famiglie devono riscoprire il coraggio e l’impegno di guardare fuori da se  stesse, dentro alle famiglie degli altri, di specchiarsi nelle famiglie degli altri, dando vita a reti e rompendo così la gabbia della solitudine. La famiglia deve divenire scuola di impegno e di coraggio.

Educare difronte al potere. Il potere demonizzato o, al contrario, il potere agognato per sopraffare l’altro, generano due atteggiamenti opposti, ma ugualmente negativi: la rivolta, nel primo caso, e la sudditanza, nel secondo. E’ indispensabile sviluppare, invece, un atteggiamento di equilibrio e di serenità, nei confronti del potere, dell’autorità. Ma un simile atteggiamento si impara in uno spazio aperto al confronto, all’accoglienza di opinioni diverse, alla discussione, allenato a considerare anche le ragioni dell’altro e, soprattutto, difronte ad un’autorità di competenza e di profondità che si esprime con l’esempio. Tale deve essere anche lo spazio  familiare se vuole formare il carattere dell’individuo.

 

Infine, educare alla politica non significa dare indicazioni o impartire lezioni. Non, dunque, astrazioni, né attivismo legato alla contingenza. La politica, infatti, è una forma di “universale concreto”: servire l’intera umanità risolvendo alcuni problemi politici.

 

3) La cittadinanza

La cittadinanza   –   giovedì 22 novembre 2007

relatore: dr. Gianni Saonara, ACLI Veneto

Titolo: CITTADINANZA: orizzonti pensati itinerari partecipati

Cosa significa cittadinanza? quali tratti identificano il cittadino e lo rendono veramente degno di tale nome? il riconoscimento dell’altro; la responsabilità, ossia il farsi carico dell’altro; la reciprocità, ossia la disponibilità alla relazione fondata sulla fiducia, al dialogo costruttivo con l’altro; la corresponsabilità, o il concorso,  nel raggiungimento del bene comune…..


il dr. Gianni Saonara si è rivelato davvero sorprendente per la novità e la profondità dei contenuti che ci sono stati offerti. Una novità, per certi aspetti, anche spiazzante per l’impostazione del pensiero, alla quale noi cristiani, forse da tempo ci siamo disabituati.

Il punto di partenza è considerare la cittadinanza come un vasto cantiere in costruzione. E’ importante soffermarsi su questa espressione in quanto da essa possono scaturire una serie di riflessioni interessanti e nient’affatto scontate. Innanzitutto l’invito a considerare la cittadinanza non come un insieme di concetti definiti e determinati una volta per tutte, ma piuttosto come una realtà da progettare e costruire continuamente a partire dalla lettura e dalla comprensione del tempo e del mondo in cui viviamo. Significa, per i cristiani, cercare ed individuare di volta in volta i modi per incarnare il Vangelo in un mondo che è in “vasto e continuo cambiamento”, scegliendo di stare dentro al mondo, affrontando le sfide che il mondo ci pone innanzi; è lo stile dell’incarnazione, quello che ci ha insegnato Cristo, facendosi uomo e accettando Lui, la Verità, di entrare nella realtà della storia umana fatta di tradizioni e leggi, fasti e miserie. Il cristiano non può, pertanto, chiamarsi fuori da un concreto impegno come cittadino, non può non sentire e non assumersi la responsabilità della cittadinanza, in qualunque modo essa si dia, dall’assolvimento dei primi e più semplici doveri civili fino alla scelta dell’impegno politico.

Dunque, i cristiani sono chiamati a dare in questo cantiere il loro originale contributo, la loro alternativa cristiana. Ma come si configurano questa originalità e questa alternativa cristiane? Il contributo più originale sta nel recuperare alla cittadinanza e alla politica due dimensioni fondamentali -e potremmo anche dire imprescindibili-: la dimensione profetica e quella spirituale. La dimensione profetica ci chiama ad operare per la realizzazione del Regno di Dio, annunciando il Vangelo e portando nel mondo la carità. Traducendo in termini pratici, pensiamo, ad esempio, al perdono, pensato nella sua valenza pubblica; o, ancora, al recupero della relazionalità in un mondo malato di disgregazione e – sembra quasi paradossale in tempi in cui la velocità nella comunicazione ha raggiunto livelli inimmaginabili fino a qualche anno fa – di incomunicabilità e incapacità di dialogo tra le persone , anche a partire dal nucleo sociale primo che è la famiglia.

La dimensione spirituale ci porta a riconoscere il primato di Dio e la sua presenza ed azione nella storia. Troppo preoccupati per trovare da noi, le ricette per il bene degli uomini dimentichiamo di mettere il mondo e l’umanità nelle mani di Dio, di cercare in Lui e nella sua Parola la luce per pensare le strade da perseguire e le risposte da dare; e la forza che sostenga le nostre azioni ed i nostri progetti. Dobbiamo riscoprire l’importanza di pregare la cittadinanza.

Abbandonare o dimenticarsi di queste due dimensioni significa pensare e progettare in termini di semplice prassi, muovendosi entro gli orizzonti molto ristretti del presente e della contingenza, incapaci di progettare ed aprire strade sicure per il futuro e senza produrre la vera e autentica alternativa, che faccia la differenza rispetto alle altre proposte.

 

2) L’appartenenza

Le due idee fondamentali

L’appartenenza   –   lunedì 22 ottobre 2007

 relatrice:  d.ssa Maria Gabriella Sartori, psicologa psicoterapeuta e psicologa sociale)

Essere cittadini significa appartenere, sentirsi appartenenti ad una comunità, ad un popolo, ad una nazione. Ma cosa significa appartenere, appartenenza? Come si matura a livello personale la consapevolezza di far parte di un gruppo più vasto che esce dall’io individuale, abbracciando via via la famiglia, quindi il gruppo, una comunità, uno Stato, l’Europa, il mondo? E’ interessante partire da qui per poi poter avviare una riflessione ben fondata sulla cittadinanza.


La D.ssa Sartori, partendo dalla prospettiva psicoanalitica, spiegava e dimostrava quanto il sentirsi appartenenti a qualcuno – prima tra tutti alla madre – sia fondamentale nella formazione e nello sviluppo dell’individuo. La tenerezza dell’abbraccio avvolgente della madre, la sua accoglienza del figlio, oltre ad aiutare il bimbo a prendere coscienza di sé attraverso l’altro – la madre appunto -, rappresenta anche il primo contatto con la società, con il mondo. E così pure le cure e le premure materne, l’accorrere al pianto ed il prodigarsi per comprendere, capire, e calmare il pianto del figlio, rassicurano il bimbo, e contemporaneamente contribuiscono a creare in lui fiducia di aiuto, di solidarietà nel bisogno; tutti questi atteggiamenti gettano semi di speranza, di attese positive, fondati sulla fiducia di non essere solo, abbandonato al proprio destino.

Proviamo a riflettere: c’è sempre una parola che ritorna, ed è APPARTENENZA.

Sia che partiamo dalla prospettiva teologica e dalle dinamiche di fede, sia che partiamo dalla prospettiva e dalle dinamiche umane, i nostri discorsi finiscono per convergere: l’uomo per realizzare pienamente ed integralmente se stesso non può essere solo, ha bisogno di ‘appartenere’ a qualcuno, e di riconoscersi appartenente a qualcuno. E se l’abbraccio della madre è la prima tappa nella formazione dell’identità e dell’integrità dell’individuo, è l’abbraccio di Dio, l’abbandono al suo amore – quell’amore che per primo Dio offre – che restituisce all’uomo la verità tutta intera: non solo su se stesso, ma sul senso ultimo della vita, sua e dell’intera umanità.

 

1) Il Convegno Ecclesiale di Verona 2006

Il Convegno Ecclesiale di Verona 2006   –   lunedì 15 ottobre 2007 

relatore: don Gerardo Giacometti, direttore dell’Ufficio Catechistico della Diocesi di Treviso e capo della delegazione diocesana al Convegno Ecclesiale.

Quest’anno il percorso della Scuola di Formazione Sociale sarà preceduto da un’incontro nel corso del quale sarà illustrato il lavoro svolto durante il Convegno di Verona. Ci illustrerà le linee fondamentali della riflessione svolta intorno ai cinque ambiti.


Verona – ci ha detto – Don Gerardo Giacometti – “ ha messo a tema la speranza, anzi: Gesù Cristo speranza del mondo”. Questo è il punto di partenza: il Cristo morto e risorto; la resurrezione di Gesù è il fondamento di ogni nostra speranza; il grande annuncio che i cristiani sono chiamati a far risuonare e vivere nel proprio cuore, per poi poterlo portare nel mondo; la grande speranza capace di illuminare tutti i bagliori di luce che la vita di ogni uomo racchiude in sé. “In ogni ambito della vita umana, vissuto con verità,  – si è ancora detto a Verona – c’è un’apertura al futuro che dice speranza”.

Di qui, dunque, il forte invito ed insieme l’indicazione pastorale a guardare alla realtà concreta della vita dell’uomo. Al convegno Ecclesiale sono stati individuati cinque ambiti – Affetti, Lavoro e festa; Cittadinanza; Fragilità; Tradizione – su di essi si è riflettuto e si è invitato a riflettere per i prossimi anni all’interno delle comunità cristiane, operando un serio discernimento alla luce della Parola di Dio.

Questa sera entreremo nell’ambito che abbiamo scelto di trattare in quasto nuovo anno di scuola di Formazione Sociale.

E’ con noi la d,ssa Maria Gabriella Sartori, psicologa, psicoterapeuta e psicologa sociale. E’ stata prf.ssa presso Università Nazionale di Buenos Aires, ricercatrice presso il consiglio Latinoamericano di Scienze sociali; Consulente del Ministero per gli Affari Sociali e pubblica Istruzione a Managua in Nicaragua. Dal 1985 è tornata a Treviso e svolge attività di Psicoterapeuta individuale e Gruppo Famiglia. Consulente e psicoterapeuta di Gruppo presso la Piccola Comunità di Conegliano dal 1987 al 2001.

Organizza e partecipa a seminari d’aggiornamento, conferenze , congressi e gruppi di studio, in Italia e all’estero.

Con lei parleremo di appartenenza.

Se essere cittadini significa appartenere, sentirsi appartenenti ad una comunità, ad un popolo, ad una nazione, cosa significa appartenere, appartenenza? Come si matura a livello personale la consapevolezza di far parte di un gruppo più vasto che esce dall’io individuale, abbracciando via via la famiglia, quindi il gruppo, una comunità, uno Stato, l’Europa, il mondo? E’ interessante partire da qui per poi poter avviare una riflessione ben fondata sulla cittadinanza.

2008 CITTADINI CONSAPEVOLI ? Un percorso di riflessione

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CITTADINI CONSAPEVOLI ?  Un percorso di riflessione

 

Al Convegno Ecclesiale di Verona svoltosi nell’ottobre 2006, la Cittadinanza rientrava – assieme al Lavoro, alla Festa, alla Tradizione e alla Fragilità – tra i cinque ambiti di attenzione sui quali la Chiesa italiana ci chiama a riflettere e ad impegnarci per gli anni a venire. In continuità, dunque, con le indicazioni di Verona abbiamo ritenuto fosse opportuno affrontare, per prima, tale tematica, lasciando aperta la possibilità di affrontare nei prossimi anni anche gli altri quattro ambiti. Aprirà, dunque, il percorso della Scuola di Formazione Sociale un incontro nel quale saranno illustrate le linee fondamentali dei lavori svolti al Convegno di Verona.

Riteniamo davvero importante proporre alle comunità parrocchiali una riflessione sulla questione della cittadinanza, poiché anche sul senso e sul valore che ad essa attribuiamo, su quanto ciascuno di noi si sente responsabile e corresponsabile del bene comune del mondo in cui vive, ci giochiamo come cristiani, chiamati ad essere “missionari” di Cristo, sale e luce del mondo.

Il percorso si dividerà in due parti; nella prima cercheremo di rispondere a questi interrogativi: se essere cittadini significa appartenere, sentirsi appartenenti ad una comunità, ad un popolo, ad una nazione, cosa significa, appartenenza? Come si matura a livello personale la consapevolezza di far parte di un gruppo più vasto che esce dall’io individuale, abbracciando via via la famiglia, quindi il gruppo, una comunità, uno Stato, l’Europa, il mondo? E ancora: Cosa significa cittadinanza? quali tratti identificano il cittadino e lo rendono veramente degno di tale nome?

Nella seconda parte del nostro itinerario la domanda sarà: quali sono i luoghi dove ci formiamo come cittadini? Parleremo di famiglia, scuola, città.

Anche quest’anno ad ogni incontro con il relatore seguirà, il lunedì successivo, un incontro di approfondimento aperto a quanti desiderino proseguire la riflessione sull’argomento nello scambio e confronto delle idee.


La premessa generale

Il Convegno Ecclesiale di Verona 2006   –   lunedì 15 ottobre 2007 (?)  

relatore: don Gerardo Giacometti, direttore dell’Ufficio Catechistico della Diocesi di Treviso e capo della delegazione diocesana al Convegno Ecclesiale.

Quest’anno il percorso della Scuola di Formazione Sociale sarà preceduto da un’incontro nel corso del quale sarà illustrato il lavoro svolto durante il Convegno di Verona. Ci illustrerà le linee fondamentali della riflessione svolta intorno ai cinque ambiti.

 

Le due idee fondamentali

L’appartenenza   –   lunedì 22 ottobre 2007

 relatrice:  d.ssa Maria Gabriella Sartori, psicologa psicoterapeuta e psicologa sociale)

Essere cittadini significa appartenere, sentirsi appartenenti ad una comunità, ad un popolo, ad una nazione. Ma cosa significa appartenere, appartenenza? Come si matura a livello personale la consapevolezza di far parte di un gruppo più vasto che esce dall’io individuale, abbracciando via via la famiglia, quindi il gruppo, una comunità, uno Stato, l’Europa, il mondo? E’ interessante partire da qui per poi poter avviare una riflessione ben fondata sulla cittadinanza.

 

La cittadinanza   –   giovedì 22 novembre 2007

relatore: dr. Gianni Saonara, ACLI Veneto

Titolo: CITTADINANZA: orizzonti pensati itinerari partecipati

Cosa significa cittadinanza? quali tratti identificano il cittadino e lo rendono veramente degno di tale nome? il riconoscimento dell’altro; la responsabilità, ossia il farsi carico dell’altro; la reciprocità, ossia la disponibilità alla relazione fondata sulla fiducia, al dialogo costruttivo con l’altro; la corresponsabilità, o il concorso,  nel raggiungimento del bene comune…..

 

I luoghi della formazione

La famiglia   –   lunedì 14 gennaio 2008

relatore: prof. Giuseppe Goisis, docente di Storia della Filosofia politica presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia

Il primo luogo della formazione alla cittadinanza è, senz’altro, la famiglia. Quanto pesano nella formazione del futuro cittadino l’educazione, lo stile di vita, i valori che riceviamo e respiriamo nella nostra realtà familiare? quali attenzioni riservare a quest’aspetto dell’educazione dei figli?

 

La scuola   –   lunedì 18 febbraio 2008

relatore dr. Francis Contessotto, preside Isituto Canossiano  “Madonna del Grappa” di Treviso

Titolo: Diventare cittadini tra i banchi di scuola: come?

Altro luogo privilegiato per la formazione alla cittadinanza è la scuola. Quale peso ha la scuola nella formazione alla cittadinanza? la formazione dei cittadini è sentita veramente dalle istituzioni scolastiche come una priorità? Come si diventa cittadini tra i banchi di scuola?

 

La città   –   lunedì 31 marzo 2008

relatore: dr.Bruno Pigozzo, Assessore alle politiche sociosanitarie e per la Famiglia del Comune di Salzano

Titolo: Il cittadino protagonista

Altrettanto importante per la formazione alla cittadinanza è la città. La città nella quale viviamo può aiutare a stimolare e far crescere il senso civico nei cittadini? quali messaggi positivi, quali  scelte nell’amministrazione della città, quali attenzioni verso i cittadini possono contribuire a formare cittadini sensibili?

 

Vedi le sintesi degli incontri