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L’equilibrio tra profitto e solidarietà. “Caritas in Veritate”: presentazione dell’Enciclica di Benedetto XVI

L’equilibrio tra profitto e solidarietà. “Caritas in Veritate”: presentazione dell’Enciclica di Benedetto XVI

relatore: mons.Giuseppe Pasini, presidente della Fondazione Zancan di Padova


Sintesi dell’incontro

Si è aperto il 29 ottobre scorso con l’intervento di Monsignor Pasini, già direttore della Caritas Italiana e attualmente presidente della fondazione Zancan di Padova, il nuovo ciclo d’incontri della Scuola di Formazione Sociale che da cinque anni è attiva presso la parrocchia di S.Agnese di Treviso e che quest’anno dedica il suo percorso di riflessione e approfondimento all’enciclica di Benedetto XVI, “Caritas in Veritate”.  Nella sua introduzione al documento, Monsignor Pasini ha portato alla nostra attenzione i passaggi fondamentali del pensiero e della riflessione del Papa.

Caritas in Veritate si pone in continuazione logica con la prima enciclica di Benedetto XVI, “Deus Caritas Est”, nella quale il Santo Padre affrontava il tema dell’identità di Dio e dell’identità dell’uomo, che, creato a Sua immagine e somiglianza, è fatto per amare e si realizza pienamente nell’amore. Nella nuova enciclica il Papa sottolinea il nesso inscindibile tra Carità e Verità. Gesù Cristo, Dio fatto uomo, ci svela il volto di Dio, Amore eterno e Verità assoluta e, contemporaneamente, il progetto di Dio per ogni uomo e per tutti  gli uomini. Dunque, la Carità nella Verità – di cui Gesù Cristo si è fatto testimone con la sua vita, morte e resurrezione- è la principale forza propulsiva per il vero sviluppo di ogni persona e dell’umanità intera.

Essa è la sostanza, il fondamento di tutto il mondo delle relazioni umane: dalla relazione con Dio, alle relazioni familiari fino, su più vasta scala, alle relazioni sociali, economiche, politiche.

Essa è la sola in grado di creare il legame di fraternità tra gli uomini, condizione imprescindibile per superare i divari socio-economici e culturali e avviare verso lo sviluppo di ogni uomo e di tutti gli uomini. Infatti, “la società sempre più globalizzata ci rende vicini, ma non ci rende fratelli. La ragione da sola, è in grado di cogliere l’uguaglianza tra gli uomini e di stabilire una convivenza civica tra loro, ma non riesce a fondare la fraternità. Questa ha origine da una vocazione trascendente di Dio Padre, che ci ha amati per primo insegnandoci per mezzo di suo Figlio, che cosa sia la carità fraterna” (CV,19). Il riferimento a Dio, Carità e Verità, come unica via possibile per lo sviluppo integrale dell’uomo è il cuore dell’enciclica e la prospettiva nella quale si colloca il pensiero del Papa.

“Caritas in Veritate” si inserisce nel filone dell’intero insegnamento sociale della Chiesa, ma il riferimento più diretto è con il magistero sociale di Paolo VI espresso nell’enciclica Populorum progressio.  E’ proprio dagli insegnamenti di Paolo VI  sullo sviluppo umano, ed in particolare sul concetto di sviluppo integrale – cioè di ogni uomo e di tutti gli uomini -, e sulla centralità della carità che Papa Benedetto dichiara di voler ripartire per “attualizzarli nell’ora presente” (CV,8).

L’attualizzazione passa attraverso un analisi attenta del  mondo contemporaneo, caratterizzato da problemi nuovi e complessi rispetto al tempo di Paolo VI: l’affermarsi di un’ideologia tecnocratica, la speculazione finanziaria, i flussi migratori sempre più crescenti e massicci, lo sfruttamento sregolato delle risorse della terra richiedono, in vista del bene presente e futuro dell’umanità, una comprensione unitaria ed una nuova “sintesi umanistica”, e, dunque, un “profondo rinnovamento culturale”. “L’attuale crisi può diventare allora occasione di discernimento e di nuova progettualità” (CV,21).

– A questo punto l’enciclica propone un’analisi dello sviluppo  e del sottosviluppo nel nostro tempo sotto diversi profili: economico, sociale, culturale e religioso. Sotto il profilo economico è rilevante il fatto che la linea di demarcazione tra Paesi ricchi e Paesi poveri non sia più così netta. Nei Paesi ricchi cresce la disparità economica e fioriscono nuove povertà. Nei Paesi poveri assistiamo all’emergere di élites privilegiate, ma a scapito dei ceti poveri, destinati a divenire sempre più poveri. E’ doveroso, dunque, riconoscere le responsabilità di tutti. “Gli aiuti internazionali – scrive  il Papa – sono stati spesso distolti dalle loro finalità, per responsabilità che si annidano sia nella catena dei donatori, sia in quella dei fruitori” (CV,22). In entrambi i casi, tanto nei Paesi ricchi quanto nei Paesi poveri, dilagano la corruzione e l’illegalità. Persiste, inoltre, un eccessivo protezionismo delle conoscenze intellettuali, specie nel settore sanitario. Sotto il profilo sociale si registra un depotenziamento dei sistemi di protezione: la delocalizzazione della produzione, i tagli alla spesa sociale, l’indebolimento delle associazioni sindacali ne sono l’effetto. Sotto il profilo culturale, è da considerarsi positivamente l’interazione culturale, favorita dalla globalizzazione e dai mezzi di comunicazione, quando questa apre e favorisce il dialogo e l’arricchimento reciproco dei soggetti interlocutori; ma, preoccupa la deriva dell’eclettismo culturale, che facilmente cede al relativismo e all’appiattimento culturale (CV,26).

Infine sotto il profilo religioso se da una parte assistiamo alla negazione del diritto alla libertà religiosa a causa di violenze e conflitti a sfondo religioso; dall’altra, corriamo il pericolo dell’indifferenza e dell’ateismo pratico.

– A fronte di questa situazione, il Papa apre una prospettiva nuova per ripensare un processo di sviluppo integrale per l’uomo, che in Dio Creatore trova la sua radice. “La carità nella verità pone l’uomo davanti alla stupefacente esperienza del dono” (CV,34). Ogni uomo creato da Dio è dono per se stesso e per gli altri. L’essere umano è fatto per il dono, è fatto per donarsi agli altri. La gratuità, dunque, è dimensione e carattere costitutivo della vita dell’uomo. La presunzione di autosufficienza e autoreferenzialità è stata ed è alla base di tante deviazioni dell’uomo sia nella morale sia nell’ambito economico, sociale e politico. Ecco allora, ci dice il Papa, che “lo sviluppo economico, sociale e politico ha bisogno, se vuole essere autenticamente umano, di fare spazio al principio di gratuità come espressione di fraternità“ (CV,34) .  Quali le strade?

– Il mercato, abbandonato alla logica dei beni scambiati, “senza forme interne di solidarietà e fiducia reciproca, non riesce a produrre la coesione sociale di cui esso stesso ha bisogno per svolgere la sua funzione economica” (CV,35). La grande sfida è quella di comprendere e fare propria la convinzione che sia nei rapporti mercantili quanto nell’attività economica oltre ai principi tradizionali dell’etica sociale – trasparenza, onestà, responsabilità –  devono trovare spazio il principio di gratuità e la logica del dono come espressione della fraternità. Ogni fase dell’attività economica, dal reperimento delle risorse, ai finanziamenti, alla produzione, fino al consumo,  va coniugata secondo giustizia: perché ciò avvenga l’attività economica deve essere supportata dalla politica, cui spetta il compito di emanare leggi giuste e pensare a forme di redistribuzione della ricchezza. Ogni impresa camminerà in questo nuovo corso economico nella misura in cui perseguirà l’obiettivo del legittimo profitto nel rispetto pieno delle regole e delle leggi che assicurano la dignità e il diritto delle persone e la salvaguardia del creato. Il Papa auspica altresì un’impostazione economica che permetta a tutti i popoli di essere presenti nell’economia come soggetti attivi, favorendo una progressiva apertura a forme di attività economiche caratterizzate da quote di gratuità e comunione (CV,39). Pensiamo, ad esempio alla rete del commercio equo solidale.

– Riconoscendo il ruolo decisivo dell’economia, nell’enciclica viene sostenuta la necessità, nell’attuale contesto di globalizzazione, di costituire una vera autorità politica mondiale con l’obiettivo di rispondere a due esigenze etiche: 1) attuare, al presente, un’equa distribuzione all’interno dei singoli paesi e tra i vari paesi;  2) garantire i presupposti per un’equa distribuzione tra le generazioni. Solo un organo con tali finalità –  tutto da inventare e dotato di potere decisionale –  sarà in grado di salvaguardare lo sviluppo nella giustizia dei popoli di oggi e di domani.  E’ da prevedere, pertanto, una ristrutturazione dell’ONU, aperta non soltanto agli Stati, ma anche ai corpi intermedi della società civile. Inoltre, migrazioni, problema demografico, risorse energetiche e rispetto dell’ambiente sono altri temi che esigono una riflessione a carattere internazionale.

– Nella parte conclusiva dell’enciclica il Papa  presenta l’ideologia tecnocratica come un insidioso ostacolo allo sviluppo. Il progresso tecnologico in se stesso è positivo: talvolta, però, si arriva a considerarlo un “assoluto” e, identificando il fattibile con il vero, si ritiene di poterlo sganciare dai criteri della verità e dell’etica. Tale strada ha portato nella storia a disastri terribili (si consideri tra tutti la fabbricazione della bomba atomica). Strettamente connessi allo sviluppo tecnologico sono gli ambiti dei Mezzi di comunicazione e della Bioetica. “I mezzi di comunicazione, sostiene Benedetto XVI, contribuiscono allo sviluppo umano quando siano centrati sulla promozione della dignità delle persone e dei popoli, siano espressamente animati dalla carità e posti a servizio della verità” (CV,73). Infine, nella Bioetica si gioca in modo decisivo una questione fondamentale: “se l’uomo sia prodotto da se stesso o se egli dipenda da Dio” (CV,74). La scelta in un senso oppure nell’altro pregiudica in modo determinante la qualità di vita e lo sviluppo che vogliamo per ogni uomo e per tutti gli uomini.

2010 CARITAS IN VERITATE” L’Enciclica di Benedetto XVI

Da due anni la Scuola si sta impegnando in un cammino di approfondimento sui cinque ambiti affidati dai Vescovi italiani alle comunità cristiane a conclusione del Convegno Ecclesiale di Verona 2006. Cittadinanza e Lavoro sono i temi già affrontati. Nonostante l’intenzione di proseguire l’itinerario, non si poteva non tenere in considerazione un evento di grande importanza per tutta la Chiesa: la pubblicazione, lo scorso giugno dell’Enciclica “Caritas in Veritate”, dedicata ai temi sociali ed economici. Si è, dunque, ritenuto opportuno dedicare quest’anno allo studio e all’approfondimento del documento. L’Enciclica si colloca in un momento di crisi economica mondiale, che ha investito sia il sistema finanziario che quello produttivo, causando ripercussioni dolorose sulla vita di molti uomini e donne, che hanno perso – e perdono tuttora – il posto di lavoro e, con esso, la possibilità di provvedere a se stessi ed ai propri familiari. Ma se è vero che ogni crisi porta con sé, pur nel disagio e nella fatica, preziose opportunità di crescita e di progresso; allora, proprio ora i cristiani, sono chiamati a portare il loro contributo, per avviare un nuovo corso economico e sociale. L’Enciclica, lungi dal voler offrire ricette e soluzioni alla grave contingenza economica, ci aiuta e ci esorta a rileggere e rivedere l’attuale realtà economica e sociale, e ad impegnarci con coraggio a pensare a nuove strade alla luce della verità e della giustizia del Vangelo, dove Dio ci ha rivelato il suo progetto d’amore e di bene per l’Uomo. Si tratterà di pensare soluzioni nuove mettendo in campo valori, comunemente ritenuti estranei ed incompatibili con il mondo dell’economia e del mercato, e che mettano al centro l’uomo ed il suo bene: fraternità, solidarietà, gratuità, dono, giustizia sociale, equità nello sviluppo. Le parole del Papa non sono rivolte solo ai grandi della terra, a coloro che “contano” nella politica e nell’economia, ma “a tutti gli uomini di buona volontà”. Dunque, i valori che sono invocati per un nuovo corso economico e sociale a livello mondiale, sono gli stessi ai quali il Papa richiama ciascuno di noi. Nessuno può rimanere indifferente o sentirsi escluso e inutile; ogni persona deve assumere su di sé la responsabilità di contribuire al progresso e alla giustizia sociale, agendo sulla propria quotidianità, mettendo in discussione, se necessario, abitudini e stili di vita.
Ricordiamo che l’iniziativa della Scuola di Formazione Sociale, in collaborazione con l’équipe vicariale di Azione Cattolica, e da quest’anno anche con il MEIC, Movimento Ecclesiale di Impegno Culturale, da anni attivo nella nostra Diocesi e promotore di numerose iniziative culturali, è rivolta a tutta la città.


P R O G R A M M A
Giovedì 29 ottobre 2009   
L’equilibrio tra profitto e solidarietà. “Caritas in Veritate”: presentazione dell’Enciclica di Benedetto XVI
relatore: mons.Giuseppe Pasini, presidente della Fondazione Zancan di Padova

giovedì 12 novembre 2009
incontro di approfondimento e preparazione

giovedì 26 novembre 2009
I fondamenti biblici dell’Enciclica “Caritas in Veritate”     
relatore: don Franco Marton, teologo,  già Direttore dell’Ufficio Missionario Diocesano

giovedì 28 gennaio 2010
Sviluppo economico e centralità della persona

giovedì 12 febbraio
 incontro di approfondimento

 giovedì 25  febbraio 2010
“Gratuità” e “Spirito del dono”. Due valori per una nuova economia
Relatore:  prof.Giovanni Sarpellon, Docente Ordinario di Sociologia, presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia

giovedì 18 marzo 2010
Incontro di preparazione

 giovedì 25  marzo 2010
“Acquistare è sempre un atto morale” (CV, 66): la responsabilità sociale del consumatore.
La sobrietà come criterio di scelta
Relatore: padre Adriano Sella, missionario saveriano, Responsabile Commissione Nuovi Stili di Vita dell’Ufficio Pastorale Sociale di Padova  

I fondamenti biblici dell’Enciclica “Caritas in Veritate”

giovedì 26 novembre 2009

 

I fondamenti biblici dell’Enciclica “Caritas in Veritate”     

relatore: don Franco Marton, teologo,  già Direttore dell’Ufficio Missionario Diocesano

 

1) Le inquietudini dell’uomo d’oggi. Il fondamento antropologico della paura

SINTESI  DEL PRIMO INCONTRO     LUNEDI’ 13 NOVEMBRE 2006

Relatore: Mons. Corrado Pizziolo, Teologo e Vicario Generale della Diocesi di Treviso

 

Cos’è la PAURA? È un’EMOZIONE; la reazione istintiva difronte ad una minaccia per l’individuo; riguarda gli uomini, ma anche gli animali.

Che cosa, allora, differenzia l’uomo dall’animale? La COSCIENZA. La coscienza psicologica (intesa come consapevolezza di sé) e la coscienza morale (intesa come necessità di scegliere, di decidere per compiere e realizzare se tessi).

La paura entra nel formarsi della coscienza, fin dall’inizio e poi via via nel tempo, con la crescita. L’uomo, infatti, lo sappiamo, necessita di tempi lunghi per raggiungere la propria autonomia e autosufficienza. Ma non basta solo il tempo; l’uomo per acquisire la propria identità ha bisogno di alcune condizioni indispensabili. Ha bisogno innanzitutto degli altri: l’IO prende piena coscienza di sé solo difronte ad un TU. E ancora possiamo renderci conto della nostra identità, perché intorno a noi troviamo chi ci accoglie e ci fa oggetto di attenzioni. Le attenzioni ricevute dalla mamma e dal papà, prima di tutto, dalla nostra famiglia ci hanno comunicato un messaggio :”La tua vita è un dono, la tua vita è una cosa bella. Tu sei un dono, tu sei una cosa bella.” La vita, cioè, ci è stata presentata fin dall’inizio come una realtà bella e promettente. Noi tutti abbiamo creduto a questo e così abbiamo cominciato a muovere i nostri passi nella vita. Questa esperienza originaria è l’esperienza che ci ha aperti alla vita come promessa di bellezza e felicità.

Tuttavia, ben presto, finanche da bambini, e poi sempre più crescendo, abbiamo fatto l’esperienza che la vita non sempre mantiene la sua promessa di bene: sono tutte le prove di dolore, fatica e sofferenza grandi o piccole che costellano la nostra quotidianità, fin dalla culla quando il bimbo piange disperatamente temendo che la mamma non arrivi per soddisfare alle sue prime necessità. Dunque, accanto ai messaggi di accoglienza e di promessa di bene abbiamo ricevuto anche messaggi di smentita, di dolore, di fatica. Promessa di bene e dubbio che tale promessa non venga mantenuta sono presenti contemporaneamente nella realtà dell’uomo.  E allora, ci ha forse mentito la nostra mamma nel presentarci la vita come una realtà bella e promettente? No, certamente; la mamma ci ha rivelato la realtà profonda della vita!

Le smentite alla promessa di bene hanno insinuato in noi il DUBBIO, e con esso la PAURA. Paura che quella realtà bella non mantenga la sua promessa di bene.

Il dono della vita, e così anche il suo Autore, non ci appaiono più affidabili.

Tutto questo lo troviamo scritto nel libro della Genesi (3, 1-13), testo sapienziale, che non ci racconta di storia e di scienza, ma che ci restituisce il senso della creazione e della natura dell’uomo quale gli Ebrei, popolo eletto, avevano maturato nel corso delle loro vicende di popolo accompagnato ed illuminato dalla presenza costante di Dio. Qui per la prima volta compare la Paura, quando, udendo la voce di Dio, Adamo si nasconde per timore di mostrarsi nudo difronte a Lui. La prima paura di Adamo è stata, dunque, nei confronti di Dio ed è cominciata con il dubbio ed il sospetto, insinuato dal serpente, che Dio avesse mentito all’uomo circa i frutti dell’albero.

La paura umana, dunque, non è solo reazione istintiva, ma un sentimento che proviamo quando temiamo che un fatto o una persona smentiscano la promessa della vita come realtà bella e promettente.

Difronte alla paura possiamo reagire in due modi: chiuderci in noi stessi e rifiutare la vita ed il suo Donatore; oppure ribadire con forza la nostra fiducia nella promessa. Fin dall’inizio ci troviamo a dover DECIDERE; ossia SCEGLIERE se credere nella vita come dono bello e promettente, oppure come insieme di inganni. E proprio attraverso queste continue scelte nel corso della vita ci “formiamo”; diamo forma, sostanza, identità a noi stessi.

La paura è la situazione nella quale siamo chiamati a rinnovare la nostra scelta di credere nella bontà e bellezza della vita che ci è donata, oppure no. Difronte alle nostre paure non dobbiamo scappare, ma guardarle, dar loro un nome e decidere poi di noi stessi nella direzione della fiducia nella vita e nel Donatore buono della vita.

In tal senso la paura diviene luogo della formazione della coscienza, dove si forma l’identità, poiché difronte ad essa si esercita pienamente la libertà dell’uomo.

Attualmente viviamo un paradosso: l’uomo del nostro tempo che vanta grandi conquiste in campo tecnologico e scientifico, al punto da lasciarsi andare in alcuni casi al delirio di onnipotenza, è però un uomo fragile, vulnerabile e spesso disperato per aver smarrito il senso della vita.

Quali sono le paure dell’uomo d’oggi?

Alcune sono quelle di sempre, la sofferenza, la morte; altre sono nuove, generate proprio dai prodotti della sua stessa genialità. (si veda Giovanni Paolo II nell’enciclica Redemptor hominis). Quello che interrompe la catena della paura è la nostra decisione, la nostra scelta di rispondere con la FEDE nel Creatore buono della vita………