Giornata mondiale della biodiversità 2019

 22  maggio 2019

Giornata mondiale della biodiversità 2019

Il 22 maggio si celebra la ricchezza di viventi e di ecosistemi sul Pianeta. Quest’anno, l’accento è posto sul rapporto inscindibile tra la tutela delle specie e la possibilità, per l’uomo, di vivere in salute.

La biodiversità non è un lusso, ma un prerequisito fondamentale del benessere dei viventi – incluso l’uomo, consumatore per eccellenza nella catena alimentare. Quest’anno la Giornata mondiale della biodiversità, istituita dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite il 22 maggio, per celebrare l’adozione della Convenzione sulla diversità biologica (un trattato adottato nel 1992 a tutela della varietà dei viventi) è dedicata proprio al rapporto tra la biodiversità e la nostra salute.

SE VIENE A MANCARE, TUTTO CROLLA. La perdita di biodiversità lede gli equilibri degli ecosistemi, può favorire il progresso di patogeni e promuovere la diffusione di malattie; mina la sicurezza alimentare e riduce la varietà di nutrienti a disposizione per l’uomo; ci rende più esposti a disastri naturali e meno adattabili ai cambiamenti climatici. Senza contare che vivere il più possibile a contatto con la natura gioca un ruolo fondamentale per la salute psicofisica dell’uomo, anche negli ambienti urbani.

Come ha di recente ricordato un rapporto della FAO, oggi il 75% del cibo dell’umanità è ricavato da 12 piante e 5 specie animali: anche se l’offerta commerciale si sta ampliando in molte nazioni, gli alimenti che acquistiamo e consumiamo sono sempre più omogenei. Una situazione a cui si aggiunge la preoccupante perdita di impollinatori, minacciati da pesticidi e parassiti, e sempre più esposti alle conseguenze dei cambiamenti climatici.

UNA SCOMMESSA RISCHIOSA. Contiamo su un numero ristretto di piante e animali ad alta resa, geneticamente uniformi, un’abitudine pericolosa per la sicurezza alimentare e la salute umana. La perdita di diversità genetica ci rende meno capaci di fare fronte al meglio alle sfide poste dagli eventi climatici estremi; inoltre, la ridotta varietà nella dieta ci espone a malnutrizione e malattie croniche, oltre a ridurre la disponibilità di cibi sani e piante da utilizzare a scopo medicinale.

DIVERSITÀ È RICCHEZZA. La Giornata mondiale della Biodiversità 2019, che vede tra i partner internazionali anche Slow Food, è una celebrazione della diversità biologica e culturale del Pianeta. La valorizzazione delle conoscenze tradizionali, la riscoperta di prodotti poco lavorati e di colture quasi dimenticate sono un antidoto alla semplificazione eccessiva della varietà di cibi che mangiamo e che ci vengono proposti.

Foto:Una giovane agricoltrice nelle coltivazioni di riso in Myanmar, nella stagione dei monsoni.|KHANT ZAW/BIODIVERSITY INTERNATIONAL, FLICKR

7 Aprile 1944 -7 Aprile 2019

Ricordare per costruire un futuro di pace

La parrocchia di S.Agnese ha ricordato, durante la celebrazione domenicale, il 75° anniversario del tragico bombardamento della città. Questa la riflessione curata da Massimo Severi e proposta ai fedeli durante l’omelia.

 

Aprile

 

Prova anche tu,
una volta che ti senti solo o infelice o triste,
a guardare fuori dalla soffitta quando i l tempo è così bello.
Non le case o i tetti, ma il cielo.
Finché potrai guardare i l cielo senza timori, sarai sicuro
di essere puro dentro e tornerai
ad essere Felice.

Questa Poesia: APRILE, è la più conosciuta lasciata da una ragazzina olandese, ANNA FRANK, barbaramente uccisa da uomini crudeli che credevano di avere una qualche ragione, proprio come venne  barba­ramente uccisa da uomini crudeli la nostra SANTA AGNESE.

E come loro due, anche la protagonista del brano del VANGELO di oggi, è una donna che sta per essere uccisa, a colpi di pietra, da un gruppo di uomini, pieni di rabbia, che l’hanno sorpresa a commettere adulterio, a tradire il marito. Certamente lei ha sbagliato, ma CHI ha il diritto di uccidere un’altra persona, per qualsiasi motivo?

GESU’ OGGI CI AMMONISCE: CHI E’ SENZA PECCATO SCAGLI LA PRIMA PIETRA

GESU’ oggi ci insegna ad avere MISERICORDIA, al di là di ogni odio o rancore, al di là di ogni convinzione.

PERCHE’ QUANDO GLI UOMINI lanciano la prima pietra, perdono ogni ragione, ogni limite e le pietre diventano mille, diventano milioni, diventano BOMBE: è la GUERRA.

OGGI ricordiamo il 75″ anniversario di quel tragico bombardamento aereo del “7 aprile  1944” – era il VENERDI’ SANTO – in cui TREVISO venne distrutta; alla fine della 2″ Guerra Mondiale 1’82 per  cento dei
fabbricati della città risulteranno rasi al suolo o gravemente lesionati; nessun terremoto in Italia ha mai fatto questi danni; ma, soprattutto, durante quel bombardamento morirono un numero di persone che non sarà mai accertato, ma è compreso tra i 1600 ed i 1800 esseri umani.

Proprio da quel cielo sereno che faceva compagnia alle giornate solita­ rie in soffitta di Anna Frank, alle 13,07 del 7 aprile del ’44, preceduti da veloci aerei da caccia di scorta, spuntarono alti all’orizzonte provenienti da sud/ ovest, da Casier, ben 159 BOEING 17, aerei da bom­bardamento americani, le rumorosissime FORTEZZE VOLANTI, i più grandi aerei della 2A Guerra Mondiale; in tre ondate, in soli 5 minuti di vero inferno, sganciarono sulla nostra piccola città, almeno 450 tonnellate di bombe pesanti 227 chili l’una, più adatte a demolire por­ti e zone industriali che zone abitate e di bombe incendiarie al fosforo, che non si spegne nemmeno con l’acqua.

Leggiamo due pagine del Diario tenuto dal nostro  Parroco di allora: Monsignor Luigi GATTEL:

“…Ma quante vittime umane. Frutto di un sistema così crudele di condurre la guerra. I morti delle parrocchie cittadine sono 700 – e poi i soldati tedeschi ed i nostri – e la gente di passaggio ….
Dalla parrocchia abbiamo sessanta morti: cinquanta al rifugio ex con­vento Cappuccine, due al rifugio ginnasio-liceo Canova, una al rifugio Viale Monfenera, quattro in Via Orsoline, una al rifugio Via Fiumicelli, due all’Albergo Stella D’Oro.
Povera Treviso! Quanto grande il tuo martirio proprio nelle ore nelle quali i buoni commemoravano l’agonia di Gesù Redentore…
Poveri morti, specie nei rifugi, straziati nei loro corpi in mille modi! Quanti feriti. Scene tristi di barellieri che portavano i primi nelle chiese diventate celle mortuarie, i secondi all’ospedale, rimasto illeso. Ricerche affannose dei vivi per ritrovare, per riconoscere, i morti.
Scena veramente apocalittica.
E scese la notte a coprire col suo manto nelle tenebre più fitte, perchè rimasti senza luce, senza gas, senz’acqua, rovine e rovine. Quante lagrime!”

Il giorno seguente mons. Gattel scrive: ….

“8 aprile
Ho compiuto la funzione del Sabato Santo, alcune suore hanno dovu­to prestare il proprio aiuto. Le campane non. hanno suonato per ordine delle autorità cittadine. Pasqua di Resurrezione in mezzo a tanti lutti. Ho potuto svolger tutte le sante Funzioni dato che benevolmente non si portarono i morti in chiesa ma nelle aule vicine .
La settimana di ottava fu tutta impegnata ai riti funebri dei defunti così tragicamente, portati con ogni mezzo: carriole, carrettini, carri.”

Concludiamo con una applicazione legata ai nostri giorni:

Lo scorso 24 gennaio, due mesi fa, in questa nostra chiesa di Sant’AGNESE, si è tenuta la VEGLIA DIOCESANA per l’UNITA’ dei CRISTIA­NI, alla presenza del Vescovo Gianfranco Agostino, dei sacerdoti catto­lici e dei sacerdoti ortodossi della nostra Città.

Dall’AMBONE qui accanto, una ragazzina di 18 – diciotto – anni, ci ha raccontato la sua giovinezza felice, tra tanti parenti ed amici, frequentando la scuola e, nella sua parrocchia cristiana ortodossa, il catechismo, il gruppo SCOUT, l’oratorio, il gruppo della Carità e quello Liturgico, con coro e chitarre; il suo papà aveva una negozio e vivevano bene, agiatamente, amici di tutti, cristiani o musulmani che fossero; poi, nel 2015 – duemilaquindici – a IDIBL, città di 120.000 abitanti della SIRIA, dal cielo sereno hanno cominciato a cadere all’improvviso le bombe, tante bombe, che hanno distrutto tutto, ucciso molti, ferito il papà. Sono stati costretti a fuggire, profughi senza più nulla; la Comunità di Sant’Egidio di Roma li ha salvati con i corridoi umanitari ed una piccola città della pedemontana Trevigiana si è autotassata e li ha accolti; ora vivono a CORNUDA, i suoi genitori lavorano e pagano l’affitto, la ragazza studia al Liceo ed è pure brava.

Dedichiamo questa celebrazione, le nostre preghiere di oggi, a tutti coloro che sono strappati alla vita terrena dalla violenza di uomini che credono di avere una qualche ragione e preghiamo il Signore di darci la forza di aiutare quanti scappano dalle guerre e di darci la forza di impedire che scoppino altre guerre: preghiamo perché NESSUNO LANCI LA PRIMA PIETRA.

LA GIORNATA MONDIALE DELL’ACQUA 2019

 21 marzo 2019   di Elisabetta Intini

LA GIORNATA MONDIALE DELL’ACQUA 2019

Giornata mondiale dell’acqua: nessuno deve restare indietro

Un bene primario di cui ci sarà sempre maggiore richiesta, un diritto troppo spesso violato: l’acqua è fondamentale per il benessere economico e sociale, ma è proprio ai più poveri che viene venduta a caro prezzo, mentre i ricchi hanno facilità di accesso.

In molte regioni del mondo l’onere di recuperare e trasportare acqua il più possibile pulita è quasi sempre lasciato alle donne.

Nessuno sia lasciato indietro: è l’imperativo scandito dalle Nazioni Unite con il Rapporto mondiale sullo sviluppo delle risorse idriche 2019, presentato in occasione della Giornata Internazionale dell’Acqua, il 22 marzo, e al termine dei lavori della 40esima sessione dell’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati.

 

DIRITTO DI BASEL’accesso all’acqua pulita e a servizi igienico-sanitari adeguati è indispensabile per appianare le disuguaglianze socio-economiche, oltre a essere un diritto fondamentale per sostenere la salute delle persone e garantire la loro dignità di esseri umani. Questo diritto non è temporaneo, non può essere revocato e non è soggetto all’approvazione degli Stati: deve poter essere garantito a tutti senza distinzioni, anche in base a quanto sancito dall’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile.

Più di due miliardi di persone vivono in paesi sottoposti a livelli elevati di stress idrico. Per stress idrico si intende “il rapporto tra i prelievi totali annui di acqua dolce dei principali settori dell’economia, incluse le necessità idriche ambientali, e il totale delle risorse rinnovabili di acqua dolce, espresso in percentuale”.

 

Acqua e servizi igienico-sanitari devono essere “disponibili, fisicamente accessibili, a costi equi e sostenibili, sicuri e culturalmente accettabili”, eppure persistono condizioni che creano iniquità e categorie di “esclusi”. Nel 2015 oltre 2,1 miliardi di persone, il 29% della popolazione globale, non avevano ancora accesso a servizi di fornitura di acqua potabile gestiti in sicurezza, mentre 844 milioni di persone erano escluse da servizi di base di fornitura dell’acqua potabile.

La copertura dei servizi idrici gestiti in sicurezza varia di molto in base alle regioni geografiche: dal 24% dell’Africa subsahariana al 94% di Europa e Nordamerica. | UN

 

TAGLIATI FUORISecondo il rapporto, “circa la metà delle persone che consumano acqua proveniente da fonti non protette vive nell’Africa subsahariana. Sei persone su dieci non hanno accesso a servizi igienico-sanitari sicuri e una persona su nove pratica la defecazione all’aperto”. Ma anche all’interno delle stesse aree geografiche, delle stesse comunità, persino delle stesse famiglie, persistono differenze di trattamento nell’accesso all’acqua.

 

L’INCOMBENZA PIÙ GRAVOSA. C’è una discriminazione di genere, che assegna principalmente alle donne il compito di reperire acqua per cucinare e lavarsi. Uno studio sul tempo e sulla carenza di acqua in 25 paesi dell’Africa subsahariana rivela che le donne dedicano complessivamente alla raccolta di acqua potabile almeno 16 milioni di ore al giorno, mentre gli uomini riservano alla stessa attività 6 milioni di ore e i bambini 4 milioni di ore (OMS/UNICEF, 2012). Tempo che è sottratto allo studio, e che espone le donne a fatica fisica e pericoli per la loro incolumità.

Nel 2015 una persona su tre (2,3 miliardi di persone) non avevano accesso regolare a servizi igienico-sanitari di base; di questi, 892 milioni di persone praticano la defecazione all’aperto.

 

MANCANZA CHE DISCRIMINA. All’acqua è legata la gestione dell’igiene mestruale, un tabù culturale in molti contesti poveri e rurali, che costringe le ragazze ad allontanarsi dalla scuola, emarginandole e ignorando la loro salute sessuale e riproduttiva. Altre condizioni di esclusione dall’accesso all’acqua sono la disabilità, la povertà e la mancanza di istruzione, le differenze religiose: le minoranze etniche e linguistiche, le popolazioni indigene, i popoli che hanno dovuto abbandonare le proprie case a causa di guerre e catastrofi climatiche, i rifugiati, i migranti, sono spesso esclusi dall’approvvigionamento di acqua e servizi.

 

ACQUA DA MANGIARE. Oltre ad avere un accesso inadeguato all’acqua, queste persone sono quelle che pagano il prezzo più alto per averla, mentre chi abita nei Paesi industrializzati dà per scontato la disponibilità di acqua pulita e abbondante dal rubinetto di casa. Questa forbice sociale si abbatte sulla disponibilità di cibo e sulla possibilità di assicurare un reddito alla famiglia: l’agricoltura è il principale settore consumatore di acqua, con il 69% dei prelievi annui a livello mondiale, e il 60% degli alimenti prodotti sulla Terra cresce in terreni irrigati da acque piovane (soggetti pertanto a siccità, fenomeno che dal 1995 al 2015 ha interessato 1,1 miliardi di persone).

 


Quanti litri di acqua al giorno ci servono?


 

ACQUA E PACE. All’acqua troppo abbondante o troppo scarsa è legato il 90% dei disastri naturali, con le zone aride e le zone umide che, complici i cambiamenti climatici, vedono inasprirsi le rispettive condizioni di aridità e umidità. Dalla disponibilità di acqua, e di acqua pulita e non contaminata, dipendono non solo la salute, ma anche la produttività lavorativa e la continuità dell’istruzione: per queste ragioni l’approvvigionamento idrico è uno strumento di inclusione sociale.

Dagli anni ’70 ad oggi, il rischio di essere sfollati per disastri naturali è raddoppiato. In 9 casi su 10, le catastrofi naturali sono legate all’acqua.

La domanda di acqua, chiarisce il rapporto, è in costante aumento per la crescita della popolazione, il cambiamento dei modelli di consumo e lo sviluppo socioeconomico. Dagli anni ’80 è cresciuta dell’1 per cento all’anno e nel 2050 avrà superato il 20-30 per cento dell’utilizzo attuale. Questa crescita della domanda, insieme ai cambiamenti climatici, contribuiranno ad accrescere i livelli di stress idrico mondiali.

 

 

#FRIDAYFORFUTURE

A TREVISO COME IN TUTTO IL RESTO DEL MONDO… I GIOVANI IN MARCIA PER IL CLIMA #FRIDAYFORFUTURE

 

Vi proponiamo un estratto dell’editoriale di Carlo Petrini oggi su La Stampa. Qui l’articolo completo

I Fridays for Future, i venerdì per il futuro, partono oggi ma non si fermeranno

15/03/2019

In epoca di confini da difendere ci si mobilita per dire che i confini non esistono e che i problemi del mondo sono i problemi di ciascuno. In epoca di individualismo e competizione ci si mobilita per affermare che solo cooperando possiamo uscire dallo stallo. In epoca di paura e chiusura ci si mobilita per ribadire che la speranza nel domani è forte e vigorosa e che non c’è nulla che possa fermarla.

Oggi è certamente una giornata storica, la cui portata si sentirà per lungo tempo. È l’inizio di una stagione differente, l’apertura di un nuovo corso per la politica e la partecipazione internazionale. Una stagione in cui i protagonisti assoluti sono e saranno i giovani, coloro che appena adesso si affacciano sul panorama della vita pubblica.

[…]

È straordinario assistere a questa ondata che ancora nei giorni scorsi è cresciuta e si è allargata a macchia d’olio, dal basso, senza strutture di coordinamento pesanti, senza vincoli, con l’unico obiettivo di sollevare la grande questione del nostro tempo, quella ambientale. Un’urgenza che ha continuato a crescere tra una generazione che è forse la prima ad avvertire «di pancia» queste istanze. Perché se quelli della mia età analizzano gli studi degli scienziati e su questa base razionalmente si preoccupano, questi ragazzi sentono dentro che non possono più aspettare, sanno di dover esigere risposte ora.


 
 

ESIBIRE LA BANDIERA: Una proposta per riappropriarci dell’Europa come patria

C’è molto in gioco nelle prossime elezioni europee, alle quali troppi cittadini si avvicinano con un senso di smarrimento e di frustrazione, dimenticando la nostra storia e, insieme ad essa, i contributi che, se camminiamo insieme, possiamo dare per affrontare i problemi di oggi e per riaccendere le speranze per il domani del nostro pianeta così affaticato.

Nel passato l’Europa ha affrontato, attraverso drammi e conflitti, tutti i grandi scontri che insanguinano e dividono il mondo d’oggi, trovando le mediazioni e preparando i passi in avanti che più hanno fatto progredire la nostra tribolata umanità. Ci sorprendiamo delle lotte religiose fra sciiti e sunniti che oggi infiammano il mondo islamico e non pensiamo alla faticosa convivenza che i Paesi europei hanno raggiunto dopo secoli di lotte religiose fra i cristiani. Non ripensiamo al nostro faticoso cammino verso la democrazia intervallato dalle esperienze dittatoriali e dalle guerre che hanno devastato il nostro continente per tutto il secolo scorso, ma alle quali l’Unione Europea ha potuto fare seguire il più lungo intervallo di pace mai esistito nella storia. Senza dimenticare il benessere che abbiamo potuto raggiungere costruendo (caso unico nella storia) un mercato comune che ha unito tra di loro Paesi ripetutamente devastati da guerre commerciali e dalle barriere al libero movimento di uomini e di beni.

Nella frustrazione nella quale siamo immersi dimentichiamo persino la fatica con cui abbiamo costruito lo stato sociale che, pur con i suoi limiti e le sue imperfezioni, resta la più grande conquista della politica mondiale e non riesce ad essere riprodotto nella sua universalità perfino nel più ricco Paese del mondo e non sembra essere un obiettivo prioritario nemmeno per la Cina, astro nascente della politica mondiale.

Sappiamo benissimo che, di fronte alla potenza americana e all’ascesa cinese nessuno Stato europeo potrà da solo conservare quanto è stato conquistato in passato: eppure ci stiamo illudendo che il ritorno alle frontiere nazionali possa essere la soluzione dei problemi e il superamento degli ostacoli che rendono faticoso il progresso del cammino europeo. Facciamo finta di ignorare che i grandi cambiamenti o vengono imposti con le armi o esigono tempo e fatica. Eppure, invece di dedicarci a preparare il futuro, lottiamo per dividerci il presente, pur sapendo che anche il presente non potrà essere conservato se non rafforzando la nostra unità.

Se siamo incapaci di interpretare il ruolo che l’Europa unita può giocare nel mondo, una grande responsabilità grava certamente anche sui responsabili dei governi e dei partiti che più si dichiarano europeisti. I governi hanno sistematicamente anteposto gli interessi elettorali di breve periodo alla politica di coesione necessaria ad assicurare all’Europa il ruolo di protagonista nell’economia e nella politica mondiale.

I secondi hanno regolarmente usato le elezioni europee per garantire un posto ai perdenti delle elezioni nazionali, contribuendo quindi anch’essi a sminuire il ruolo delle istituzioni comunitarie che, dopo avere fatto grandi cose in passato, si sono ridotte a giocare un ruolo sempre minore, senza più avere la forza e il coraggio di affrontare i grandi temi oggi sul tavolo: dalle regole della globalizzazione alle migrazioni, dalle disuguaglianze economiche alle conseguenze delle nuove tecnologie.

Tutti questi limiti, uniti alla sciagurata gestione della lunga crisi economica, hanno allontanato il nostro cuore dalla grandezza e dalla necessità della missione europea. Noi tutti comprendiamo che non vi è alternativa al destino comune: il nostro cervello ci fa capire che le nostre energie si indeboliscono ogni giorno di fronte a superpotenze sempre più forti ma il cervello non basta. Credo proprio (e vi prego di perdonare questa per me inusuale espressione retorica) che occorra qualcosa che riscaldi il cuore e che ci faccia anche visibilmente capire che l’Unione Europea è il nostro destino e non l’oggetto di piccoli disegni politici.

Mi piacerebbe quindi che il 21 marzo noi tutti, nel nostro e negli altri Paesi dell’Unione, esponessimo dalle nostre finestre e sventolassimo nelle nostre strade e nelle nostre piazze milioni e milioni di bandiere europee. Penso al 21 marzo perché quel giorno deve simbolicamente richiamare il primo giorno della primavera europea e perché ci ricorda San Benedetto, che non solo è il patrono d’Europa ma che, nel secolo più buio del disfacimento dell’impero romano, ha fatto appello ai nostri valori comuni per ricostruire l’anima e la stessa economia dell’Europa di allora.
Per scaldare i nostri cuori abbiamo anche bisogno di simboli: la bandiera è il simbolo più comprensibile e immediato che noi possediamo.

Non è un compito facile perché anche la bandiera deve essere fabbricata, distribuita da mille e mille associazioni, accolta da milioni e milioni di persone (#uneuropapernoi) e spiegata a tutti nel suo significato etico, politico, economico e sociale. Non sarà questo un gesto rivoluzionario ma sarà certo utile per capire quanto la scelta o il rifiuto dell’Europa saranno decisivi per il nostro destino futuro. E quindi quanto saranno importanti le prossime elezioni europee.

MEIC: RACCONTARE OGGI GLI UOMINI E LE LORO STORIE

Vi alleghiamo il dépliant del  Ciclo di incontri 2019 che continua il tema sul riconoscimento dell’uomo .  Vi segnaliamo che il primo di essi previsto per

VENERDI’ 15 MARZO ALLE ORE 20:30

con FERRUCCIO DE BORTOLI

presso CASA TONIOLO, Treviso

“RACCONTARE OGGI GLI UOMINI E LE LORO STORIE”

Avremo il piacere di dialogare con il giornalista e scrittore; approfondiremo le modalità della narrazione dei nostri giorni, talvolta sterili e monotone, incentrate su notizie superficiali o d’effetto, a discapito della narrazione plastica e oggettiva. Storie misconosciute, ma che possono restituire lezioni di vita e di umanità.

Nasce il dottorato in Scienze Polari, studia l’impatto dei cambiamenti del clima

All’Università Ca’ Foscari Venezia con Cnr, Ingv e enti ricerca

L’Università Ca’ Foscari di Venezia lancia il dottorato di ricerca in Scienze Polari, in collaborazione con il Consiglio nazionale delle ricerche, l’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, l’Università Milano-Bicocca e l’Università di Pisa, coinvolgendo il Programma nazionale per le ricerche in Antartide.

Primo in Italia, il programma formerà scienziati in grado di comprendere come gli impatti dei cambiamenti climatici in corso abbiano effetto sulle aree polari, e come queste reagiscano di conseguenza. Il nuovo PhD fa parte del 35/o ciclo di 14 dottorati promossi dall’Ateneo cafoscarino per l’anno accademico 2019/2020, per i quali è possibile candidarsi fino al 10 aprile.

“Le regioni polari e le aree di alta quota del pianeta come il plateau tibetano, l’Himalaya, le Alpi e le Ande – afferma Carlo Barbante, ideatore del nuovo programma di dottorato – rappresentano i tre poli del sistema di raffreddamento del nostro pianeta e sono un osservatorio scientifico di inestimabile valore. La ricerca polare, oltre ad essere un insostituibile volano della collaborazione scientifica internazionale, ha avuto e avrà un crescente ruolo strategico per il Paese, consentendo all’Italia l’adesione al Trattato Antartico prima e più recentemente di sedere come osservatore permanente nel Consiglio Artico”.

La lezione di Greta ai leader del mondo: «Ci state rubando il futuro»

A Katowice, parole rivoluzionarie dalla 15enne – di E.B. /CorriereTv

La quindicenne svedese Greta Thunberg (in inserita dal Time nella lista 2018 dei teenager più influenti al mondo) è andata a Katowice, in Polonia, per la Conferenza mondiale sul clima, la Cop24. La ragazza, che da mesi protesta contro l’inerzia del suo paese – e degli altri governi – di non fare abbastanza per proteggere il pianeta dal disastro ambientale, ha puntato il dito contro i potenti. Questo il suo toccante discorso: «Mi chiamo Greta Thunberg. Ho 15 anni. E vengo dalla Svezia. Parlo a nome di Climate Justice Now. Molte persone dicono che la Svezia è solo un piccolo paese e non importa quello che facciamo. Ma ho imparato che non sei mai troppo piccolo per fare la differenza (…). Parlate solo di una crescita economica eterna e sostenibile perché avete troppa paura di essere impopolari. Parlate solo di andare avanti con le stesse cattive idee che ci hanno portato in questo casino, anche quando l’unica cosa sensata da fare è tirare il freno di emergenza. Non siete abbastanza maturi per dire le cose come stanno. A noi ragazzini lasciate anche questo di peso. Ma a me non importa essere popolare. Mi interessa la giustizia climatica e salvare il pianeta. La nostra civiltà viene sacrificata per l’opportunità ad un numero molto piccolo di persone di continuare a fare enormi somme di denaro. La nostra biosfera viene sacrificata in modo che le persone ricche di paesi come il mio possano vivere nel lusso. Sono le sofferenze dei molti che pagano per i lussi dei pochi. Nel 2078 celebrerò il mio 75esimo compleanno. Se avrò figli, forse passeranno quel giorno con me. Forse mi chiederanno di voi. Forse chiederanno perché non avete fatto niente quando c’era ancora il tempo per agire. Dite di amare i vostri figli più di ogni altra cosa, invece rubate il loro futuro proprio davanti ai loro occhi. Finché non inizierete a concentrarvi su ciò che deve essere fatto piuttosto che su ciò che è politicamente possibile, non c’è speranza. Non possiamo risolvere una crisi senza trattarla come una crisi. Dobbiamo mantenere i combustibili fossili nel terreno e dobbiamo concentrarci sull’equità. E se le soluzioni all’interno del sistema sono così impossibili da trovare, forse dovremmo cambiare il sistema stesso. Non siamo venuti qui per chiedere assistenza ai leader mondiali. Ci avete ignorato in passato e ci ignorerete di nuovo. Abbiamo finito le scuse e stiamo finendo il tempo. Siamo venuti qui per farvi sapere che il cambiamento sta arrivando, che vi piaccia o no. Il vero potere appartiene alle persone. Grazie». (YouTube/Connect4Climate)

COSA SUCCEDE AL CLIMA?: dall’indifferenza alla presa di coscienza

COSA SUCCEDE AL CLIMA?

giovedì 7 marzo ore 20.45 Istituto PIO X -Treviso
Relatore: il docente Rocco Monteduro,  e  alcuni Studenti del Progetto NET, Istituto Max Planck di Treviso;

testimonianza di alcuni studenti che hanno partecipato al progetto North Exploring Treviso e sono stati al isole Svalbard (Oceano Artico). Hanno toccato con mano l’effetto del riscaldamento globale .e ora sensibilizzano la popolazione del territorio trevigiano sui temi della sostenibilità e del cambiamento climatico.
www.sfssagnese.it

Clima: mille giovani in marcia ad Amburgo con Greta Thunberg

I giovani sono sensibili al loro futuro e all’ emergenza climatica. Giovedì sera alla sfs la testimonianza di alcuni giovani trevigiani che hanno toccato con mano cosa succede nei ghiacci… da sentire!


Un migliaio di giovani in marcia nel centro di Amburgo per lanciare l’allarme sull’emergenza climatica, in presenza dell’attivista 16enne svedese Greta Thunberg. “Il Clima non può attendere”, “Bisogna fare qualcosa”, “Make the Earth great agatin” sono fra gli slogan più ricorrenti sui cartelloni dei manifestanti.

È la prima volta che Greta Thunberg partecipava a questa mobilitazione in Germania. Precedentemente aveva partecipato ai cortei a Parigi, nonché al forum di Davos, ed era anche stata invitata a dicembre a prendere la parola davanti alla 24esima conferenza Onu sul Clima in Polonia. “Continueremo gli scioperi finché faranno qualcosa”, ha detto ai manifestanti la giovane svedese parlando da un podio.

“Siamo adirati perché le vecchie generazioni continuano a non fare niente, mentre si tratta del nostro futuro”, ha aggiunto. “Se non fanno niente, starà a noi prendere delle decisioni e ci assumeremo le nostre responsabilità”, ha avvertito.

La Germania ha intrapreso un’uscita dal nucleare e dal carbone. Diverse città hanno vietato il diesel nonostante le reticenze del governo federale tedesco e dei potenti costruttori di automobili. Da dicembre la mobilitazione degli studenti di scuole, licei e università sta crescendo in Germania, con il tam tam via WhatsApp.

Da qualche centinaio a fine 2018, le mobilitazioni di venerdì a metà gennaio riguardavano spesso più di 15mila alunni, in una cinquantina di città. La mobilitazione si concentra in gran parte intorno all’uscita dal carbone, programmata per il governo per il 2038, ma che i giovani manifestanti si augurano vedere anticipare al 2030.

 

LO SCIOGLIMENTO DEI GHIACCIAI IN ANTARTIDE

Antartide, lo scioglimento dei ghiacci è 6 volte maggiore di quello degli ultimi 40 anni

 

Lo scioglimento dei ghiacci antartici, secondo lo studio, continua ad accelerare (Foto: archivio Getty Images)

Uno studio statunitense conferma gli effetti del riscaldamento globale. La perdita di massa della calotta polare ha accelerato in modo esponenziale dopo il 2009

L’Antartide sta perdendo ogni anno una massa di ghiaccio sei volte superiore a quella che ha perso ogni anno negli ultimi 40 anni. Con il conseguente innalzamento dei livelli delle acque dei mari di più di un centimetro nello stesso arco di tempo. È quanto emerge dallo studio pubblicato sulla rivista dell’Accademia americana delle Scienze (Pnas), condotto da un gruppo internazionale di glaciologi dell’Università della California, a Irvine, coordinato da Eric Rignot, insieme ai colleghi del Jet Propulsion Laboratory (Jpl) della Nasa e dell’Universita’ olandese di Utrecht.

Lo studio

Lo studio è basato sull’analisi di 18 regioni antartiche, comprendente 176 banchine di ghiaccio, più le isole circostanti. Le indagini sono basate su carotaggi dei ghiacci, studio degli iceberg distaccati dal continente bianco e su osservazioni satellitari. Le analisi hanno permesso di stimare, tra il 1979 e 1990, la perdita di ghiacci annua in circa 40 miliardi di tonnellate. Una cifra schizzata a 252 miliardi di tonnellate annue tra il 2009 e il 2017. Le perdite riguardano soprattutto le regioni occidentali, considerate dagli studiosi tra le più sensibili ai cambiamenti climatici. “Si tratta solo della punta di un iceberg”, ha detto Eric Rignot, dell’Università californiana. “Continuando con questo ritmo – ha concluso l’esperto – ci aspettiamo un aumento del livello dei mari di alcuni metri nei prossimi secoli”.

I dati della Nasa

Diversi studi recenti hanno certificato l’accelerazione dello scioglimento antartico. A dicembre la Nasa ha diffuso l’analisi dei dati raccolti dal progetto Inter-mission Time Series of Land Ice Velocity and Elevation (Its_Live). L’indagine ha confermando quanto sia stata preoccupante la perdita di massa glaciale negli ultimi dieci anni. È un indice del riscaldamento globale che non mette a rischio solo l’ecosistema antartico ma tutto il pianeta. Lo scioglimento dei ghiacci, infatti, porta a un innnalzamento del livello del mare. L’attenzione della Nasa si è concentrata, in particolare, sul ghiacciaio Totten: sta fondendo a causa delle elevate temperature oceaniche. Ed è così grande che la sua scomparsa potrebbe innalzare il livello del mare di circa tre metri.

L’INTERVISTA A MARIO GIRO

Mario Giro , relatore alla Scuola di Formazione Sociale di S.Agnese, ha presentato recentemente il suo libro Le sfide della Globalizzazione ; vi consigliamo la lettura del testo

I GUERRIERI DEL LATTE

I GUERRIERI DEL LATTE

13/02/2019

“Più di dieci anni fa, il mio amico Michael Pollan spiegava, nel suo capolavoro “il dilemma dell’onnivoro”, come il cibo a basso prezzo fosse una mera illusione: se non lo paghiamo noi consumatori alla cassa, infatti, a farlo ci penseranno l’ambiente e la nostra salute, seppur non immediatamente. A questo suo pensiero (solo in apparenza banale ma quanto mai dirompente) che ci forza a riconsiderare il ruolo che ognuno di noi ha nel sistema alimentare, aggiungerei una postilla paradossale ma verissima: a pagarne le conseguenze sono anche coloro che quel cibo lo producono. Quello che sta succedendo in questi giorni in Sardegna ne è la prova, l’ennesima dimostrazione che il sistema di produzione, trasformazione, distribuzione e consumo del cibo in cui viviamo non sta funzionando e che un cambiamento di paradigma è più che mai necessario. La protesta dei pastori che scelgono di buttare il latte, di rinunciare al frutto del proprio faticoso lavoro piuttosto che svenderlo, è un atto simbolico estremo e disperato, che testimonia la necessità e l’urgenza di cambiare, adesso.

(…)”

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Carlo Petrini
Da La Repubblica del 12 febbraio 2019