Antartide, lo scioglimento dei ghiacci è 6 volte maggiore di quello degli ultimi 40 anni

Antartide, lo scioglimento dei ghiacci è 6 volte maggiore di quello degli ultimi 40 anni

Lo scioglimento dei ghiacci antartici, secondo lo studio, continua ad accelerare (Foto: archivio Getty Images)

Uno studio statunitense conferma gli effetti del riscaldamento globale. La perdita di massa della calotta polare ha accelerato in modo esponenziale dopo il 2009

L’Antartide sta perdendo ogni anno una massa di ghiaccio sei volte superiore a quella che ha perso ogni anno negli ultimi 40 anni. Con il conseguente innalzamento dei livelli delle acque dei mari di più di un centimetro nello stesso arco di tempo. È quanto emerge dallo studio pubblicato sulla rivista dell’Accademia americana delle Scienze (Pnas), condotto da un gruppo internazionale di glaciologi dell’Università della California, a Irvine, coordinato da Eric Rignot, insieme ai colleghi del Jet Propulsion Laboratory (Jpl) della Nasa e dell’Universita’ olandese di Utrecht.

Lo studio

Lo studio è basato sull’analisi di 18 regioni antartiche, comprendente 176 banchine di ghiaccio, più le isole circostanti. Le indagini sono basate su carotaggi dei ghiacci, studio degli iceberg distaccati dal continente bianco e su osservazioni satellitari. Le analisi hanno permesso di stimare, tra il 1979 e 1990, la perdita di ghiacci annua in circa 40 miliardi di tonnellate. Una cifra schizzata a 252 miliardi di tonnellate annue tra il 2009 e il 2017. Le perdite riguardano soprattutto le regioni occidentali, considerate dagli studiosi tra le più sensibili ai cambiamenti climatici. “Si tratta solo della punta di un iceberg”, ha detto Eric Rignot, dell’Università californiana. “Continuando con questo ritmo – ha concluso l’esperto – ci aspettiamo un aumento del livello dei mari di alcuni metri nei prossimi secoli”.

I dati della Nasa

Diversi studi recenti hanno certificato l’accelerazione dello scioglimento antartico. A dicembre la Nasa ha diffuso l’analisi dei dati raccolti dal progetto Inter-mission Time Series of Land Ice Velocity and Elevation (Its_Live). L’indagine ha confermando quanto sia stata preoccupante la perdita di massa glaciale negli ultimi dieci anni. È un indice del riscaldamento globale che non mette a rischio solo l’ecosistema antartico ma tutto il pianeta. Lo scioglimento dei ghiacci, infatti, porta a un innnalzamento del livello del mare. L’attenzione della Nasa si è concentrata, in particolare, sul ghiacciaio Totten: sta fondendo a causa delle elevate temperature oceaniche. Ed è così grande che la sua scomparsa potrebbe innalzare il livello del mare di circa tre metri.

I guerrieri del latte

I guerrieri del latte

Più di dieci anni fa, il mio amico Michael Pollan spiegava, nel suo capolavoro “il dilemma dell’onnivoro”, come il cibo a basso prezzo fosse una mera illusione: se non lo paghiamo noi consumatori alla cassa, infatti, a farlo ci penseranno l’ambiente e la nostra salute, seppur non immediatamente. A questo suo pensiero (solo in apparenza banale ma quanto mai dirompente) che ci forza a riconsiderare il ruolo che ognuno di noi ha nel sistema alimentare, aggiungerei una postilla paradossale ma verissima: a pagarne le conseguenze sono anche coloro che quel cibo lo producono. Quello che sta succedendo in questi giorni in Sardegna ne è la prova, l’ennesima dimostrazione che il sistema di produzione, trasformazione, distribuzione e consumo del cibo in cui viviamo non sta funzionando e che un cambiamento di paradigma è più che mai necessario. La protesta dei pastori che scelgono di buttare il latte, di rinunciare al frutto del proprio faticoso lavoro piuttosto che svenderlo, è un atto simbolico estremo e disperato, che testimonia la necessità e l’urgenza di cambiare, adesso.

Leggi tutto sul sito www.slowfood.it

Carlo Petrini
Da La Repubblica del 12 febbraio 2019

#partecipareleuropa


La Scuola di formazione Sociale di S.Agnese aderisce alla rete

Assieme ad altre realtà che in città e nel territorio si occupano di formazione nell’ambito socio-politico, vogliamo puntare l’attenzione sull’Europa in vista dell’appuntamento elettorale di maggio, sostenendo, in vario modo e ciascuno nel suo percorso, l’Unione Europea come patrimonio indiscutibile e imprescindibile per un futuro di pace e prosperità.

#partecipareleuropa

2019. EPOCA DI CAMBIAMENTO O CAMBIAMENTO D’EPOCA?

EPOCA DI CAMBIAMENTO O CAMBIAMENTO D’EPOCA

?

Siamo consapevoli di vivere oggi – secondo l’efficace espressione di papa Francesco – “non un’epoca di cambiamento, ma il cambiamento di un’epoca”.

Avvertiamo in questo nostro tempo la confusione generata dal venir meno di valori condivisi, di ideali o, anche, di ideologie di riferimento: tutto – istituzioni e fondamenti sociali, religiosi, politici, culturali -viene messo in discussione, quasi svuotato di peso e senso, e ciò ci espone ai pericoli di una lenta, ma progressiva disgregazione del tessuto umano e sociale. Uno sviluppo tecnologico di straordinaria portata ci costringe a fare i conti con processi di trasformazione irreversibili nel rapporto con l’ambiente e nelle relazioni interpersonali, nella produzione e nell’economia (la globalizzazione), nella comunicazione (internet, i social media) e nella società. Insomma, uno stravolgimento della vita e dei sistemi del passato a 360°! Un “nuovo” che avanza ad una velocità mai conosciuta e sperimentata prima, che pare sottrarsi alla nostra conoscenza e al nostro governo, e genera in noi inquietudine e insicurezza – anche paura. Ci rendiamo conto che anche il lavoro non è e non sarà più lo stesso, e la terra ci presenta quasi ogni giorno il conto degli errori di ieri, del consumo indiscriminato di energie, risorse, suolo. In tale contesto la politica, sia a livello nazionale che internazionale, si rivela sempre più inadeguata e incapace di interpretare il presente e, soprattutto, sviluppare piani e soluzioni per il futuro. Quali sfide collettive e individuali ci attendono in tema di ambiente, lavoro, politica? Con quale bagaglio valoriale e culturale affrontiamo il cambiamento epocale? Quanto peserà e sarà determinante per costruire un futuro rispettoso della terra e dell’uomo anche il contributo di ciascuno di noi? A questi interrogativi tenteremo di rispondere nei quattro incontri in programma con l’aiuto e il contributo dei relatori, tra i quali figurano per la prima volta anche alcuni studenti: sono i ragazzi che hanno partecipato al Progetto NET – North Exploring Treviso –  dell’Istituto Max Planck di Treviso.

PROGRAMMA

 

  1. SCENARI DI UN CAMBIAMENTO EPOCALE

Relatore: Mario Giro, membro della Comunità di Sant’Egidio, ex viceministro degli Affari Esteri

giovedì 21 febbraio

 

  1. IL LAVORO CHE CAMBIA: il futuro del lavoro tra innovazione tecnologica e flessibilità

Relatore: Enrico Attila Bruni, docente Università di Trento

venerdì 1 marzo

 

  1. COSA SUCCEDE AL CLIMA?: dall’indifferenza alla presa di coscienza

Relatore: Rocco Monteduro, docente – Studenti Progetto NET, Istituto Max Planck di Treviso;

giovedì 7 marzo

 

  1. LE SFIDE PER LA DEMOCRAZIA TRA CRISI DELLA RAPPRESENTANZA E DISORDINE INTERNAZIONALE

Relatore: Filippo Pizzolato, docente Università di Padova

martedì 12 marzo

 


PROFILI RELATORI

Mario Giro

Docente di relazioni internazionali. Già viceministro degli Affari esteri nei governi Renzi e Gentiloni, ha ricoperto dal 1998 al 2013 la carica di responsabile delle relazioni internazionali della Comunità di Sant’Egidio. Esperto in mediazioni e facilitazioni nei conflitti armati, cooperazione internazionale e sviluppo, Africa, Medio Oriente e America Latina. Autore di vari saggi e collaboratore di numerose riviste, ha recentemente pubblicato per Mondadori La globalizzazione difficile.

 

Enrico Attila Bruni

Docente di Sociologia dei processi economici e del lavoro presso Università di Trento. I suoi interessi di ricerca si rivolgono prevalentemente alle forme organizzative e pratiche di lavoro emergenti e alle nuove tecnologie ed artefatti organizzativi, riservando particolare attenzione al settore della sanità, e soprattutto ai nuovi network socio-sanitari quale approccio alla cura. Dal 2010 è membro del board della European Association for Studies of Science and Technology (2010-2018); Fondatore e membro del Comitato di Redazione della rivista Tecnoscienza. Italian Journal of Science and Technology Studies.

 

Rocco Alessandro Monteduro

Ha conseguito nel 2000 la laurea in Scienze Ambientali presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia, specializzandosi in oceanografia ed ecologia degli ambienti marini. Ha prestato servizio come ricercatore presso gli istituti di Scienze Marine del CNR di Venezia ed Ancona partecipando a numerose campagne di rilevamento su navi oceanografiche in Mediterraneo e alla XIX° spedizione italiana in Antartide. Attualmente è insegnante di scienze naturali presso il Liceo delle Scienze Applicate “M. Planck” di Villorba (TV)”

 

Filippo Pizzolato

Professore ordinario di Diritto pubblico presso l’Università di Padova; insegna Dottrina dello Stato presso l’Università Cattolica di Milano. Autore di numerose pubblicazioni soprattutto su questi principali temi: principio di sussidiarietà, solidarietà, fraternità e diritti sociali, la disciplina del consumo, la rappresentanza politica e le autonomie territoriali. Autore, tra l’altro, di Il principio costituzionale di fraternità, Città Nuova editrice, Roma 2012.

Studenti Progetto NET, Istituto Max Planck di Treviso;

Dieci studenti del Liceo delle scienze applicate e dell’Itis dell’istituto Max Planck sono andati , nel 2018,  in missione scientifica al Polo Nord, con destinazione le isole Svalbard nel cuore dell’Oceano Artico.
Sono gli studenti esploratori, protagonisti del progetto scolastico Net (North Exploring Treviso) messo a punto dal Planck in collaborazione con il laboratorio veneto del Cnr. 

  Scarica locandina 
Scarica volantino pagina fronte  
Scarica volantino pagina retro

North Exploring Treviso

L’Istituto Tecnico e Liceo delle Scienze Applicate Max Planck di Treviso (Italia) è impegnato nella realizzazione di un progetto denominato N.E.T. (North Exploring Treviso) che prevede la partecipazione, a luglio 2018, di dieci ragazzi delle classi quarte ad uno stage di climatologia presso le isole Svalbard (Oceano Artico).
Il progetto N.E.T. vanta il supporto dell’Istituto di Dinamica dei Processi Ambientali del CNR di Venezia, impegnato in ricerche in campo proprio alle isole Svalbard, della sezione CAI (Centro Alpino Italiano) di Treviso, il cui personale preparerà gli studenti ad affrontare le severe condizioni climatiche dell’ambiente artico, del patrocinio gratuito di Apecs Italy e di numerosi Comuni della regione Veneto.
Nell’azione di ricerca dei fondi necessari alla realizzazione del progetto sono state coinvolte alcune aziende del territorio che hanno offerto un contributo alla realizzazione del progetto, in cambio delle forme pubblicitarie che inevitabilmente il progetto porta con sé in virtù dell’interesse mediatico che sta suscitando.
Al ritorno dalla spedizione i ragazzi terranno, per tutto il 2019, una serie di conferenze, mostre fotografiche e laboratori scolastici sul tema del riscaldamento globale presso le sedi messe a disposizione dai Comuni che hanno deciso di patrocinare l’evento. L’idea è quella di sensibilizzare la popolazione del territorio trevigiano sui temi della sostenibilità e del cambiamento climatico.

Per raccogliere gli ultimi fondi necessari alla realizzazione dell’esperienza l’Istituto Planck si è lanciato in una raccolta di fondi tramite crowdfunding, attraverso la piattaforma web https://schoolraising.it/progetti/net/ presso la quale chiunque può aggiungere il proprio contributo, anche piccolo, alla realizzazione del progetto stesso.

Apecs Italy prenderà parte al progetto in quanto organizzatrice di tre giornate di divulgazione sui temi del cambiamento climatico e delle ricostruzioni climatiche da carote di ghiaccio sia presso l’Istituto Max Plank sia presso i laboratori dell’Istituto per la Dinamica dei Processi Ambientali (IDPA-CNR) di Venezia.


 

2010 CARITAS IN VERITATE” L’Enciclica di Benedetto XVI

a due anni la Scuola si sta impegnando in un cammino di approfondimento sui cinque ambiti affidati dai Vescovi italiani alle comunità cristiane a conclusione del Convegno Ecclesiale di Verona 2006. Cittadinanza e Lavoro sono i temi già affrontati. Nonostante l’intenzione di proseguire l’itinerario, non si poteva non tenere in considerazione un evento di grande importanza per tutta la Chiesa: la pubblicazione, lo scorso giugno dell’Enciclica “Caritas in Veritate”, dedicata ai temi sociali ed economici. Si è, dunque, ritenuto opportuno dedicare quest’anno allo studio e all’approfondimento del documento. L’Enciclica si colloca in un momento di crisi economica mondiale, che ha investito sia il sistema finanziario che quello produttivo, causando ripercussioni dolorose sulla vita di molti uomini e donne, che hanno perso – e perdono tuttora – il posto di lavoro e, con esso, la possibilità di provvedere a se stessi ed ai propri familiari. Ma se è vero che ogni crisi porta con sé, pur nel disagio e nella fatica, preziose opportunità di crescita e di progresso; allora, proprio ora i cristiani, sono chiamati a portare il loro contributo, per avviare un nuovo corso economico e sociale. L’Enciclica, lungi dal voler offrire ricette e soluzioni alla grave contingenza economica, ci aiuta e ci esorta a rileggere e rivedere l’attuale realtà economica e sociale, e ad impegnarci con coraggio a pensare a nuove strade alla luce della verità e della giustizia del Vangelo, dove Dio ci ha rivelato il suo progetto d’amore e di bene per l’Uomo. Si tratterà di pensare soluzioni nuove mettendo in campo valori, comunemente ritenuti estranei ed incompatibili con il mondo dell’economia e del mercato, e che mettano al centro l’uomo ed il suo bene: fraternità, solidarietà, gratuità, dono, giustizia sociale, equità nello sviluppo. Le parole del Papa non sono rivolte solo ai grandi della terra, a coloro che “contano” nella politica e nell’economia, ma “a tutti gli uomini di buona volontà”. Dunque, i valori che sono invocati per un nuovo corso economico e sociale a livello mondiale, sono gli stessi ai quali il Papa richiama ciascuno di noi. Nessuno può rimanere indifferente o sentirsi escluso e inutile; ogni persona deve assumere su di sé la responsabilità di contribuire al progresso e alla giustizia sociale, agendo sulla propria quotidianità, mettendo in discussione, se necessario, abitudini e stili di vita.
Ricordiamo che l’iniziativa della Scuola di Formazione Sociale, in collaborazione con l’équipe vicariale di Azione Cattolica, e da quest’anno anche con il MEIC, Movimento Ecclesiale di Impegno Culturale, da anni attivo nella nostra Diocesi e promotore di numerose iniziative culturali, è rivolta a tutta la città.


1. L’EQUILIBRIO TRA PROFITTO E SOLIDARIETA’. “Caritas in Veritate”: presentazione dell’Enciclica di Benedetto XVI

relatore: mons.Giuseppe Pasini, presidente della Fondazione Zancan di Padova

Si è aperto il 29 ottobre scorso con l’intervento di Monsignor Pasini, già direttore della Caritas Italiana e attualmente presidente della fondazione Zancan di Padova, il nuovo ciclo d’incontri della Scuola di Formazione Sociale che da cinque anni è attiva presso la parrocchia di S.Agnese di Treviso e che quest’anno dedica il suo percorso di riflessione e approfondimento all’enciclica di Benedetto XVI, “Caritas in Veritate”.  Nella sua introduzione al documento, Monsignor Pasini ha portato alla nostra attenzione i passaggi fondamentali del pensiero e della riflessione del Papa.

Sintesi dell’incontro

2. I fondamenti biblici dell’Enciclica “Caritas in Veritate”

relatore: don Franco Marton, teologo,  già Direttore dell’Ufficio Missionario Diocesano

 

 

 

 



Sviluppo economico e centralità della persona

 giovedì 25  febbraio 2010
“Gratuità” e “Spirito del dono”. Due valori per una nuova economia 
Relatore:  prof.Giovanni Sarpellon, Docente Ordinario di Sociologia, presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia

giovedì 18 marzo 2010
Incontro di preparazione

 giovedì 25  marzo 2010
“Acquistare è sempre un atto morale” (CV, 66): la responsabilità sociale del consumatore.
La sobrietà come criterio di scelta
Relatore: padre Adriano Sella, missionario saveriano, Responsabile Commissione Nuovi Stili di Vita dell’Ufficio Pastorale Sociale di Padova  

1) Le inquietudini dell’uomo d’oggi. Il fondamento antropologico della paura

SINTESI  DEL PRIMO INCONTRO     LUNEDI’ 13 NOVEMBRE 2006

Relatore: Mons. Corrado Pizziolo, Teologo e Vicario Generale della Diocesi di Treviso

 

Cos’è la PAURA? È un’EMOZIONE; la reazione istintiva difronte ad una minaccia per l’individuo; riguarda gli uomini, ma anche gli animali.

Che cosa, allora, differenzia l’uomo dall’animale? La COSCIENZA. La coscienza psicologica (intesa come consapevolezza di sé) e la coscienza morale (intesa come necessità di scegliere, di decidere per compiere e realizzare se tessi).

La paura entra nel formarsi della coscienza, fin dall’inizio e poi via via nel tempo, con la crescita. L’uomo, infatti, lo sappiamo, necessita di tempi lunghi per raggiungere la propria autonomia e autosufficienza. Ma non basta solo il tempo; l’uomo per acquisire la propria identità ha bisogno di alcune condizioni indispensabili. Ha bisogno innanzitutto degli altri: l’IO prende piena coscienza di sé solo difronte ad un TU. E ancora possiamo renderci conto della nostra identità, perché intorno a noi troviamo chi ci accoglie e ci fa oggetto di attenzioni. Le attenzioni ricevute dalla mamma e dal papà, prima di tutto, dalla nostra famiglia ci hanno comunicato un messaggio :”La tua vita è un dono, la tua vita è una cosa bella. Tu sei un dono, tu sei una cosa bella.” La vita, cioè, ci è stata presentata fin dall’inizio come una realtà bella e promettente. Noi tutti abbiamo creduto a questo e così abbiamo cominciato a muovere i nostri passi nella vita. Questa esperienza originaria è l’esperienza che ci ha aperti alla vita come promessa di bellezza e felicità.

Tuttavia, ben presto, finanche da bambini, e poi sempre più crescendo, abbiamo fatto l’esperienza che la vita non sempre mantiene la sua promessa di bene: sono tutte le prove di dolore, fatica e sofferenza grandi o piccole che costellano la nostra quotidianità, fin dalla culla quando il bimbo piange disperatamente temendo che la mamma non arrivi per soddisfare alle sue prime necessità. Dunque, accanto ai messaggi di accoglienza e di promessa di bene abbiamo ricevuto anche messaggi di smentita, di dolore, di fatica. Promessa di bene e dubbio che tale promessa non venga mantenuta sono presenti contemporaneamente nella realtà dell’uomo.  E allora, ci ha forse mentito la nostra mamma nel presentarci la vita come una realtà bella e promettente? No, certamente; la mamma ci ha rivelato la realtà profonda della vita!

Le smentite alla promessa di bene hanno insinuato in noi il DUBBIO, e con esso la PAURA. Paura che quella realtà bella non mantenga la sua promessa di bene.

Il dono della vita, e così anche il suo Autore, non ci appaiono più affidabili.

Tutto questo lo troviamo scritto nel libro della Genesi (3, 1-13), testo sapienziale, che non ci racconta di storia e di scienza, ma che ci restituisce il senso della creazione e della natura dell’uomo quale gli Ebrei, popolo eletto, avevano maturato nel corso delle loro vicende di popolo accompagnato ed illuminato dalla presenza costante di Dio. Qui per la prima volta compare la Paura, quando, udendo la voce di Dio, Adamo si nasconde per timore di mostrarsi nudo difronte a Lui. La prima paura di Adamo è stata, dunque, nei confronti di Dio ed è cominciata con il dubbio ed il sospetto, insinuato dal serpente, che Dio avesse mentito all’uomo circa i frutti dell’albero.

La paura umana, dunque, non è solo reazione istintiva, ma un sentimento che proviamo quando temiamo che un fatto o una persona smentiscano la promessa della vita come realtà bella e promettente.

Difronte alla paura possiamo reagire in due modi: chiuderci in noi stessi e rifiutare la vita ed il suo Donatore; oppure ribadire con forza la nostra fiducia nella promessa. Fin dall’inizio ci troviamo a dover DECIDERE; ossia SCEGLIERE se credere nella vita come dono bello e promettente, oppure come insieme di inganni. E proprio attraverso queste continue scelte nel corso della vita ci “formiamo”; diamo forma, sostanza, identità a noi stessi.

La paura è la situazione nella quale siamo chiamati a rinnovare la nostra scelta di credere nella bontà e bellezza della vita che ci è donata, oppure no. Difronte alle nostre paure non dobbiamo scappare, ma guardarle, dar loro un nome e decidere poi di noi stessi nella direzione della fiducia nella vita e nel Donatore buono della vita.

In tal senso la paura diviene luogo della formazione della coscienza, dove si forma l’identità, poiché difronte ad essa si esercita pienamente la libertà dell’uomo.

Attualmente viviamo un paradosso: l’uomo del nostro tempo che vanta grandi conquiste in campo tecnologico e scientifico, al punto da lasciarsi andare in alcuni casi al delirio di onnipotenza, è però un uomo fragile, vulnerabile e spesso disperato per aver smarrito il senso della vita.

Quali sono le paure dell’uomo d’oggi?

Alcune sono quelle di sempre, la sofferenza, la morte; altre sono nuove, generate proprio dai prodotti della sua stessa genialità. (si veda Giovanni Paolo II nell’enciclica Redemptor hominis). Quello che interrompe la catena della paura è la nostra decisione, la nostra scelta di rispondere con la FEDE nel Creatore buono della vita………

 

 

1. L’EQUILIBRIO TRA PROFITTO E SOLIDARIETA’. “Caritas in Veritate”: presentazione dell’Enciclica di Benedetto XVI

L’equilibrio tra profitto e solidarietà. “Caritas in Veritate”: presentazione dell’Enciclica di Benedetto XVI

relatore: mons.Giuseppe Pasini, presidente della Fondazione Zancan di Padova


L’incontro

Si è aperto il 29 ottobre scorso con l’intervento di Monsignor Pasini, già direttore della Caritas Italiana e attualmente presidente della fondazione Zancan di Padova, il nuovo ciclo d’incontri della Scuola di Formazione Sociale che da cinque anni è attiva presso la parrocchia di S.Agnese di Treviso e che quest’anno dedica il suo percorso di riflessione e approfondimento all’enciclica di Benedetto XVI, “Caritas in Veritate”.  Nella sua introduzione al documento, Monsignor Pasini ha portato alla nostra attenzione i passaggi fondamentali del pensiero e della riflessione del Papa.

Caritas in Veritate si pone in continuazione logica con la prima enciclica di Benedetto XVI, “Deus Caritas Est”, nella quale il Santo Padre affrontava il tema dell’identità di Dio e dell’identità dell’uomo, che, creato a Sua immagine e somiglianza, è fatto per amare e si realizza pienamente nell’amore. Nella nuova enciclica il Papa sottolinea il nesso inscindibile tra Carità e Verità. Gesù Cristo, Dio fatto uomo, ci svela il volto di Dio, Amore eterno e Verità assoluta e, contemporaneamente, il progetto di Dio per ogni uomo e per tutti  gli uomini. Dunque, la Carità nella Verità – di cui Gesù Cristo si è fatto testimone con la sua vita, morte e resurrezione- è la principale forza propulsiva per il vero sviluppo di ogni persona e dell’umanità intera.

Essa è la sostanza, il fondamento di tutto il mondo delle relazioni umane: dalla relazione con Dio, alle relazioni familiari fino, su più vasta scala, alle relazioni sociali, economiche, politiche.

Essa è la sola in grado di creare il legame di fraternità tra gli uomini, condizione imprescindibile per superare i divari socio-economici e culturali e avviare verso lo sviluppo di ogni uomo e di tutti gli uomini. Infatti, “la società sempre più globalizzata ci rende vicini, ma non ci rende fratelli. La ragione da sola, è in grado di cogliere l’uguaglianza tra gli uomini e di stabilire una convivenza civica tra loro, ma non riesce a fondare la fraternità. Questa ha origine da una vocazione trascendente di Dio Padre, che ci ha amati per primo insegnandoci per mezzo di suo Figlio, che cosa sia la carità fraterna” (CV,19). Il riferimento a Dio, Carità e Verità, come unica via possibile per lo sviluppo integrale dell’uomo è il cuore dell’enciclica e la prospettiva nella quale si colloca il pensiero del Papa.

“Caritas in Veritate” si inserisce nel filone dell’intero insegnamento sociale della Chiesa, ma il riferimento più diretto è con il magistero sociale di Paolo VI espresso nell’enciclica Populorum progressio.  E’ proprio dagli insegnamenti di Paolo VI  sullo sviluppo umano, ed in particolare sul concetto di sviluppo integrale – cioè di ogni uomo e di tutti gli uomini -, e sulla centralità della carità che Papa Benedetto dichiara di voler ripartire per “attualizzarli nell’ora presente” (CV,8).

L’attualizzazione passa attraverso un analisi attenta del  mondo contemporaneo, caratterizzato da problemi nuovi e complessi rispetto al tempo di Paolo VI: l’affermarsi di un’ideologia tecnocratica, la speculazione finanziaria, i flussi migratori sempre più crescenti e massicci, lo sfruttamento sregolato delle risorse della terra richiedono, in vista del bene presente e futuro dell’umanità, una comprensione unitaria ed una nuova “sintesi umanistica”, e, dunque, un “profondo rinnovamento culturale”. “L’attuale crisi può diventare allora occasione di discernimento e di nuova progettualità” (CV,21).

– A questo punto l’enciclica propone un’analisi dello sviluppo  e del sottosviluppo nel nostro tempo sotto diversi profili: economico, sociale, culturale e religioso. Sotto il profilo economico è rilevante il fatto che la linea di demarcazione tra Paesi ricchi e Paesi poveri non sia più così netta. Nei Paesi ricchi cresce la disparità economica e fioriscono nuove povertà. Nei Paesi poveri assistiamo all’emergere di élites privilegiate, ma a scapito dei ceti poveri, destinati a divenire sempre più poveri. E’ doveroso, dunque, riconoscere le responsabilità di tutti. “Gli aiuti internazionali – scrive  il Papa – sono stati spesso distolti dalle loro finalità, per responsabilità che si annidano sia nella catena dei donatori, sia in quella dei fruitori” (CV,22). In entrambi i casi, tanto nei Paesi ricchi quanto nei Paesi poveri, dilagano la corruzione e l’illegalità. Persiste, inoltre, un eccessivo protezionismo delle conoscenze intellettuali, specie nel settore sanitario. Sotto il profilo sociale si registra un depotenziamento dei sistemi di protezione: la delocalizzazione della produzione, i tagli alla spesa sociale, l’indebolimento delle associazioni sindacali ne sono l’effetto. Sotto il profilo culturale, è da considerarsi positivamente l’interazione culturale, favorita dalla globalizzazione e dai mezzi di comunicazione, quando questa apre e favorisce il dialogo e l’arricchimento reciproco dei soggetti interlocutori; ma, preoccupa la deriva dell’eclettismo culturale, che facilmente cede al relativismo e all’appiattimento culturale (CV,26).

Infine sotto il profilo religioso se da una parte assistiamo alla negazione del diritto alla libertà religiosa a causa di violenze e conflitti a sfondo religioso; dall’altra, corriamo il pericolo dell’indifferenza e dell’ateismo pratico.

– A fronte di questa situazione, il Papa apre una prospettiva nuova per ripensare un processo di sviluppo integrale per l’uomo, che in Dio Creatore trova la sua radice. “La carità nella verità pone l’uomo davanti alla stupefacente esperienza del dono” (CV,34). Ogni uomo creato da Dio è dono per se stesso e per gli altri. L’essere umano è fatto per il dono, è fatto per donarsi agli altri. La gratuità, dunque, è dimensione e carattere costitutivo della vita dell’uomo. La presunzione di autosufficienza e autoreferenzialità è stata ed è alla base di tante deviazioni dell’uomo sia nella morale sia nell’ambito economico, sociale e politico. Ecco allora, ci dice il Papa, che “lo sviluppo economico, sociale e politico ha bisogno, se vuole essere autenticamente umano, di fare spazio al principio di gratuità come espressione di fraternità“ (CV,34) .  Quali le strade?

– Il mercato, abbandonato alla logica dei beni scambiati, “senza forme interne di solidarietà e fiducia reciproca, non riesce a produrre la coesione sociale di cui esso stesso ha bisogno per svolgere la sua funzione economica” (CV,35). La grande sfida è quella di comprendere e fare propria la convinzione che sia nei rapporti mercantili quanto nell’attività economica oltre ai principi tradizionali dell’etica sociale – trasparenza, onestà, responsabilità –  devono trovare spazio il principio di gratuità e la logica del dono come espressione della fraternità. Ogni fase dell’attività economica, dal reperimento delle risorse, ai finanziamenti, alla produzione, fino al consumo,  va coniugata secondo giustizia: perché ciò avvenga l’attività economica deve essere supportata dalla politica, cui spetta il compito di emanare leggi giuste e pensare a forme di redistribuzione della ricchezza. Ogni impresa camminerà in questo nuovo corso economico nella misura in cui perseguirà l’obiettivo del legittimo profitto nel rispetto pieno delle regole e delle leggi che assicurano la dignità e il diritto delle persone e la salvaguardia del creato. Il Papa auspica altresì un’impostazione economica che permetta a tutti i popoli di essere presenti nell’economia come soggetti attivi, favorendo una progressiva apertura a forme di attività economiche caratterizzate da quote di gratuità e comunione (CV,39). Pensiamo, ad esempio alla rete del commercio equo solidale.

– Riconoscendo il ruolo decisivo dell’economia, nell’enciclica viene sostenuta la necessità, nell’attuale contesto di globalizzazione, di costituire una vera autorità politica mondiale con l’obiettivo di rispondere a due esigenze etiche: 1) attuare, al presente, un’equa distribuzione all’interno dei singoli paesi e tra i vari paesi;  2) garantire i presupposti per un’equa distribuzione tra le generazioni. Solo un organo con tali finalità –  tutto da inventare e dotato di potere decisionale –  sarà in grado di salvaguardare lo sviluppo nella giustizia dei popoli di oggi e di domani.  E’ da prevedere, pertanto, una ristrutturazione dell’ONU, aperta non soltanto agli Stati, ma anche ai corpi intermedi della società civile. Inoltre, migrazioni, problema demografico, risorse energetiche e rispetto dell’ambiente sono altri temi che esigono una riflessione a carattere internazionale.

– Nella parte conclusiva dell’enciclica il Papa  presenta l’ideologia tecnocratica come un insidioso ostacolo allo sviluppo. Il progresso tecnologico in se stesso è positivo: talvolta, però, si arriva a considerarlo un “assoluto” e, identificando il fattibile con il vero, si ritiene di poterlo sganciare dai criteri della verità e dell’etica. Tale strada ha portato nella storia a disastri terribili (si consideri tra tutti la fabbricazione della bomba atomica). Strettamente connessi allo sviluppo tecnologico sono gli ambiti dei Mezzi di comunicazione e della Bioetica. “I mezzi di comunicazione, sostiene Benedetto XVI, contribuiscono allo sviluppo umano quando siano centrati sulla promozione della dignità delle persone e dei popoli, siano espressamente animati dalla carità e posti a servizio della verità” (CV,73). Infine, nella Bioetica si gioca in modo decisivo una questione fondamentale: “se l’uomo sia prodotto da se stesso o se egli dipenda da Dio” (CV,74). La scelta in un senso oppure nell’altro pregiudica in modo determinante la qualità di vita e lo sviluppo che vogliamo per ogni uomo e per tutti gli uomini.