Intervista a David Quammen

Radio3 Scienza

Intervista a David Quammen

 

Rossella Panarese incontra David Quammen, autore di “Spillover”, al Festival della Scienza di Genova 2014

 

09/03/2020 rai radio 3

 

ascolta l’audio 

E se sfruttassimo questa situazione complessa per riflettere su alcune cose?

La ricostruzione grafica è di Mariangela Palermo, la traduzione di Miguel Martinez, il fumetto originale di Miguel Brieva

1. Prendere coscienza, rallentare, pensare, usare la nostra immaginazione.

2. Vedere quanto possa essere veloce e facile ridurre le emissioni, e come possa essere pulita l’aria nelle nostre città.

3. Porre fine al turismo predatorio.

4. Riconoscere il ruolo vitale dei nostri servizi pubblici.

5. Renderci conto che lavorare in remoto è fattibile.

6. Una grande occasione per condividere il lavoro e i doveri di cura.

7. Dimostrare il potere della comunità contro le cose su grande scala.

8. Prendere coscienza del nostro potenziale empatico e collettivo di preservare la vita.

9. Vedere come potrebbe essere una società della decrescita, anche se solo per un breve momento.

 testo originale in spagnolo è stato tradotto da Miguel Martinez, che dice: “Ne farei un manifesto!”. C’è anche una traduzione in inglese di Guerrilla Translation.

Miguel Brieva è un fumettista spagnolo.

LEGGI ANCHE L’epidemia del neoliberismo (Raul Zibechi) L’antivirus è partire da sé (Lea Melandri), Bloccati dal virus. Un’opportunità? (Guido Vaudetto), Il parassita (Ascanio Celestini), Tu resti fuori (Roberto de Lena)

https://comune-info.net/

EPIDEMIE E AMBIENTI NATURALI

Gianfranco Bologna, Presidente onorario del comitato scientifico del WWF, intervistato da Barbara Gallavotti, divulgatrice scientifica e consigliere per il coordinamento scientifico del Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia Leonardo da Vinci di Milano.

L’uso indiscriminato delle risorse naturali non solo è causa di cambiamenti climatici dagli effetti disastrosi, ma anche origine dell’insorgere di epidemie che mettono a rischio la sopravvivenza dell’uomo.

LA LETTERA AL PADRETERNO DI PAOLA CORTELLESI: «TU CHE NON SEI COME NOI, FA FINÌ ST’EPIDEMIA»

Nella sua pagina Instagram, l’attrice legge una poesia in romanesco «dell’amica S, donna straordinaria che ogni giorno si prende cura degli altri e ogni tanto regala poesie». Una toccante riflessione sull’uomo che pensava di saperne più di Dio, che si era abituato a rovinare Madre Natura, ma che ora ha «capito la lezione sotto i corpi der bastone» e che «nun ha senso proprio niente si nun poi sta co la gente».

50 voci per rileggere in un mese l ’enciclica Laudato si

La Laudato Si’, l’enciclica di papa Francesco sulla “cura della casa comune” , può aiutare a riflettere su
questo tempo e sullo stile con cui “ripartire” . Ogni giorno, dal 1° al 31 maggio, giorno di Pentecoste, varie
voci del mondo ecclesiale, della cultura, della scienza, delle istituzioni e dell’economia, si alterneranno nel leggere, con un loro brevissimo commento, tutta l’enciclica in “piccole dosi” quotidiane. I video , realizzati
nei propri studi, nelle proprie case, saranno pubblicati ogni giorno alle 17 nella pagina

Facebook e Youtube dell’Istituto Superiore di Scienze Religiose “Giovanni Paolo I ” ( e  nella nostra pagina facebook) , con la collaborazione delle Diocesi di Belluno-Feltre, Treviso e Vittorio Veneto.
Venerdì 1° maggio hanno dato il via all’iniziativa il vescovo di Treviso, Michele Tomasi , e padre Athenagoras
Fasiolo, ortodosso, rettore del monastero di Santa Barbara di Montaner di Sarmede.

 
L’attualità dell’Enciclica a cinque anni dalla sua pubblicazione, ha fatto emergere, in un gruppo di docenti e
studenti dell’ISSR Giovanni Paolo I, il desiderio di “rileggere” questo testo durante la “Fase 2” della crisi legata a COVID-19: nel momento di ripartire, pur con molta lentezza a con tutte le attenzioni necessarie, sembra importante
di alogare e riflettere molto, anche se costretti ad agire con un a certa “velocità”, affinché non si punti a “riportare tutto come prima”, né a pensare che, in maniera “magica” , “comunque cambierà tutto”
. C’è il rischio concreto che non cambi niente, se non in peggio: a meno che, non si approfitti di questa “ sosta forzata” per pensare insieme al le scelte da fare nelle prossime settimane, mesi, anni.

Mai più la guerra

La guerra è un male assoluto e va ‘ripudiata’, come recita la nostra Costituzione all’Articolo 11: essa non deve più essere considerata una scelta possibile da parte della politica e della diplomazia”. Così scrivevamo in un comunicato del 24 maggio 2019, denunciando le manovre per una prossima guerra all’Iran. Ora gli ultimi tragici avvenimenti rischiano di travolgere non solo il Medio Oriente ma il mondo intero in una nuova “avventura senza ritorno”. Il rischio di una guerra di cui è difficile prevedere sviluppi e conseguenze è tragicamente reale.

Pax Christi Italia si unisce alla voce di Pax Christi Usa: “La decisione dell’amministrazione Trump di assassinare il generale iraniano Soleimani in territorio iracheno, per mezzo dell’attacco di un drone, ha sortito l’unico effetto di causare una escalation della tensione in Medio Oriente e di mettere in pericolo la vita di uomini, donne e bambini innocenti che pagheranno per le ritorsioni che avverranno tra Stati Uniti e Iran”.

Assistiamo allo sgretolamento delle fondamenta della convivenza internazionale, ONU, diritto internazionale… Sembra prevalere la logica del più forte, del più armato. Non possiamo accettare questo! Anche oggi, come scrivevamo a maggio, ci chiediamo: “Quale altra infernale situazione potrebbe generarsi dalla incombente guerra all’Iran? La guerra in Libia, ad esempio, non ha proprio insegnato nulla? Si vuole dunque accendere una nuova fornace dove bruciare umanità e speranze di pace e coesistenza pacifica?”.

Non possiamo stare inermi a guardare. Dobbiamo gridare il nostro no alla guerra e alla sua preparazione, tanto più preoccupante con il potenziale degli armamenti anche nucleari, oggi a disposizione dei potenti del mondo. E sappiamo che anche in Italia ci sono basi, come Sigonella o Aviano, che possono essere direttamente coinvolte in una prossima guerra. Per questo vorremo che si unissero le voci di tutte le persone che credono nella pace, per chiedere scelte concrete di pace. Lo abbiamo ribadito qualche giorno fa a Cagliari in occasione del convegno e della Marcia nazionale per la Pace, invocando il disarmo e denunciando la presenza delle bombe atomiche sul territorio italiano e le nuove in arrivo B61-12.

Chiediamo:
– alla Chiesa e alle Comunità cristiane non solo di pregare per la pace, cosa indispensabile, ma anche di denunciare in modo forte e chiaro la follia della guerra e di unire le proprie voci a papa Francesco: “l’uso dell’energia atomica per fini di guerra è, oggi più che mai, un crimine, non solo contro l’uomo e la sua dignità, ma contro ogni possibilità di futuro nella nostra casa comune. L’uso dell’energia atomica per fini di guerra è immorale, come allo stesso modo è immorale il possesso delle armi atomiche…”.
– al Parlamento e al Governo Italiano scelte politiche concrete e immediate di pace, per non essere coinvolti nella guerra ed esserne complici:
– di non dare la disponibilità delle Basi Usa in Italia;
– di bloccare l’acquisto degli F35;
– di ritirare i nostri soldati dall’Iraq e dall’Afghanistan;
– di dare più potere all’Onu e non alla Nato;
– di consultarsi con l’Onu sulla sicurezza del contingente italiano e internazionale in Libano;
– di aderire immediatamente al Trattato per la messa al bando delle armi nucleari.

Non possiamo accettare che a parole si dica di volere la pace e nei fatti invece si prepari la guerra, che come sempre è pagata soprattutto dai più deboli e dagli innocenti. Rifiutiamo la guerra, gridiamo la speranza!

 

Tratta da unsplash.com

Biodiversità SFS 2020

Biodiversità..

Il professore  Giovanni Destro Bisol ci ha parlato della Biodiversità..razze  e razzismi.

 

Al termine della serata abbiamo invitato i partecipanti a scrivere una parola da associare a BIODIVERSITA’ ..e le abbiamo inserite in un cartellone…

 

 

 

 

 

 

 

Ecco le parole inserite :

  • RISPETTO
  • IMPRESCINDIBILE NECESSITA’
  • IL RAZZISMO è SCRITTO NEL NOSTRO DNA?
  • CONNESSIONI
  • CAINO
  • INIZIATIVA
  • IDENTITA’
  • CONOSCERE E NON GIUDICARE!
  • INTERCONESSIONE
  • INTEGRAZIONE
  • UGUALIANZA
  • CREAZIONE
  • PAURA
  • RICCHEZZA
  • FRATELLANZA
  • UNITA’ (2)
  • CREAZIONE
  • AMICIZIA
  • OMOGENEITA’
  • ALLEANZA
  • SPERANZA
  • GIOIA E PACE
  • EQUITA’
  • DOVERE DELLA SPERANZA
  • COSTRUIRE COMUNITA’ APERTE
  • COMPRENDERE
  • VARIAZIONI SUL TEMA
  • VISIONE OLISTICA
  • STIMATIZZARE
  • CONSAPEVOLEZZA
  • BIODIVERSITA’
  • EVOLUZIONE
  • IL VALORE DELLA BIODIVERSITA’
  • COLIBRI’
  • RESPONSABILITA’

Manifesto della diversità e dell’unità umana

La diversità umana

 Per capire la diversità umana dobbiamo partire dalle popolazioni, non dalle razze.

L’umanità è una rete di persone che, aggregandosi in gruppi sociali in comunicazione tra loro e in continuo cambiamento nel tempo, mescolano le loro idee e il loro patrimonio genetico. Si tratta di insiemi di persone, a volte anche piccoli, che condividono uno spazio, una storia e una cultura: le popolazioni. Le differenze genetiche tra individui che appartengono a una stessa popolazione sono, in media, poco più piccole di quelle tra individui che appartengono a continenti diversi. Inoltre, in una singola popolazione è già presente una parte rilevante di tutta la diversità genetica umana. Quindi, non ha alcun fondamento scientifico l’idea delle “razze umane”, secondo cui pochi ed elementari raggruppamenti sarebbero in grado di esprimere la diversità biologica, fisica e comportamentale della nostra specie, Homo sapiens.

L’omogeneità biologica dell’umanità è un fatto.

Gli esseri umani sono straordinariamente simili da un punto di vista genetico: da qualsiasi parte del mondo provengano, condividono più del 99% del loro DNA e quel meno dell’1% che rimane non produce alcuna coerente classificazione razziale. La percezione della diversità è influenzata dalle evidenti differenze dei caratteri fisici, come il colore della pelle, che sono il risultato dell’adattamento all’ambiente a livello di pochi geni e che non hanno nulla a che vedere con comportamenti o attitudini. Comportamenti e attitudini sono, invece, forgiati dai contesti sociali in cui il caso ha fatto nascere e crescere ogni persona. Pertanto, l’omogeneità biologica della nostra specie è un fatto, così come lo è la diversità delle nostre caratteristiche individuali e sociali.

La diversità umana è un valore e una ricchezza.

Per quanto esigua, la diversità genetica tra le popolazioni contiene molte informazioni per ricostruire eventi del passato, come le migrazioni, i genocidi o le epidemie. La variabilità, presente da tempo immemore nella nostra specie, ha permesso a Homo sapiens di adattarsi e prosperare negli ambienti più disparati, mentre il mescolamento tra gruppi con geni e istanze culturali diverse ha reso possibile la formazione di umanità plurali, in continua evoluzione e trasformazione. Quindi, la diversità umana non è, e non deve diventare, uno strumento di discriminazione, ma va vista per quello che realmente è: una chiave del nostro successo evolutivo, un valore per il presente e una ricchezza da preservare per il futuro.


Il razzismo

 Il razzismo fa male, a tutti.

Anche se il concetto di razza non ha alcuna base scientifica, il razzismo – l’idea che le capacità cognitive e le qualità morali di ogni individuo siano diverse a seconda della sua origine o dell’aspetto esteriore – è vivo e vegeto. Il passato ci ricorda che gli atteggiamenti collettivi di ostilità generati dal razzismo hanno portato alle più grandi tragedie umane: persecuzioni, eccidi e genocidi. Oggi, la reazione a catena tra crisi ambientaleimpoverimento della popolazione, necessità di migrare e crescita dell’intolleranza verso i nuovi arrivati investe ogni parte del mondo. Le sofferenze individuali e collettive, il disagio e il conflitto sociale, con l’ulteriore razzismo che viene generato, si stanno diffondendo a macchia d’olio fino a toccare ogni Paese, ogni gruppo sociale, ogni persona.

Forme vecchie e nuove di razzismo convivono nella società.

Coesistono oggi nella società diverse forme di razzismo. Persiste quello “tradizionale”, basato sull’associazione tra la percezione della diversità fisica e pregiudizi sulle qualità cognitive e morali degli individui dei “gruppi inferiori”. A questo si aggiunge il cosiddetto “neo-razzismo“, secondo cui le differenze culturali e religiose separano irrimediabilmente i gruppi umani e giustificano politiche e atti discriminatori. Il nuovo antisemitismo, lo jihadismo, l’islamofobia e altre forme di persecuzione religiosa dimostrano il suo enorme potenziale disgregativo per la società.

Il razzismo si combatte condividendo i saperi e mettendo al centro la persona.

Per contrastare il razzismo è necessario agire a diversi livelli. Sul piano della conoscenza, è doveroso contrapporre sia la straordinaria ricchezza delle diversità culturali che l’umanità ha costruito nel suo lungo cammino storico, sia il ruolo insostituibile giocato dalle differenze biologiche nell’adattamento delle popolazioni umane agli ambienti. Sul piano dei rapporti umani, è importante mettere al centro la persona, al di là di ogni categoria astratta, come la razza o l’etnia, che oscura i suoi valori. Sul piano civile e politico, va condivisa e messa in pratica l’uguaglianza tra gli esseri umani nei diritti e nei doveri e nel pieno rispetto dei principi della nostra Costituzione e delle norme che ne derivano.

La ricerca di una vera e fruttuosa convivenza è una responsabilità collettiva.

Per evitare che il razzismo cancelli il senso umano di comunanza e solidarietà, beni indispensabili per una vera e fruttuosa convivenza, è necessario che tutti, pur mantenendo la propria identità, siano consapevoli di essere legati agli altri dall’appartenenza a una più grande comunità, l’umanità, e da uno stesso destino, quello di cittadini del mondo.


Gli Italiani

Le radici profonde degli Italiani, come di tutta l’umanità, sono africane.

Oggi siamo Italiani ed Europei, ma le nostre origini profonde, come quelle di tutta l’umanità, sono africane. La genetica, la paleoantropologia, l’archeologia e la linguistica ci dicono concordemente che la nostra specie, Homo sapiens, con le sue “novità evolutive” – anatomiche e cognitive – è comparsa in Africa intorno a 250.000 anni fa. Successivamente, passando per il Medio Oriente, i primi gruppi umani hanno occupato l’Europa in più ondate. Gruppi di cacciatori-raccoglitori paleolitici avrebbero raggiunto l’Italia circa 45.000 anni fa, mentre i primi agricoltori neolitici sarebbero approdati nel nostro continente intorno a 9.000 anni fa.

Gli Italiani hanno la loro identità nella diversità dei geni, delle culture e delle lingue.

Sul primo popolamento di origine africana, si sono stratificati nel tempo numerosi altri apporti. Dall’Età del rame in poi, si sono succeduti arrivi di popolazioni da nord e da est, come i Celti e i Longobardi, da sud, i Greci, dal Medio Oriente, i Fenici, e dall’Africa settentrionale, gli Arabi. Migrazioni più recenti, fino al XIX secolo, hanno portato altri gruppi provenienti da varie parti d’Europa a stabilirsi in Italia e hanno contribuito alla presenza nel nostro territorio di numerose minoranze etno-linguistiche. Questi molteplici ed eterogenei movimenti di popolazioni verso il nostro Paese trovano riscontro nella diversità genetica e linguistica tra le popolazioni italiane, la maggiore in Europa. In definitiva, l’Italia è nella genetica, nella lingua e nella cultura ciò che è nella sua configurazione geografica: un ponte sospeso tra l’Europa e il Mediterraneo.

I migranti hanno contribuito al progresso della società in Italia e altrove.

Per molti aspetti della sua ricchezza, sia materiale che culturale, l’Italia ha un debito verso i molti stranieri immigrati che sono diventati parte integrante del suo tessuto sociale, così come altri Paesi devono riconoscenza agli Italiani emigranti che hanno contribuito al loro progresso. A questa realtà se ne contrappone un’altra: il nostro passato colonialistarazzista e antisemita, con tutto ciò che questo ha comportato per il destino di molte persone e di intere comunità. La storia ci manda un messaggio: per vivere al meglio il presente e affrontare adeguatamente il futuro è necessario che tutti – quali che siano le origini, le caratteristiche fisiche, la cultura o la religione – si impegnino pubblicamente contro qualsiasi forma di discriminazione e intolleranza.