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6- La generazione e il congedarsi. Nascita, morte e sofferenza in famiglia

La generazione e il congedarsi. Nascita, morte e sofferenza in  famiglia

Giovedì 22  marzo 2012 

Relatore: dr. Francesco Belletti, presidente nazionale Forum delle associazioni familiari, direttore del Centro Internazionale per gli Studi sulla Famiglia (CISF)

 

Belletti ci ha dato una visione della famiglia che porta in se i valori , anche di Nascita, morte e sofferenza, a differenza della società odierna che tende a evitare e nascondere queste problematiche….


Per chi non ha assistito alla relazione,  potete ascoltarla con calma scaricando il audiofile audio da qui-

 

4 – La fedeltà e il prendersi cura dell’altro in famiglia

fedeltà e il prendersi cura dell’altro in famiglia

 giovedì 26 gennaio 2012

 Relatore:  dr.ssa Giuseppina De Simone, docente di Etica Generale, di Filosofia delle Religioni e di Storia delle Religioni presso la Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale di Napoli.


SINTESI INCONTRO 

Con l’incontro del mese scorso abbiamo iniziato la seconda parte del nostro percorso, entrando nel vivo di quelli che riteniamo valori fondamentali custoditi “nella” e “dalla” famiglia, punti di forza e profezia per le generazioni future.

Con la dr.ssa De Simone abbiamo affrontato il tema della fedeltà e del prendersi cura dell’altro in famiglia. Anzi, meglio ancora, – come ha precisato la dr.ssa De Simone – la fedeltà all’aver cura in famiglia, un valore che ne porta in sé anche altri, importantissimi per la nostra vita!

Ciò che non dobbiamo fare – ha tenuto a precisare la De Simone – è cedere alla tentazione del catastrofismo: infatti, nonostante le difficoltà e le fragilità che la famiglia sta fronteggiando, possiamo, e dobbiamo, constatare come essa continui a rimanere un valore ed un riferimento (lo dimostra la cura agli anziani in famiglia o il fatto che il desiderio di farsi una famiglia sia comunque sempre vivo nei giovani!) (® VEDI DALLA ZUANNA)

La famiglia in questo nostro tempo è chiamata, certamente, a confrontarsi con mutamenti sociali, economici, culturali, che, però, devono essere colti come stimoli e come sfide a mettere in campo risorse importanti per continuare ad essere profezia per il mondo. Sfide sono il rapporto tra sentimento e scelta responsabile verso se stessi e l’altro; la durata (ricreare continuamente le relazioni per sfidare il tempo cha passa e le stagioni della vita); la consapevolezza di una responsabilità sociale; la femminilità, con il ruolo della donna che è cambiato e cambia.

Il tempo della crisi, dunque, è il tempo opportuno per riscoprire ciò che veramente conta e ciò a cui vale davvero la pena di essere fedeli: la fedeltà all’essenziale. A cosa, dunque? La fedeltà all’aver cura. Aver cura nella sfera intima – dei figli, dei genitori, della vita coniugale -; aver cura nella sfera pubblica – la dimensione parentale e sociale -.

Il bene delle relazioni che si creano e si vivono nella famiglia costituiscono il nostro benessere e ci aiutano a costruirci come persone in modo equilibrato ( ® VEDI GRANDI ) e, quindi, come cittadini.

Le buone relazioni nella famiglia ci insegnano e ci donano due valori: la gratuità e la gratitudine.

La sfera della gratuità che acquisiamo nelle relazioni primarie vissute in famiglia, ci consente di vivere tale gratuità anche nelle relazioni esterne, nel lavoro, nell’esercizio della cittadinanza. Un individuo che non sappia vivere la gratuità soffre di gravi lacune nella propria interiorità e gravi scompensi nel creare e mantenere relazioni.

Quella della gratuità è una sfida che nasce dentro alla famiglia. (® BENEDETTO XVI nella sua Enciclica Caritas in Veritate parla della necessità di recuperare nel pensiero e nella pratica economica il concetto di gratuità! Allora anche noi nel nostro piccolo possiamo dare il nostro contributo!).

La gratuità deve essere riconosciuta e si fa, quindi, gratitudine: anche questa dimensione, dunque, nasce dentro alla famiglia.

L’aver cura ha un centro irradiante, che è la cura della vita interiore, che non è da confondersi con il mondo delle emozioni e dei sentimenti, ma è il cuore delle relazioni con noi stessi, gli altri, Dio.

Come si realizza la cura della nostra interiorità? Vi sono dei modi, dei paradigmi.

  • VEDERE, vedere oltre, lo “sguardo profondo”, che l’altro si aspetta da noi per essere capito
  • ASCOLTARE, col cuore aperto e nel tempo, trovando tempo per se stessi e per l’altro
  • CONOSCERE, chiamare per nome esperienze, fatiche e gioie nostre e altrui
  • FIDARSI, lo “sguardo lontano” per capire ciò che ancora non c’è, ma potrà esserci nell’altro
  • RISPETTARE i tempi, l’unicità, di ciascuno, rifiutando di chiudere in uno schema noi stessi e gli altri, accettando limiti e pregi
  • ASPETTARE il tempo che viene, preparandolo ( ® vedi relazioni con i figli)
  • INCORAGGIARE, senza cedere al vittimismo, ma spingendo sempre verso il meglio noi stessi, i figli, i genitori
  • SOSTENERE, facendosi compagni di viaggio per l’altro, punti di appoggio, sostegno nella fatica e nelle difficoltà
  • AFFIDARSI, è il sapere che siamo nelle mani dell’altro, non siamo autosufficienti, che le nostre fragilità e debolezze sono nelle mani di chi ci vuol bene. Questa è la profondità della vita interiore e spirituale, dalla quale nasce non solo la nostra capacità di relazione con l’altro, ma anche il senso della creaturalità e della figliolanza nella relazione con Dio.

(riflessione personale)A ben vedere questi sono anche i paradigmi, i verbi, di Gesù attraverso i quali il Figlio ci ha rivelato non solo il volto del Padre, ma anche la nostra stessa natura umana , fatta ad immagine e somiglianza di Dio. Custodirli per noi e nelle nostre famiglie ci potrà permettere di liberare parole e gesti di profezia per il mondo a venire.


E’ disponibile il file audio della serata audio Preleva qui

5 -Il passaggio del testimone. La famiglia, l’educazione, il rapporto tra generazioni, le leggi

 

Il passaggio del testimone.  La famiglia, l’educazione, il rapporto tra generazioni, le leggi

giovedì 23 febbraio 2012

 Relatore: prof. Andrea Porcarelli, docente di Pedagogia generale e sociale e dei Servizi alla persona presso la Facoltà di Scienze della Formazione dell’Università di Padova 


SINTESI INCONTRO 

Il tema dell’educazione – diceva introducendo il suo intervento il prof. Porcarelli – intercetta alcuni momenti dominanti del dibattito pedagogico dei nostri tempi sia a livello cattolico che civile. Troppo spesso, però, si tende a porre quale obiettivo dell’educazione la capacità di apprendere velocemente per stare al passo con i tempi: un’educazione, dunque, funzionale alle competenze da acquisire e da spendere poi nel lavoro. Ma educazione non è solo questo, non può e non deve essere solo questo. E l’emergenza educativa, l’SOS educativo, lanciato dal Magistero è di altro segno.

Cos’è, allora, l’educazione? Qual è il compito educativo a cui è chiamata la persona?

La risposta e la riflessione del prof. Porcarelli in tre punti e due parole-chiave.

Questi i tre punti.

  • Educare significa accompagnare l’individuo per renderlo capace di esercitare pienamente quelle che sono le prerogative della persona umana: intelligenza e libertà. L’uomo, dunque, è fatto per essere educato!
  • L’educazione è un processo a termine! L’azione educativa ha – deve avere – un tempo determinato. Si interrompe al raggiungimento da parte dell’educato della capacità di vivere pienamente, come si è detto, la propria intelligenza e libertà.
  • L’educazione necessita inizialmente della presenza di una guida, un forte riferimento, un’autorità: quella dell’educatore! Ma con il tempo, però, l’educatore stesso deve desiderare di “divenire inutile”, di non essere più l’autorità, ma semmai il compagno di viaggio. E’ proprio questo il passaggio del testimone, quel passaggio che vediamo spesso così difficile a realizzarsi, quel passaggio per il quale sembra non essere mai il tempo e non esservi mai il coraggio!

Due parole-chiave devono guidare un’azione educativa veramente efficace: speranza e testimonianza.

  • “Anima dell’educazione – dicono gli orientamenti della CEI – è una speranza affidabile. L’educatore, accompagnando la persona ad esercitare intelligenza e libertà, la prepara ad un futuro su cui egli non potrà più agire; agisce in nome di una speranza e di una fiducia nella capacità dell’educato. Ogni atto educativo deve, dunque, essere intriso di speranza, anche quando la proposta educativa sembra essere rifiutata; anche quando l’educatore si trova a fare i conti con i propri limiti. Quindi, speranza dell’educatore verso se stesso – per riuscire ad incarnare il meglio della ricchezza di umanità che spera negli altri – e speranza nei confronti dell’educato e nella sua capacità di potercela fare da solo.
  • L’educatore deve essere testimone di un’umanità credibile e desiderabile; ossia agire in modo che il suo modo di essere e di vivere sia desiderabile per chi ha in lui un riferimento; rendere trascinante la vitalità con cui incarna il vero, il bene, il giusto, il bello che propone agli altri. Un educatore cristiano, se crede che Cristo svela l’uomo all’uomo, allora deve essere in grado di dimostrarlo, facendo vedere che la sua umanità è desiderabile!

Infine un ultimo punto: l’educazione alla cittadinanza, un passaggio del testimone di fondamentale importanza, a cui un’azione educativa completa non può venir meno. La società, infatti, il vivere in relazione, è connaturata all’uomo. Ma per generare veri cittadini nella polis è fondamentale chiarire quali siano i fondamenti, le finalità, di una società sana – che permetta ad ogni individuo il pieno esercizio della sua intelligenza e della sua libertà – di una società che promuova la persona umana nella sua dignità ed integrità. La società non è solo per il soddisfacimento dei bisogni e delle esigenze, via via sempre più complesse e articolate, quali sono andate definendosi nel tempo: quando questo avviene –  ed il mondo in cui viviamo ce ne dà purtroppo tristi esempi! – la società è destinata a sfaldarsi. Il fondamento della società, invece, è la sovrabbondanza della ricchezza spirituale dell’uomo che desidera comunicare e condividere, mettere in comune la capacità di giocare la nostra umanità dentro alle relazioni sociali: il bene dello spirito non va mai perso, se condiviso, anzi è destinato ad accrescersi e costituisce la forza vitale e rigenerante nella società.


audioE’ disponibile l’audio dell’incontro

3- Alle radici della spiritualità cristiana. Quando tutto cambia….

Alle radici della spiritualità cristiana. Quando tutto cambia….

Giovedì 15 dicembre 2011 

relatore: don Firmino Bianchin, biblista, monaco camaldolese

SINTESI INCONTRO

Con questo incontro che ha visto come relatore Don Firmino Bianchin, si è conclusa la prima parte del nostro percorso, che ci ha introdotti in modo ampio nel tema della famiglia, considerandola, innanzitutto, sotto il profilo dell’analisi sociologica, in relazione ai grandi mutamenti sociali, culturali, economici del nostro tempo (prof. Dalla Zuanna); quindi, sotto il profilo antropologico, quale luogo nel quale l’individuo si muove e compie il suo cammino verso la maturità adulta nella relazione con chi lo ha preceduto e con chi è venuto dopo di lui (prof. Grandi); infine, sotto il profilo teologico-biblico.

Grande afflusso alla relazione di Don Firmino, con la sala completa e molte persone hanno dovuto ascoltare sedute nel corridoio .

Richiamiamo solo qualche idea, anzi due concetti-chiave, intorno ai quali si è sviluppata la riflessione di don Firmino: memoria e ascolto.

La famiglia – dice don Firmino, in stretta continuità con il prof. Grandi – costituisce il luogo fondamentale per la formazione dell’identità dell’individuo e per il suo cammino di vita: è il luogo dove storia (generazioni passate, presenti e future che convivono) e memoria (custodita e trasmessa) si intrecciano. Ciò che determina l’identità di un popolo e di ciascun individuo che ne faccia parte,  è il riferimento ad una memoria collettiva, ossia quell’insieme di eventi, fatti, esperienze, vissuti da chi è venuto prima di noi,  trasmessi di generazione in generazione e che sono divenuti patrimonio comune: un passato che ci appartiene anche se non lo abbiamo vissuto, quasi un DNA culturale e sociale.

 

Anche una comunità di fede nasce attraverso una memoria custodita e tramandata. Nel libro del Deuteronomio, Dio stesso affida, quasi come comandamento, ai padri il compito di fare memoria con i figli della Pasqua del Signore, l’evento cardine, su cui si fonda l’identità stessa di Israele e alla luce del quale Israele legge e dà un senso alla propria storia. Di generazione in generazione il memoriale della Pasqua del Signore è responsabilità affidata alla famiglia. I padri racconteranno ai figli ciò che, a loro volta hanno udito e imparato; e i figli chiederanno ai padri ciò che fu e resta significativo nei deserti, nelle schiavitù, nei fallimenti della vita, chiederanno ai padri ciò che dà senso alla vita, che la ricrea e la rinnova e dà la forza per continuare a camminare.

 

Questo dialogo tra padri e figli, diventa dialogo con Dio stesso, perché è la Parola letta, custodita e trasmessa, che mette la famiglia in dialogo con Dio. Solo l’ascolto della Parola di Dio ci permette di acquisire e mantenere familiarità con gli eventi di Dio, tenere viva l’esperienza di Dio ed elevare a Lui la nostra preghiera più autentica. Possiamo parlare,dunque, di un vero primato dell’ascolto. Se, infatti, questo viene meno, anche la memoria cade e la comunicazione tra generazioni si interrompe creando un vuoto di significati e di senso negli individui e nella società nei quali tendono ad insinuarsi altre esperienze, seduttive peraltro, ma povere, deviate, portatrici di disvalori. Perdere la memoria, non custodirla e non trasmetterla condanna l’individuo a rincorrere l’effimero ed a rimanere schiacciato sul presente, senza prospettive e senza un bagaglio di esperienza per affrontare le sfide del futuro.

 

 

Con l’incontro di questa sera diamo inizio alla seconda parte del nostro cammino entrando a prendere in considerazione quei valori fondamentali che la famiglia porta in sé e che è chiamata custodire di generazione in generazione per dare ad ogni uomo la forza e gli strumenti per affrontare il suo cammino di vita.


Abbiamo registrato la serata, ma per motivi tecnici la registrazione è partita in ritardo e mancano quindi i primi minuti dell’intervento.
In ogni caso rendiamo disponibile il file audio  audio[ scegli qui ] , con la lunga relazione… Ci scusiamo per l’incoveniente

2 – Il cammino dell’uomo verso la maturità. Il cambiamento nell’età adulta

 

Il cammino dell’uomo verso la maturità. Il cambiamento nell’età adulta 

giovedì 17 novembre 2011

relatore: prof. Giovanni Grandi, presidente Centro Studi “J.Maritain”; docente di Antropologia applicata ed Etica presso la Facoltà di Scienze della Formazione dell’Università di Padova

 

SINTESI INCONTRO 

Con il prof. Grandi abbiamo affrontato il tema del cambiamento dal punto di vista antropologico, analizzando il passaggio cruciale dell’individuo all’età adulta e del suo incamminarsi verso la maturità. Una riflessione di tipo antropologico ha come soggetto l’individuo: la famiglia è l’ambito nel quale esso si muove.

La famiglia dona a tutti un’esperienza fondamentale, quella di essere figli. E grazie al nostro essere figli impariamo nella relazione con i nostri familiari lo scarto di una generazione: lo impariamo nella relazione nonno-padre-figlio. Tale scarto mostra a chi è figlio una stagione che non è più la sua e che lo attende. I nostri occhi vedono l’invecchiamento che segna i passaggi fisiologici, ma la nostra anima cerca di capire il cammino di maturazione e di trasformazione interiore.

Perché invecchiamento e maturazione sono due cose diverse, non sempre coincidono: talora le generazioni che ci hanno preceduti ci sorprendono per la loro saggezza, ma talora per la loro stoltezza. Maturare significa governare se stessi e prepararsi al cambiamento, alla conversio, un vero e proprio cambiamento di rotta, un riorientamento del nostro cammino. Un riorientamento che avviene attraverso alcune tappe e di cui sentiamo l’esigenza ad un certo punto della nostra vita (nell’età di mezzo): perché, dopo aver camminato da sempre e per l’intera giovinezza con la prospettiva di andare sempre avanti, siamo colti da un momento di disorientamento, di insoddisfazione non definita, tipica dell’età adulta. E’ questo il momento di fermarsi, guardarsi intorno, indietro, chiedere aiuto e consiglio per ritrovare le coordinate del nostro percorso e la nuova, giusta direzione.

Il processo di maturazione dell’individuo può essere letto e affrontato in chiave teologica, ossia nella relazione tra l’uomo – creatura fragile, debole, segnata dal peccato – e Dio, che ci accompagna durante la vita terrena (grazia) e ci apre la dimensione della salvezza e della vita eterna (gloria). Per i padri della chiesa, per i medievali, passare dal peccato alla vita di grazia, dalla relazione con i falsi idoli (vizi) alla relazione con Dio, significa anche diventare adulto passando in tutte le relazioni da una logica di autoreferenzialità ad una logica della donazione, del dono di sé, secondo l’esempio di Cristo.

Alla maturazione della fede, del nostro rapporto con Dio, corrisponde anche una maturazione umana. Il primo passo per diventare adulti, come abbiamo visto, è comprendere che è giunto il tempo di dare una svolta alla nostra vita, ma non è sufficiente; la strada per dare continuità e compimento a questo processo  è molta. Ciò che permetterà al figlio di cogliere pienamente lo scarto generazionale sarà cogliere nel proprio padre la capacità di donarsi (nel dare la vita propria per la vita del figlio nella donazione quotidiana di sé nelle responsabilità e nella fatica di mantenere, educare, crescere i figli);  e nel nonno tale capacità portata alle sue conseguenze essenziali, libera dalle preoccupazioni paterne e tutta protesa a lasciare al nipote un patrimonio di valori, insegnamenti, esempi importanti per la sua vita.


E’ disponibile il file audio della serata audioqui il file audio della relazione

1 -Comprendere il mondo che cambia

Comprendere il mondo che cambia Analisi delle mutazioni che caratterizzano il nostro tempo

 Giovedì 27 ottobre 2011   

relatore: prof. Gianpiero Dalla Zuanna, preside della Facoltà di Scienze Statistichepresso Università di Padova

SINTESI INCONTRO 

 Nel corso dell’incontro con il prof. Dalla Zuanna, si è fatta un’analisi della situazione della famiglia in relazione ai grandi mutamenti sociali, culturali ed economici che consideriamo alle radici dei mali attuali della famiglia e, per taluni, addirittura le cause profonde di un progressivo ed inarrestabile declino di questa.

Ma questo – sostiene dati alla mano dalla Zuanna – è un mito da sfatare, una “cosa da non credere”. La famiglia, infatti, porta certamente con sé le fatiche di una società in evoluzione, ma non è affatto alla fine.

Innanzitutto noi tendiamo a cercare le cause della crisi della famiglia in un tempo molto recente, vicino a noi. In realtà i rapidi cambiamenti degli ultimi decenni non hanno fatto che accelerare una trasformazione dei legami familiari già in atto da tempi lontani.

Dobbiamo andare al ‘600, alla prima rivoluzione industriale, quando si registra un lento passaggio culturale dell’uomo medievale all’uomo contemporaneo, nella prospettiva di una SVOLTA INDIVIDUALISTA.

L’individuo – a partire prima dalle classi più alte e poi, via via ad estendersi anche alla nascente classe operaia urbana – diventa protagonista della vita politica, economica, sociale. In tale prospettiva  nasce e si consolida il concetto di UNIONE ROMANTICA, e questo apre ad un nuovo modo di intendere e vivere il MATRIMONIO, prima inteso principalmente come un contratto, un patto d’interesse, dei due, ma soprattutto delle famiglie d’origine

AMORE CORRISPOSTO (come base e presupposto matrimoniale)

CRESCITA SEPARAZIONI E DIVORZI  (se cessa l’amore cessa il matrimonio)

→  DIVERSE OPZIONI PER UNIONE DI COPPIA, convivenze, figli nati fuori dal matrimonio (dal momento che è l’amore a sostenere l’unione della coppia)

A partire da qui, dunque, si evidenziano gli elementi di DISCONTINUITA’ rispetto alla famiglia della tradizione; elementi che l’accelerazione dovuta ai cambiamenti degli ultimi tempi, ha posto ancor più in evidenza e urgenza.

Ma vi sono anche importanti ed incoraggianti elementi di CONTINUITA’:

→ STRAGRANDE MAGGIORANZA DEI BAMBINI NASCE E CERSCE(almeno per i primi anni) CON ENTRAMBI I GENITORI

→ I GIOVANI CONTINUANO A DARE GRANDE IMPORTANZA AL MATRIMONIO

→ GRANDE IMPORTANZA DEI LEGAMI DI SANGUE, fra genitori, figli e fratelli.

Quest’ultimo è il dato più importante. Questa specificità affonda le sue radici nel passato, e non è affatto diminuita con l’affermarsi del benessere e con la rivoluzione culturale avviata negli anni ’60.

Dobbiamo anzi considerare la forza dei legami parentali ALLA BASE DELLA SORPRENDENTE FORZA ECONOMICA DELLE FAMIGLIE ITALIANE.

Quanto ciò sia vero lo vediamo molto chiaramente in questi tempi di crisi, dove la famiglia agisce da vero ammortizzatore sociale nei confronti soprattutto delle parti più fragili della società (bambini, giovani, anziani), ma anche nel sostegno nelle difficoltà (perdita temporanea o definitiva del lavoro)

Di questo bisognerà tenere conto anche quando parleremo di welfare. Perché ci sembra di aver capito che un WELFARE A MISURA D’ITALIA non possa non passare attraverso questa specificità e questo patrimonio italiani.


Per chi non ha potuto essere presente alla serata è disponibile il file audio della serata  :

audioaudio .

2012 FAMIGLIA E MUTAMENTO SOCIALE TRA CONFORMISMO E OPPORTUNITA

presentazione

Il Concilio Vaticano II, cui la Scuola di Formazione Sociale di Sant’Agnese ha dedicato la riflessione dello scorso anno, ha segnato una svolta fondamentale dal punto di vista pastorale per sostenere i cristiani nell’affrontare i tempi nuovi, la nuova mentalità e la nuova cultura che andavano affermandosi, premendo con urgenza anche alle porte della Chiesa. Molta strada è stata fatta dalle istituzioni ecclesiastiche e dalle comunità cristiane per dare attuazione alle indicazioni conciliari; ma molto resta ancora da fare e il Concilio porta in sé potenzialità non pienamente espresse che possono aiutare e sostenere anche i cristiani del XXI secolo, ancora una volta difronte a sfide assai impegnative in un mondo che è cambiato e cambia con velocità davvero sorprendente. Quest’anno, dunque, intendiamo fissare la nostra attenzione proprio sul mondo in cui viviamo e leggere i cambiamenti e le trasformazioni in atto, cercando di comprenderne il significato e la portata, quanto essi incidano sulla nostra vita e, infine, quali risposte i cristiani siano in grado di offrire.

Faremo questa lettura, però, attraverso una “lente” particolare, quella della famiglia. Non ci soffermeremo ancora una volta e soltanto a parlare della crisi della famiglia e del suo disagio, in prima linea nell’affrontare sfide e difficoltà e minacciata nella sua stessa identità difronte ai nuovi modelli di famiglia che vanno affermandosi e realizzandosi. Vogliamo capire come e quanto questa fondamentale e imprescindibile istituzione umana e cristiana possa costituire una risorsa preziosa per salvare l’uomo e la società dalla deriva dell’individualismo, in quanto custode e tramite di valori fondamentali, sui quali poter ripensare e costruire un futuro ancora a misura d’uomo. Insomma quanto la famiglia è in grado di farsi “profezia” , riferimento, luce per il mondo delle prossime generazioni? Le cruciali sfide del presente si riveleranno un’opportunità per riprendere un ruolo da protagonista, o segneranno per la famiglia la resa al conformismo, l’inizio della fine?

Il percorso si dividerà in due parti. Una prima parte ci aiuterà a leggere il cambiamento sotto tre punti di vista. Sociologico, per analizzare le trasformazioni in atto (demografia, tecnologia, economia, multiculturalità, nuovi modelli di famiglia, …). Antropologico, per approfondire il significato del “cambiare” nella vita di ogni uomo. Spirituale: anche nella formazione e nella crescita spirituale, nella relazione con Dio, ogni uomo si trova ad affrontare cambiamenti, trasformazioni, sfide a cui Dio stesso ci chiama o il mondo, la storia, ci chiedono; ma nella fede riconosciamo la mano ed il sostegno di Dio che ci accompagna.

La seconda parte continuerà la riflessione prendendo in considerazione tre dimensioni della realtà della famiglia che sono e racchiudono valori fondamentali. Fedeltà e solidarietà, pilastri su cui si reggono i rapporti familiari: sponsali, genitoriali, parentali; Educazione e rapporto intergenerazionale: la famiglia ha da sempre un ruolo primario e privilegiato nella trasmissione di principi, valori, cultura, leggi. Generazione e il congedarsi: la famiglia è luogo degli affetti e delle relazioni dove si susseguono e si intrecciano nascita, morte, sofferenza.

Questi i valori custoditi dalla famiglia e che attraverso di essa continuano a vivere sempre forti di generazione in generazione attraversando la storia. Perché non ricominciare da qui?

P R O G R A M M A

Giovedì 27 ottobre 2011   

 Comprendere il mondo che cambia

Analisi delle mutazioni che caratterizzano il nostro tempo

 relatore: prof. Gianpiero Dalla Zuanna, preside della Facoltà di Scienze Statistichepresso Università di Padova

 

giovedì 17 novembre 2011

 Il cammino dell’uomo verso la maturità. Il cambiamento nell’età adulta 

relatore: prof. Giovanni Grandi, presidente Centro Studi “J.Maritain”; docente di Antropologia applicata ed Etica presso la Facoltà di Scienze della Formazione dell’Università di Padova

 


 

Giovedì 15 dicembre 2011

 Alle radici della spiritualità cristiana. Quando tutto cambia….

relatore: don Firmino Bianchin, biblista, monaco camaldolese

 


 

giovedì 26 gennaio 2012

 La fedeltà e il prendersi cura dell’altro in famiglia

 Relatore:  dr.ssa Giuseppina De Simone, docente di Etica Generale, di Filosofia delle Religioni e di Storia delle Religioni presso la Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale di Napoli.

 


 

 giovedì 23 febbraio 2012

 Il passaggio del testimone.

 La famiglia, l’educazione, il rapporto tra generazioni, le leggi

 Relatore: prof. Andrea Porcarelli, docente di Pedagogia generale e sociale e dei Servizi alla persona presso la Facoltà di Scienze della Formazione dell’Università di Padova 


 

 Giovedì 22  marzo 2012

 La generazione e il congedarsi.

Nascita, morte e sofferenza in  famiglia

 Relatore: dr. Francesco Belletti, presidente nazionale Forum delle associazioni familiari,direttore del Centro Internazionale per gli Studi sulla Famiglia (CISF)

Vedi le sintesi degli incontri