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5. Incontro filosofico-antropologico.

Relatore: prof. Roberto Presilla, professore incaricato di Logica, Facoltà di Filosofia, Pontificia Università Gregoriana

Data: giovedì 7 marzo 2013

 

Sintesi Incontro

Con il prof. Presilla è stato affrontato sotto il profilo filosofico-antropologico il tema della crisi.

Significato della parola CRISI. Nel Nuovo Testamento, in Giovanni il termine è assunto con il significato di GIUDIZIO, giudizio nel processo e giudizio universale.

Ma la nostra idea di CRISI è molto diversa:indica qsa che prima funzionava e ora non funziona più. Perché? Perché sono venute meno le condizioni che in un primo tempo rendevano funzionante un sistema, ad esempio quello economico. La soluzione consiste nell’apportare quegli adattamenti necessari a far nuovamente funzionare il sistema economico, mantenendo i principi sui quali il sistema si basa. Attenzione però: l’intervento va attuato sulle condizioni non sui principi economici. E la crisi appare come un elemento fisiologico, naturale, nel percorso dell’economia. Un momento da superare per poi riprendere il cammino.

Se invece recuperiamo la CRISI nel suo significato di giudizio, ossia separazione tra due posizioni; allora la crisi non è più solo un momento di confusione da superare, ma momento cruciale che deve condurci a fare verità: difronte al crollo di un sistema economico, allora non mi preoccuperò solo di trovare il modo di uscirne, ma ni chiederò: quale verità mi si sta svelando? Quali strade si aprono davanti a me? La crisi mi può portare ad uno sguardo nuovo, uno sguardo ESCATOLOGICO, che supera il contingente, ma capace di illuminare il presente, la storia, permettendoci di aprire orizzonti nuovi, azioni e soluzioni nuove per la nostra vita. Per il cristiano la virtù escatologica per eccellenza è la speranza, che si fonda  a sulla certezza della salvezza donata a tutti da Cristo. La speranza è, a livello culturale, la più grande differenza che i cristiani possono fare nella storia, poiché li rende capaci di immaginare una vita diversa, che prima di tutto comincia dalla personale conversione.

4 Memoria e speranza. Nel tempo della prova il Signore sostiene ed educa il suo popolo

  1. Memoria e speranza. Nel tempo della prova il Signore sostiene ed educa il suo popolo

Relatore : don Firmino Bianchin, biblista, monaco camaldolese,


Biografia Don Firmino Bianchin

Biblista,  monaco camaldolese. fondatore della comunità monastica camaldolese a Montebelluna (TV)


sintesi dell’incontro

A Don Firmino  avevamo chiesto di aiutarci a riflettere su come Dio sostenga, guidi ed educhi l’umanità anche attraverso le prove più difficili.

In bilico tra un passato con i suoi errori, un presente carico di difficoltà e, per molti, di sofferenza, ed un futuro che vorremmo diverso e migliore – diceva aprendo il suo intervento don Firmino – avvertiamo forte un senso di precarietà, di insicurezza e desideriamo riconoscere il volto di Dio che ci accompagna:

Ma come incontrare il volto di Dio, come rintracciare la sua cura educativa di Padre, quando ci sentiamo travolgere da eventi e difficoltà che avvertiamo superiori alle nostre forze e tutto sembra precipitare?

La via è quella dell’ascolto, profondo e orante, della Parola di Dio custodita nella Bibbia; Parola attraverso la quale Dio rivela pienamente il suo volto all’uomo. La Bibbia, Vecchio e Nuovo Testamento, – diceva don Firmino, citando un passo del cardinale Martini – è memoria delle vie di Dio, ossia memoria della sua fedeltà nell’accompagnare il suo popolo, l’umanità intera, attraverso le vicende della storia per realizzare il Suo progetto di bene e di salvezza. Progetto annunciato ad Abramo e pienamente manifestato in Cristo; progetto al quale, come Abramo e sulle orme di Cristo, siamo chiamati a dare vita anche noi oggi. Infatti, citando ancora Martini, “le vie del passato sono quelle per cui il Signore fa ancora camminare il suo popolo”. E “ La memoria delle strade di Dio aiuta a orientarsi nel cammino futuro”. La storia di Abramo è paradigmatica. E’ la nostra storia e quella del tempo che stiamo vivendo.

 

  • La chiamata di Abramo si inquadra in una situazione “sociale” di progressivo impoverimento, che si abbatte su Abramo e Sara e sul loro clan; una situazione di crisi che sembra non lasciare intravedere futuro (® la sterilità della coppia dice di una mancanza di prospettive, di speranza).
  • Dio irrompe nella loro storia chiedendo loro di rompere con le radici della società che li ha visti nascere e crescere, e di aprirsi ad un futuro nuovo. Come?
  • Dio offre ad Abramo un progetto nuovo, gli offre la possibilità di una vita diversa e gli chiede di fare suo questo progetto (questa è la chiamata di Abramo). Non sarà solo, Abramo, Dio lo sosterrà con la sua benedizione, la Sua forza.
  • Abramo accogliendo il progetto di Dio, facendolo proprio e divenendo strumento responsabile della sua realizzazione, diventerà a sua volta benedizione per l’umanità. Come dire che attraverso l’esercizio della nostra libertà e della nostra responsabilità di fronte alla chiamata di Dio e con il Suo sostegno, possiamo divenire benedizione per il mondo, ossia forza creativa e innovatrice.

 

Dunque, CRISI, PROGETTO NUOVO, LIBERTA’, RESPONSABILITA’ sono le parole chiave che la Bibbia, attraverso la storia di Abramo, ci consegna per guidarci e aiutarci a liberare forze e speranze per affrontare i difficili passaggi della nostra vita o della storia. E a queste parole se ne aggiunge un’altra: FEDELTA’. La fedeltà di Dio che, pur attraverso le prove più dure, guida e sostiene l’umanità, garantendo la costruzione di un bene imprevedibile, frutto del suo progetto, del suo sogno.

Il Concilio Vaticano II 50 anni fa richiamava con forza la Chiesa ad riorientarsi sul progetto di Dio per poter camminare al passo con la storia e nelle sue quattro Costituzioni ci indicava con chiarezza le strade di una nuova pastorale.  Il primato dell’ascolto della Parola di Dio (Dei Verbum), trovando strumenti comunitari e personali adeguati che lo consentissero (la riforma liturgica della Sacrosanctum Concilium); la missione della Chiesa, come quella di Cristo, luce delle genti, è missione di salvezza (Lumen gentium), perché la salvezza è ciò che Dio vuole per il mondo, il suo sogno per l’umanità tutta (Gaudium et spes). Forse il modo migliore per ricordare il Concilio ed anche per aiutarci a leggere il nostro tempo, sarebbe ristudiare le Costituzioni? Potrebbe essere.

 

Alleghiamo  il PDF dell’intervento di Don Firmino Bianchin 

3 L’Economia di Comunione: una proposta di agire economico per il bene comune

  1. L’Economia di Comunione: una proposta di agire economico per il bene comune

Relatore: dr. Alberto Frassineti, consulente aziendale presso il polo Lionello Bonfanti, sede di Economia di Comunione SpA   

Biografia Alberto Frassineti

Laureato in Ingegneria nucleare all’Università di Bologna, ha proseguito la sua formazione conseguendo un master nell’area della direzione aziendale strategica e dell’organizzazione. Successivamente le sue esperienze professionali sono maturate nelle aziende metalmeccaniche di produzione, dove ha ricoperto ruoli dirigenziali. Dal 2000 è socio fondatore della società di consulenza GM&P Consulting Network, occupandosi principalmente di consulenze nell’area mission, vision, strategie, nell’area organizzazione aziendale e di formazione per imprenditori e manager di piccole e medie imprese. Dal 2006 lavora anche come consulente di Istituti e Congregazioni religiose, occupandosi di consulenza strategica e di organizzazione, in particolare su missione e gestione delle opere generate da un carisma, oltre che di formazione per consacrati e laici presenti nelle opere. Già consigliere di amministrazione della E. di C. SpA sin dal 2001, ha contribuito alla ideazione e realizzazione del Polo Lionello Bonfanti, polo italiano delle aziende aderenti al progetto di Economia di Comunione, Cofondatore della Scuola di Economia Civile, fa parte del corpo docente e ne è Consigliere Delegato. Collabora, in qualità di docente, con l’Università degli Studi di Milano Bicocca, con l’Università di Bologna-sedi di Forlì e Rimini, con l’Università di Pisa e con l’Università Cattolica-sede di Roma con docenze e seminari riguardanti i temi dell’economia civile, della mission e strategie, dell’organizzazione aziendale.


Sintesi dell’incontro

Con l’incontro di oggi, dedicato all’esperienza di Economia di Comunione, si è conclusa la parte del nostro percorso dedicata alle proposte e testimonianze concrete di un modo diverso d’intendere e vivere l’economia e la finanza. Si è trattato, ovviamente, di alcune proposte -Banca Etica, GAS e Bilanci di Giustizia, Economia di Comunione -. Siamo ben consapevoli di non aver esaurito tutto il panorama di iniziative che si muovono nella direzione del rinnovamento o del cambiamento, ma siamo certi di aver dato degli spunti , delle idee per stimolare la riflessione, il discernimento personale e, magari, anche la decisione a compiere qualche passo concreto per cambiare qualcosa  almeno nel nostro piccolo. La buona partecipazione agli incontri, d’altra parte, ci dice una crescente sensibilità a questi temi.

Con l’incontro di questa sera inizia la seconda parte del nostro percorso, che si articolerà in due momenti: il primo dedicato all’approfondimento del tema sotto il profilo biblico ed  il secondo sotto il profilo filosofico-antropologico. Riteniamo importante questi approfondimenti, perché quando i cristiani si interrogano e riflettono sul mondo e sul loro esserci dentro al mondo e alla storia, devono avere ben presente che le loro scelte hanno un senso e possono avere un futuro se hanno a fondamento la Parola di Dio; se riconoscono in Cristo – Parola di Dio fatta uomo – il modello dell’uomo come Dio lo ha pensato e a cui dobbiamo riferirci non solo a livello personale, ma anche per costruire la società. Ma prima di affrontare questa riflessione, facciamo una breve sintesi dell’incontro di giovedì scorso su EdC.

 

Per riprendere i contenuti dell’intervento di Alberto Frassineti, partirei da quella che è stata una sua considerazione finale. Oggi – concludeva Frassineti – sembra che si debba scegliere obbligatoriamente tra due strade: da una parte dinamismo, competitività ed efficienza; e dall’altra valore etico, solidarietà, fraternità, relazionalità; profit e non profit come alternativi e inconciliabili. L’EdC, invece, dice che si può mettere l’economia a servizio della solidarietà e della fratellanza facendo profitti; coniugare le esigenze di mercato con quelle della solidarietà. L’EdC – come ha scritto Benedetto XVI nella CV – “non esclude il profitto ma lo considera come uno strumento per realizzare finalità umane e sociali”. Il terreno su cui è nata e cresciuta EdC è quello del movimento dei Focolari di Chiara Lubich e i principi che ne stanno alla base sono sostanzialmente due: 1) fraternità (siamo tutti figli di Dio con pari dignità); 2) la cultura del dare, inteso come donare e donarsi. Il Vangelo ci dice “gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date”: significa che ciò che abbiamo lo abbiamo in gestione. Si escludono spreco e accumulo, per promuovere un uso sobrio e responsabile dei beni.

Partendo da questi presupposti, impresa e lavoro assumono un volto ed un cuore diversi e nei poli di EdC troviamo la dimostrazione di come si possa veramente vivere nella logica dell’amore scambievole.

Come si concretizza la gestione d’impresa di EdC?

  • azionariato diffuso (tanti piccoli azionisti contro la logica dell’accumulo)
  • divisione degli utili in tre parti
  • una parte per incrementare l’azienda
  • una parte per aiutare chi si trova nel bisogno (aiutando a cercare lavoro o dando lavoro)
  • una parte per sviluppare strutture per formare uomini e donne alla cultura del dare

Due idee importanti da riprendere, sottolineare e fare senz’altro nostre da domani

  • aiuto ai poveri. Inteso non come filantropia, ma come sussidiarietà e reciprocità, perché, in nome della fraternità universale, chi da ha la stessa dignità di chi riceve. L’uscita dell’indigente dalla povertà è crescita per tutti. Il povero non è ai margini dell’economia, ma un punto di partenza. La povertà non deve essere esclusa, ma inclusa (si parla di inclusione produttiva). EdC è un modo di intendere l’economia che apre grandi possibilità di sviluppo umano.
  • “Lavorare con amore”. Significa arricchire il lavoro di un valore aggiunto che supera il semplice profitto e compenso. E questo valore aggiunto si chiama gratuità. Benedetto XVI nella Caritas in Veritate aveva parlato della necessità di introdurre nell’economia, nel lavoro, la dimensione del dono e della gratuità. Ciò avviene – ci diceva Frassineti – quando viviamo il lavoro non solo per noi stessi, ma per l’altro, per la comunità, in vista di un bene per tutti, bene comune. Perché l’amore per l’altro e per il bene comune è la forza più potente che ci spinge a fare bene e fino in fondo e anche di più il nostro lavoro. Il lavoro come amore è più grande del lavoro.

EdC – concludeva Frassineti – alla società di oggi, all’economia di oggi, dice che dobbiamo essere profeti di bene comune nel campo politico, civile, industriale, economico.

 

Scaricate il  PDF dell ‘intervento del dr. frassineti.

 

2 Gruppi di Acquisto Solidale e Bilanci di Giustizia. Vivere la fede facendo la spesa.

  1. Gruppi di Acquisto Solidale e Bilanci di Giustizia. Vivere la fede facendo la spesa.

Relatore: don Gianni Fazzini, responsabile nazionale del Progetto Bilanci di Giustizia

Biografia Don Giovanni Fazzini

 figlio di operai, è parroco nella diocesi di Venezia da 40 anni. Si definisce un prete che lavora “per portare un po’ d’amore nel mondo”. E lavora sul serio! Ad un certo punto (più di venti anni fa) ha deciso di fare il parroco gratuitamente, rinunciando allo stipendio dello Stato e lavorando la mattina in un’azienda di pulizie.
dopo aver lanciato il consumo critico e i bilanci di giustizia, guida l’ufficio diocesano per gli stili di vita. Di qui ha lanciato la campagna ‘Imbrocchiamola’ proponendo nella Quaresima di quest’anno lo sciopero dell’acqua minerale …
Di sé dice: “ho visto che si poteva lavorare la mattina e fare il parroco il pomeriggio. In questo lavoro mi sono accorto quanto sia importante l’economia nella vita delle famiglie.
Oggi dobbiamo chiedere alla gente in quale rapporto sia con i soldi. I soldi sono importanti, ma riusciamo a vederli come strumenti? Oppure sono loro che stanno comandando sulla nostra vita?
Occorre che il prete si immerga di nuovo nella quotidianità della vita … Il prete porta il messaggio di Gesù, ma deve portarlo da spoglio. Da nudo. Come gli altri”

sintesi dell incontro

Questa sera è con noi don Gianni Fazzini accompagnato da una coppia, che ci parlerà di “GAS e Bilanci di Giustizia. Vivere la fede facendo la spesa”. Quando abbiamo pensato con don Gianni al titolo di questa serata ci è piaciuta questa parola: fare la spesa. Ci richiamava, infatti, un gesto semplice, quotidiano, un qualcosa che ognuno di noi fa; nella nostra spesa ogni giorno incontriamo numerose insidie e possibilità di errori, ma anche numerose opportunità di cambiamento. Nella spesa di ogni giorno ci misuriamo, perché no?, anche con la nostra fede, mettendo in gioco valori e priorità che ci consentono di non cedere al richiamo delle sirene del consumismo. Siamo chiamati metterci in gioco come consumatori responsabili e consapevoli del peso delle nostre scelte.. Ascoltiamo allora ben volentieri quanto avranno da raccontarci e proporci don Gianni e amici.


Nel primo incontro con lo spettacolo POP ECONOMY avevamo puntato il nostro sguardo sugli errori di un sistema finanziario distorto, malato; ma il problema della finanza malata – ci ha detto don Fazzini, introducendo la sua riflessione – non è il solo problema. Vi è, infatti, anche la questione di un sistema economico, dove il mercato, per sostenere se stesso, ha dovuto costruire bisogni (indotti, dunque, non reali), e costruirne sempre di più – attraverso la logica dell’usa e getta, del già pronto, dell’omologazione (tutti allo stesso modo, l’appiattimento) – per indurre al continuo e rapido consumo. Il consumismo ha finito col tempo per modellare la nostra vita, e modificarla pesantemente anche sotto il profilo esistenziale, trasferendo pratiche e abitudini consumistiche anche alla sfera delle relazioni, delle relazioni fondamentali per la nostra vita: la relazione con la terra e il tempo (le stagioni, ma anche i ritmi di vita); la relazione con le cose; la relazione con le persone; la relazione con noi stessi. Per sottrarre la nostra vita alla logica del consumismo, per sottrarre le nostre relazioni al consumismo (usa e getta ® relazioni funzionali, utilitarismo e opportunismo; il già pronto ® rinuncia alla fatica, il tutto e subito; l’omologazione ® fanno tutti così;…..); …. ecco per sottrarci a tutto questo…..sono  necessari la nostra ferma volontà ed il nostro impegno a convertirci ad un modo di vivere cristiano, – ed insieme, dunque, profondamente umano -, improntato sulla sete di giustizia, che significa sete di relazioni giuste, con la terra e il tempo, le cose, le persone, noi stessi. Aperti e desiderosi di una vita alta, che in armonia con la terra, le cose, le persone e noi stessi, possa aprirsi alla relazione autentica e sincera con Dio. Dunque, il nostro contributo a cambiare un sistema malato e a dar vita a nuovi modelli per il futuro passa attraverso la nostra personale conversione.

Mi sembra quanto mai opportuno richiamare a questo proposito quanto ci ha detto il Papa ieri durante la Messa delle Ceneri: “In effetti, anche ai nostri giorni, molti sono pronti a “stracciarsi le vesti” di fronte a scandali e ingiustizie – naturalmente commessi da altri –, ma pochi sembrano disponibili ad agire sul proprio “cuore”, sulla propria coscienza e sulle proprie intenzioni, lasciando che il Signore trasformi, rinnovi e converta”.

I Bilanci di Giustizia e i GAS sono due strade, due possibilità, concrete, attuabili; sono anche due provocazioni a cambiare modo di consumare. Per molti possono rappresentare un obiettivo lontano, e forse, non completamente condivisibile, o per il quale ancora non ci si sente pronti e disponibili fino in fondo,  ma il messaggio profondo, che da esse ricaviamo, è la necessità del discernimento: del farsi delle domande, forse anche dei sani scrupoli, su quanto acquistiamo, come acquistiamo, dove acquistiamo e perché acquistiamo. Questa deve diventare l’impegno di tutti, la modalità nuova, il criterio nuovo con cui misurarsi, ciascuno nella propria condizione e con la propria sensibilità e possibilità, esercitando lo straordinario potere che, come consumatori, abbiamo nelle nostre mani e la straordinaria possibilità di determinare con le nostre scelte anche il volto del mercato futuro, solo che decidiamo di usare la nostra testa, impedendo ad altri di decidere al posto nostro della vita nostra e dei nostri figli. Avremo fatto in modo così che la sofferenza della crisi che stiamo vivendo, non passi invano, ma diventi esperienza preziosa per evitare in futuro, una volta passato il peggio, di ricadere allegramente negli stessi errori che oggi ci han condotto fin qui.

 

Sala piena , e tutti hanno lavorato. Don Gianni ha interagito con il pubblico  facendo lavori di gruppo, domande, discussioni .. e  catena finale…

scheda : Consumi scelti secondo giustizia

 

“POP ECONOMY. Da dove allegramente vien la crisi e dove va”.

  1. “POP ECONOMY. Da dove allegramente vien la crisi e dove va”. Spettacolo di Alberto Pagliarino e Nadia Lambiase.

Produzione Teatro Popolare Europeo e Banca Popolare Etica


Il percorso della SFS quest’anno si è aperto con un momento, potremmo dire, davvero festoso, di grande partecipazione (non solo in termini numerici), che ci ha resi molto soddisfatti. Soddisfatti perché lo spettacolo ci ha permesso di condividere contenuti e riflessioni importanti. Ci ha spiegato, infatti, come siamo giunti alla crisi attuale, aiutandoci a focalizzare in che modo e attraverso quali scelte, quali valori – o disvalori – il meccanismo (ritenuto quasi infallibile del nostro sistema economico) si sia inceppato, causando danni e sofferenze enormi  ad interi paesi e a migliaia di persone. Le scelte ed i disvalori sono stati questi

  • inseguire l’obiettivo di un profitto sempre maggiore
  • da sostenersi attraverso un aumento illimitato dei consumi
  • fino all’estrema conseguenza di produrre denaro dal denaro (la cosiddetta finanza creativa, o tossica, che anche in questi giorni è all’onore – o meglio al disonore – delle cronache.

Quest’ultimo punto è stato l’errore più grave, quello che per noi dovrebbe segnare il campanello d’allarme del punto di non ritorno. Produrre denaro con il denaro, e non più con la fatica ed il lavoro dell’uomo, è operazione contro natura, che ha finito per rivoltarsi contro di noi, sottomettendoci totalmente all’idolo del denaro, quell’idolo che con superbia si era pensato di poter dominare e controllare e dal quale, invece, siamo finiti per farci dominare e controllare fino alla rovina. La sottomissione all’idolo del denaro ci ha portati a perdere di vista la persona, il suo diritto ad una vita dignitosa attraverso il frutto del proprio lavoro all’interno di una società giusta e solidale.

Difronte a tutto questo non possiamo, soprattutto all’interno delle comunità cristiane,  permetterci atteggiamenti quali lo sconforto; o la ribellione contro tutto e contro tutti senza progetti; oppure la rassegnazione, credendo a chi ci dice che non sono possibili strade alternative, che i giochi sono troppo grandi e superiori alle nostre forze di individui.

Le esperienze negative, invece, – come tutti noi sappiamo nella vita –  servono; ma ci sono utili, solo se da esse traiamo degli insegnamenti, capiamo gli errori commessi. Devono, cioè, attivare idee, progetti, impegno e la ferma e risoluta volontà di cambiare, credendo che cambiare si può se si vuole e se, in questo caso, si è disposti a rinunciare a qualcosa. Lo abbiamo detto anche la sera dello spettacolo, ma ce lo diremo e ridiremo ancora altre volte nel corso dei nostri incontri. E, come cristiani, ce ne dobbiamo fare  promotori.

Le strade ci sono e ne abbiamo vista già una: è possibile, esiste la possibilità di fare finanza etica, di fare banca e di trafficare il denaro come un talento, mettendolo a servizio delle persone, delle loro esigenze, per dare loro una possibilità di lavorare, scommettendo sulla loro determinazione a mettersi in gioco con le proprie capacità. Certo, è possibile, ma accontentandosi del giusto profitto!

Sono scelte, queste alla portata di ciascuno. Come alla portata di ciascuno è anche la scelta di gestire la nostra economia familiare con criteri e attenzioni diversi.

2013 “Uscire dalla crisi: pensieri, percorsi, prospettive. Verso nuovi modelli di convivenza”.

E’ difficile in questo tempo che stiamo vivendo pensare ad un tema d’interesse socio-politico che prescinda dalla grave crisi economica che arriva a toccare e coinvolgere, sia pure in misura diversa, la vita di tutti, individui e nazioni.

La gravità di questa crisi economica ed il suo perdurare, con il conseguente strascico di disagi e sofferenze, ci sta facendo comprendere che non si tratta di una crisi “qualunque”, di passaggio – come se ne sono presentate altre nel passato – per la quale è sufficiente aspettare il calmarsi delle acque per poi riprendere la vita di sempre. No, la gravità di questa crisi, che da economica è divenuta sociale, e pian piano si è rivelata essere anche politica e morale, ci sta rendendo dolorosamente  consapevoli del fatto che il modello economico-finanziario ed il tenore di vita portati avanti fin ad oggi, senza guardare al futuro, senza farsi responsabilmente carico delle generazioni a venire, non è più sostenibile; ha mostrato tutta la sua inadeguatezza. Ed ora bisogna cambiare! Ma cosa? E come?

Per capire dove andare e cosa fare è indispensabile, innanzitutto, capire dove si è sbagliato; quali scelte, o non scelte, ci hanno spinto fin sul baratro: solo attraverso quest’analisi, gli errori commessi si possono tradurre in esperienza preziosa per non rendere vane le sofferenze che oggi molti stanno patendo.

In secondo luogo, siamo chiamati a fare progetti nuovi, a dar vita ad iniziative nuove, che mettano al centro valori dimenticati, o deliberatamente calpestati e sacrificati agli idoli della ricchezza, del potere, dell’egoismo: primo fra tutti il rispetto della dignità della persona ed il suo diritto alla felicità, possibili solo in un sistema che persegua ideali di pace e di giustizia per il bene comune.

Infine, è indispensabile la disponibilità a metterci in gioco ciascuno, da oggi, credendo fermamente che il cambiamento è possibile. Per i cristiani, uomini di speranza – di quella speranza che si fonda sulla certezza di Gesù risorto e vittorioso sulla morte e sul male –  è il momento di farsi “lievito”, promotori di pensieri, progetti e prospettive nuovi e buoni per l’umanità seguendo la strada del Vangelo. Questo momento storico ci chiama prepotentemente alla responsabilità, all’impegno, al coraggio di lasciare le “cattive abitudini” del passato per operare scelte apparentemente più scomode e faticose, ma migliori per tutti. Si tratta di responsabilità, impegno e coraggio che prima di tutto devono essere personali, confidando nel fatto che anche il più piccolo, ed apparentemente insignificante, gesto possiede un valore immenso, e fa sì che concretizzi la possibilità che il nostro sistema cambi veramente volto. I cambiamenti più importanti e destinati a produrre frutti duraturi, lo sappiamo, sono quelli che nascono dentro ai cuori, alle coscienze, e che portano a maturare un sentire comune e condiviso; e se questo sentire è fondato sulla roccia di valori importanti allora davvero si mettono le basi per il progresso della società.

Questa è la riflessione sottesa al percorso di quest’anno della Scuola di Formazione Sociale di Sant’Agnese, dal titolo: “Uscire dalla crisi: pensieri, percorsi, prospettive. Verso nuovi modelli di convivenza”. Si articolerà in quattro incontri.

Il primo incontro intende proporre una “provocazione” positiva, attraverso una conferenza spettacolo intitolata “POP ECONOMY. Ovvero da dove allegramente viene la crisi e dove va.” Si tratta di una produzione di Banca Etica e del Teatro Popolare Europeo che, in modo semplice, ma puntuale, ci racconta la crisi che stiamo vivendo attraverso gli occhi di un narratore. Accanto ai fatti economici si delineano l’”allegro” modo di vivere dei decenni trascorsi, i fatti storici, i personaggi, i meccanismi del sistema insostenibile che ci ha condotti al tracollo. Seguirà un’introduzione al percorso: quale lettura della crisi alla luce della dottrina della Chiesa? Quale punto di riferimento e quali attenzioni trovano nella Chiesa i cristiani per vivere questo tempo?

Il secondo ed il terzo incontro, scenderanno nella concretezza di scelte ed esperienze economico-finanziarie di gestione familiare e d’impresa che già da alcuni anni, prevedendo l’insostenibilità del nostro modello di vita, camminano secondo valori e modalità diversi da quelli finora seguiti. Accosteremo le esperienze dei Bilanci di Giustizia, dei GAS ( Gruppi di Acquisto Solidale) e dell’Economia di Comunione

Il quarto incontro, di carattere biblico, ci aiuterà ad alzare lo sguardo dal contingente per guardare in alto, al volto di Dio che da sempre, nel totale rispetto della libertà dell’uomo, non ha mai smesso di sostenere l’umanità nel corso della storia, educandola attraverso le prove più difficili.

Il quinto incontro, di carattere filosofico-antropologico, continuerà a guidarci in una riflessione che possa sostenere ed incoraggiare la nostra volontà di uscire dalla crisi migliori di quando vi siamo caduti dentro. Quali tracce lascerà crisi dentro di noi? Quali cambiamenti potranno produrre negli individui e nelle comunità le contraddizioni e provocazioni che la crisi ci pone innanzi? Saremo in grado di guardare oltre la crisi ad nuova visione dell’uomo e a nuovi modelli di convivenza sia all’interno delle nostre comunità nazionali, ma anche tra le nazioni?

Concluderemo il nostro percorso, infine, con quello che potremmo definire un incontro di confronto e discernimento, aperto a quanti, avendo partecipato ai nostri incontri, desidereranno incontrarsi ancora per scambiare idee, opinioni, intenzioni; si è reso disponibile ad accompagnarci in questa nuova esperienza don Gianni Fazzini.

Insomma vorremmo riflettere sulla crisi, ma gettando lo sguardo più lontano per darci obiettivi e stimoli alti ed importanti che ci diano forza per sostenere la fatica del presente e per pensare e preparare il futuro fin da ora.

Lo spettacolo di apertura POP ECONOMY,  presentato venerdì 25 gennaio 2013 alle ore 21.00 presso l’Auditorium “L. Stefanini”, Viale III Armata; gli altri incontri, invece,  come di consueto, presso il Collegio Vescovile Pio X, con inizio alle ore 20.45.

Vedi le sintesi degli incontri