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5) Fedeli al Vangelo dei poveri per non correre invano”

  • Fedeli al Vangelo dei poveri per non correre invano”

Relatore: don Franco Marton, già responsabile Ufficio Missionario della diocesi di Treviso

 

Ultima relazione di quest anno !  Davanti al tavolo tutte le locandine degli anni scorsi per festeggiare il termine del 10° anno di attività.

introduce all’incontro di questa sera con don Franco Marton, che tutti conosciamo e che abbiamo piacere di annoverare tra i nostri relatori di riferimento per quanto riguarda la riflessione sulla Parola di Dio. A lui abbiamo chiesto di guidarci per illuminare alla luce della Parola di Dio i nostri discorsi sul welfare e, in particolare, sui valori di giustizia, di solidarietà,  di attenzione e cura dei più deboli che più volte sono stati richiamati nel corso dei nostri incontri come base dell’idea di Stato Sociale, a garanzia dei diritti sanciti dalla nostra Costituzione.


 

4) Forme di gratuità e legami sociali.

Relatore : prof.ssa Susy Zanardo, docente di Filosofia, Università Europea di Roma

 

La crisi che stiamo attraversando non si presenta ormai da tempo come evento passeggero. Si profila sempre più ai nostri occhi come un orizzonte permanente che produce nelle persone sentimenti di rabbia, disincanto, tristezza. Qualcuno parla del nostro tempo, come del tempo delle passioni tristi e, dunque, anche delle speranze spente. Il nostro è un mondo fondamentalmente insicuro, dove viene meno la progettualità.

E’ una grave crisi di fiducia, quella che attraversiamo, oltre che economica: crisi di fiducia che si trasferisce nei rapporti interpersonali (tra generazioni; tra cittadini e classe politica) e che scivola inevitabilmente in un deterioramento dei legami sociali: le liti giudiziarie sempre crescenti ne sono il sintomo evidente! (Così come il proliferare degli atti, la necessità di formalizzare tutto con uno scritto che garantisca, perché la parola non vale più, non è più sufficiente ndr)

In questo contesto nessuna economia può ripartire: perché economia significa intrecciare relazioni, legami, anche su base fiduciaria.

Sotto il profilo antropologico non dobbiamo pensare, dunque, che la ripresa economica, dipenda solo dalla riduzione o dall’estinzione del debito; per uscire dalla crisi è necessario liberare relazioni positive, gratuità, legami, speranze. Ma come? Recuperando, innanzitutto, il desiderio di felicità; poi dando vita a rapporti buoni e ricostruendo legami liberi.

  • desiderio di felicità. Ma di una felicità che non è quella venduta dal mercato, dalla società dei consumi. L’uomo è fondamentalmente desiderio, anzi, ancor più, orizzonte di desiderio. Desiderio di pienezza, di qualcosa più grande di noi, che ci supera, che è fuori di noi; desiderio di assoluto che accoglie e contiene la nostra finitezza, dandole un senso e che sentiamo forte in noi come tensione continua tra finito e infinito. Un desiderio siffatto si placa e trova senso e rilancio solo nel legame con l’altro. E questo altro può essere l’Altro con l’A maiuscola, ma anche l’altro che ci sta accanto e che come noi è intessuto di finito e infinito e di desiderio. Il desiderio che noi siamo desidera un altro desiderio, quello che l’altro porta in sé. E la nostra felicità deriva dal sentirci corrisposti nel nostro desiderio, nel sentirci noi stessi, cioè, oggetto del desiderio dell’altro.
  • rapporti buoni. Sono quelli del reciproco riconoscimento, di rispetto e cura per l’altro che stanno alla base delle relazioni etiche per eccellenza, ossia le relazioni di dono (pensiamo a quelle parentali, familiari o di amicizia..) La relazione di dono si configura sulla base di tre caratteri: gratuità, reciprocità e libertà. Ti dono qualcosa gratuitamente perché tu, a tua volta, lo dia ad altri, forse anche a me; ma faccio questo liberamente come mia libera scelta e lascio te libero. Ciò è possibile se mettiamo l’altro al centro, se è il suo bene quello che ci interessa; in tal modo ciò che diamo all’altro non viene sentito come un debito, che attende risarcimento, ma come dono gratuito. In questo contesto il debito è libero (Ò mutuo indebitamento positivo). E le relazioni di dono risultano legami liberi. Vivere Sperimentiamo che quello che ricaviamo è più di quello che diamo. Così risulta essere il dono anche quando si configura come obbligo sociale, così risulta anche il nostro lavoro, quando liberamente – consapevoli di non ricevere necessariamente un corrispettivo –  aggiungiamo al puro assolvimento del nostro dovere impegno e passione.

 

2) Lo stato sociale come opportunità: il Welfare generativo.

TIZIANO VECCHIATO   è direttore della Fondazione Emanuela Zancan, Centro Studi e Ricerca Sociale. Autore di 400 pubblicazioni sui temi della povertà, la valutazione di esito e impatto, il welfare attuale e futuro.


Sintesi dell’incontro

Nel nostro primo incontro il welfare era stato definito come una riflessione sullo stato e su come uno stato pensa se stesso in rapporto alla distribuzione e alla redistribuzione delle risorse per il bene comune.  Tiziano Vecchiato, presidente della Fondazione Zancan ci ha dato un’altra definizione di welfare: prendersi cura di noi stessi e degli altri per l’intero arco della vita. Se una delle nostre domande di partenza erano se il welfare sia da considerarsi un valore, allora queste due definizioni insieme, credo, ci permettono di rispondere affermativamente precisandone e delineandone i tratti sia sotto il profilo sociale sia sotto il profilo umano.

Le prime INVENZIONI di forme assolutamente nuove, inedite, di cura dell’altro – ci ha detto Vecchiato – sono state prodotte – e conseguentemente a queste – molte discipline e abilità, da un atto visionario  di chi voleva prendersi cura dell’altro più debole, più fragile, più bisognoso.

Ma negli ultimi 50 anni non siamo stati capaci di inventare più nulla di nuovo; ci siamo solamente impegnati a produrre leggi e organizzazioni, ma non soluzioni nuove.

Il welfare statale si è assunto una responsabilità assai gravosa: produrre servizi per persone e famiglie. La delega allo stato, però, ha finito per deresponsabilizzare i cittadini – utenti e destinatari dei servizi -; e questi, nel tempo, hanno maturato l’idea di un welfare come diritto individuale, derivante dal fatto stesso di essere cittadino e di pagare le tasse (dovere corrispondente).

Oggi c’è chi sostiene che il welfare non sarà sostenibile e possibile perché c’è troppa evasione fiscale; perché gli interessi sul debito nazionale sono troppo alti; perché la popolazione anziana è destinata a diventare sempre più numerosa. Lo stato sociale, dunque, dovrà essere sostituito dalla solidarietà.

Ma se riconosciamo il welfare come valore – per i motivi di cui sopra – come un tratto importante di civiltà quale futuro per il welfare? Cosa cambiare? Come aprire nuove prospettive?

La prospettiva nuova è quella di recuperare il welfare dal punto di vista concettuale non più come un diritto individuale, ma piuttosto come un diritto sociale; che significa riconoscere come soggetto di welfare non l’io, l’individuo, ma il noi; ossia gettare uno sguardo d’insieme sulla società individuando tra i cittadini i bisogni reali, effettivi a cui dare risposte in una logica di solidarietà dove non tutto è dato a tutti, ma dove tutti concorrono a dare a chi ha bisogno. Un concetto diverso di solidarietà, mirata pensata, non una beneficienza non un dare indiscriminato ma un dare secondo le necessità di cui tutti siamo chiamati a farci carico, senza vincolare il nostro dare necessariamente a un tornaconto immediato e personale.

Insomma ci viene chiesto un cambio di passo, un cambio di mentalità, un nuovo modo di pensarsi cittadini, più consapevoli e più responsabili ed anche più attivi. Capaci di dare vita e di immaginare soluzioni  e dare contributi e risposte per il bene comune per prendersi cura degli altri. Con quello stesso piglio visionario con cui nel corso del XIX secolo si era dato vita a strutture di accoglienza, asili, scuole di formazione, ospedali, cooperative generando abilità, professionalità e solidarietà. E’ indispensabile recuperare questa capacità di generare, di inventare. Il nuovo welfare, il solo possibile è quello che sarà, perciò, solo quello in grado di generare risorse. Il Welafre generativo.  Quello che distribuisce aiuto e sostegno, ma che mette chi viene aiutato nella condizione di aiutare a sua volta, quello che responsabilizza la persona mettendola al centro e facendone un  motore

1) Il Welfare in Italia: criticità e scenari evolutivi

A calendario avevamo relatore . Il professor Prandini ,che  per gravi problemi famigliari , non ha potuto intervenire , ma lo ha sostituito egregiamente  il professor Matteo Orlandini.

Foto del docente

Matteo Orlandini

Assegnista di ricerca
Dipartimento di Sociologia e Diritto dell’Economia
Tutor didattico Scuola di Scienze politiche

Assegnista di ricerca all’Università di Bologna, svolge le sue ricerche nell’ambito della sociologia generale e dei processi culturali e comunicativi.

Gli interessi di ricerca sono rivolti in particolare alle politiche sociali e al Terzo settore. Incentra la sua ricerca sul tema della personalizzazione dei servizi di welfare e della certificazione delle politiche di welfare aziendale.

Attualmente partecipa al progetto europeo Innosi (Innovative Social Investment. Strengthening communities in Europe) nei work packages relativi all’analisi dei dati di investimento sociale e degli studi di caso italiani.

Formazione Laureato in Sociologia nel 2008, presso la Facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Bologna, consegue il Dottorato di ricerca in Sociologia nel 2012 presso il medesimo ateneo.

Attività didattica Dal 2009 è cultore della materia in Sociologia dei processi culturali e comunicativi. Inoltre svolge attività didattiche, lezioni frontali, seminari di studio ed esami nei corsi di Sociologia del Terzo settore e Sociologia (Laurea SPOSI).

Attività scientifica Ha partecipato a programmi di ricerca nazionali: Famiglie e bisogni sociali: a frontiera delle buone pratiche (Osservatorio Nazionale sulla Famiglia 2006); Il valore sociale aggiunto del Terzo settore: come misurare la produzione di beni relazionali (PRIN 2007); La famiglia in Italia. Sfide e innovazione nei servizi (Osservatorio Nazionale sulla Famiglia 2010); Studio degli impatti prodotti dalle misure di Family Audit sulla vita dei dipendenti delle imprese coinvolte nella sperimentazione nazionale (Provincia Autonoma di Trento 2015).

Visiting Fellow presso il Third Sector Research Centre (University of Birmingham), invitato dal prof. Pete Alcock, TSRC director, sul progetto “Comparing English and Italian Third Sector”.
Referee di riviste italiane nel settore della Sociologia dei processi culturali e comunicativi e della Sociologia generale.
Appartenenza a comitati scientifici e editoriali
Dal 2008 è membro della redazione della rivista “Sociologia e politiche sociali”


Sintesi dell’incontro

L’incontro ci ha aperto l’orizzonte nel quale collocare e muovere la nostra riflessione per quest’anno. Il dr. Orlandini – come gli avevamo chiesto – ci ha disegnato un quadro generale del Welfare State, partendo dalla realtà europea (modello anglosassone; modello socialdemocratico → Svezia; modello conservatore/corporativo → Germania, Francia; modello mediterraneo → Italia, Spagna Grecia), per entrare poi in Italia, nel nostro sistema: come è stato concepito e come si attua e si concretizza; mettendo a fuoco le positività (ampiezza dei servizi erogati a tutti i cittadini) e le criticità (disfunzioni funzionali legate a squilibrio nella gestione delle risorse economiche dei tre comparti, sanità, servizi sociali e assistenza; carenza di politiche familiari degne di tale nome legate alla sfera della cura ai figli e agli anziani); guardando alle prospettive per il futuro. Non sono qui a riassumere la sua relazione.

Desidero solo riproporvi alcune idee su cui riflettere

  • La definizione di Welfare. Il WELFARE – ci ha detto il dr. Orlandini – è una RIFLESSIONE SULLO STATO. Cosa significa? Esso è l’espressione di come uno stato pensa se stesso in rapporto alla distribuzione e alla redistribuzione delle risorse per il bene comune. Ogni popolo ha il suo modo di concepire la comunità civile e le relazioni che la animano, possiede valori che riconosce come fondanti, e partendo da questi individua le modalità attraverso le quali prendersi cura gli uni degli altri. Possiamo, dunque, dire che il welfare è in qualche modo uno specchio di una società. Progettare e ripensare lo stato sociale è non solo questione di tecnica economica, ma è questione di idee, progetti per il futuro, valori! Un punto fermo
  • Un cammino europeo condiviso. Il tempo di crisi che stiamo vivendo ci impone di RIPENSARE IL WELFARE, non di eliminarlo. In Europa, si sta ripensando lo stato sociale (a partire da quello anglosassone a quello socialdemocratico) su criteri e obiettivi nuovi e diversi rispetto al passato, individuando  PERCORSI COMUNI, operando SCELTE CONVERGENTI. Eccone alcuni.
    • Personalizzazione → significa ripartire dalla persona, dal suo valore, dalle sue capacità; significa riconoscere la persona come una risorsa, comunque, anche nel momento della fragilità economica, di salute o anagrafica; non solo una voce di spesa. Tradotto in termini di Welfare significa ricalibrare il rapporto tra enti erogatori e utenti, instaurando relazioni di reciprocità, dove un ruolo fondamentale è svolto dalla
    • Famiglia → luogo della vita e delle relazioni per le persone; interlocutore e catalizzatore per un nuovo welfare in quanto destinatario di servizi e generatore di soluzioni e opportunità.
    • Sussidiarietà → un’idea che viene da lontano e nella quale, mai come ora, riconosciamo uno straordinario POTENZIALE, capace di sprigionare CREATIVITA’, INIZIATIVE, ENERGIE che i governi nazionali faticano a mettere in campo. La sussidiarietà è un TALENTO che dovranno far fruttare per ottenere il CENTUPLO.

Sembrava che alcune nostre domande non avessero trovato risposta. Una, a mio avviso, ha trovato risposta. Lo Stato Sociale è un valore? Sì, è un valore – tant’è vero che si parla di ripensarlo non di eliminarlo – perché custodisce altri valori la solidarietà e la giustizia sociale, la dignità della persona. Abbiamo trovato una risposta , ma siamo alla ricerca delle soluzioni. Per quelle il cammino è lungo e faticoso, ma possibile solo se acquisteranno sempre maggior vigore le idee che lo devono sostenere, e  di cui anche noi possiamo farci portavoce. Altre risposte le troveremo mi auguro strada facendo.


audio Ascolta l’audio della serata

2014 Lo Stato Sociale è finito?” Il futuro ad ostacoli del Welfare

Nel perdurare della crisi economica, sociale e politica, intendiamo continuare  anche quest’anno la nostra riflessione sulle prospettive per il futuro, nella convinzione che, pur nella fatica, è nel presente che ci viene offerta l’opportunità e affidata la responsabilità di pensare a soluzioni diverse per il domani, di aprire strade nuove, con coraggio e determinazione.

Quest’anno intendiamo affrontare un tema che riteniamo cruciale nel pensare e progettare il futuro del nostro paese: lo  Stato Sociale, o Welfare, secondo la denominazione divenuta d’uso corrente. Oggi – in un tempo di grave crisi economica – lo stato sociale, con cui intendiamo previdenza, sanità e assistenza, è additato come una delle cause del pesantissimo debito pubblico e sembra messa in discussione l’idea  della possibilità del suo mantenimento e della sua stessa sopravvivenza. Dunque, liquidare un sistema o, piuttosto, migliorarlo? Per farci un’opinione in merito è opportuno riflettere su cosa sia e cosa rappresenti veramente lo Stato Sociale nella nostra idea di nazione. Cosa c’è in gioco quando parliamo di Stato Sociale? E’ davvero solo un costo dove solo i numeri contano o è qualcosa di più? E’ un valore? Su quali fondamenti, su quali principi si basa? E’ un diritto? per chi e in quale misura? Può divenire un’opportunità? da costo a generatore di ricchezza, intesa come lavoro? A cosa siamo disposti a rinunciare per questo? Rispondere a queste domande significa chiederci come pensiamo e come vorremmo per i nostri figli la società di domani, come sognamo per le generazioni future la nostra comunità nazionale. Solidarietà, inclusione, pari opportunità, bene comune, sono parole vane oppure sono valori che ci appartengono, che sono scritti nel nostro cuore e nelle nostre coscienze – anche come comunità cristiane – e che riteniamo debbano animare e guidare le nostre scelte per il futuro del nostro paese?

Rispondere a queste domande insieme sarà l’obiettivo del nostro percorso, che si articolerà in cinque incontri.

  • Il Welfare in Italia: criticità e scenari evolutivi: con questo incontro vorremmo spiegare cosa intendiamo per Stato Sociale (Welfare); delineare un quadro generale dello Stato Sociale nell’attuale situazione socio economica; evidenziarne aspetti positivi e negativi, opportunità, valore e criticità; individuare possibili strade e scenari futuri.

Relatore proposto (da contattare): prof. Riccardo Prandini, docente di Sociologia dei processi culturali e comunicativi, Università di Bologna

Data: giovedì 13 febbraio 2014

  • Lo stato sociale come opportunità: il Welfare generativo. (titolo del relatore)

Relatore: dr. Tiziano Vecchiato, Direttore  Fondazione Zancan, Padova

Data: giovedì 20 febbraio 2014

  • Focus sul territorio: esperienze di corresponsabilità e partecipazione nella costruzione del Welfare locale: esperienze locali di corresponsabilizzazione e partecipazione sui temi del welfare, che testimoniano la capacità delle comunità locali di attivarsi e farsi carico delle problematiche e delle esigenze del territorio (sussidiarietà, sinergia pubblico e privato, pubblico e terzo settore).

Relatori : incontro a più voci (rappresentanti di esperienze locali)

Gianfranco Pozzobon, direttore Servizi Sociali ULSS 15;

Fiorenza Cecchetto, assistente sociale al Comune di Vedelago;

Bruno Pozzobon, Cooperativa Incontro di Castelfranco;

Antonio Zamberlan, Cooperativa Alternativa di Vascon.

Data: giovedì 27 febbraio 2014

  • Forme di gratuità e legami sociali. Un cambio di prospettiva del welfare esige anche un cambiamento di prospettiva da parte dei cittadini: il passaggio dall’autoreferenzialità al bene comune: non più il bene per me, ma il mio bene dentro la comunità. E’ un passaggio importante, una vera scommessa in una società che da tempo ci ha abituati a mettere l’individuo – i suoi diritti, i suoi valori, le sue attese – al centro, accantonando l’ideale del bene comune, del bene per tutti, difronte al quale il singolo deve piegarsi in nome della giustizia e dell’equità. E’ possibile nel nostro contesto ridisegnare il desiderio, le attese dell’individuo? Quanto è difficile per l’uomo del nostro tempo ripensarsi parte integrante di una comunità rinunciando in parte a se stesso? Siamo disposti a rinunciare a diritti, o piuttosto, privilegi, di cui abbiamo goduto finora, privilegiando quanti sono veramente svantaggiati, e immaginando criteri di distribuzione dei servizi più equi?

Relatore proposto: prof.ssa Susy Zanardo, docente di Filosofia, Università Europea di Roma

data: venerdì 7 marzo 2014

  • Incontro sulla Parola di Dio. (titolo da definire del relatore) Nel Vangelo troviamo i valori fondamentali della solidarietà e della giustizia (beati coloro che hanno fame e sete di giustizia, parabola del Buon Samaritano), gli stessi che sono alla base dell’idea di stato sociale che intende prendersi cura dei più deboli in nome della garanzia dei diritti sanciti dalla Costituzione.

Relatore: don Franco Marton, già responsabile Ufficio Missionario della diocesi di Treviso

Data: 13 marzo 2014

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